Genova: il 2,5% delle multe alle pensioni degli agenti

L'amministrazione genovese ha raggiunto un accordo con i sindacati dei vigili. Ma le organizzazioni dei consumatori sono perplesse

24 febbraio 2012 - 8:00

Scintille tra i sindacati dei vigili genovesi e le associazioni liguri dei consumatori. Il motivo del contendere è la recente approvazione (il provvedimento è della settimana scorsa) di un regolamento interno alla Polizia Municipale della città della Lanterna secondo il quale il 2,5% degli introiti derivanti dalle sanzioni per violazioni al Codice della Strada confluirà nel fondo integrativo che andrà ad arrontondare le pensioni degli agenti.

PIÙ VERBALI, PIÙ PENSIONI – Si tratta di una somma certo non molto rilevante (350 mila euro l'anno, ossia circa 350 euro di accantonamento per ogni agente in servizio a Genova, contro un incasso per le multe di circa 14 milioni), ma evidentemente abbastanza consistente da far salire la mosca al naso alle associazioni che tutelano i consumatori. Soprattutto per la frase con la quale è stata salutata la delibera da parte di Luciano Maurizio della Cgil, che l'ha definita “una grande conquista per i lavoratori». La reazione stizzita di Furio Truzzi, presidente di Assoutenti Liguria, non s'è fatta attendere: “Attenzione a non trasformare questo regolamento in un incentivo a punire i cittadini”. I timori di Truzzi, evidentemente, sono che la prospettiva di avere una pensione più rotonda possa trasformarsi nella tentazione, da parte degli agenti, di ricorrere maggiormente al blocchetto dei verbali, ben sapendo che più multe si faranno, più robusto diventerà l'assegno di quiescenza.

CRITICHE PREVISTE – Il pensiero dev'essere venuto in mente anche a Claudio Musicò, segretario del Sulpm (Sindacato unitario lavoratori polizia municipale), il quale ha rilasciato una dichiarazione eloquente: “Abbiamo discusso molto perché volevamo evitare che il provvedimento apparisse come un'equazione fra verbali e vantaggi economici per gli agenti. Mi sembra che l'accordo sia equilibrato. Quel 2,5% di cui si parla è una percentuale molto modesta. Con questi numeri non c'è alcun incentivo a fare più di quello che già facciamo”. Insomma, sono parole che indicano come i contraenti dell'accordo fossero preoccupati delle eventuali critiche, che poi sono puntualmente arrivate.

LA LEGGE PARLA CHIARO – Per quanto possa essere giudicato impopolare, l'accordo raggiunto tra sindacati e amministrazione è in perfetta osservanza di quanto dispone il Codice della Strada che, all'art. 208 comma 2, stabilisce le percentuali dei proventi delle sanzioni da destinare ai vari capitoli di spesa (manutenzione stradale, segnaletica, acquisto di nuovi dispositivi di controllo, formazione degli utenti della strada e così via), tra i quali, appunto, anche le pensioni integrative degli agenti. Quindi, nessuno scandalo annunciato, ma solo sospetti e illazioni su procedure che, piaccia o no, sono regolati dalla legge. Semmai, qualche moto d'indignazione potrebbe provocare la notizia secondo la quale l'accordo è stato firmato da cinque firme sindacali su sei: la sesta, la Csa, ha votato contro, perché pretendeva che al fondo integrativo fosse devoluto non il 2,5% delle contravvenzioni, ma… il 15%. E se avesse raggiunto l'obiettivo, forse tra i “carrugi” genovesi l'abitudine al “verbale facile” avrebbe avuto molte più possibilità di diffondersi. Ma ovviamente, anche questa è un'illazione.

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