Francia, l'Autorità per la pubblicità: “L'auto elettrica non è ecologica”

I giudici chiedono più trasparenza nel definire un'auto elettrica "a emissioni zero?. Bisogna considerare da dove arriva l'energia

30 giugno 2014 - 11:00

L'auto elettrica non è ecologica. Con questa frase l'Autorità per la Pubblicità francese fatto sobbalzare il mercato automobilistico a emissioni zero. Un'affermazione del genere fatta in un Paese che ha puntato forte sulla trazione elettrica già da qualche anno, non è certamente da prendere alla leggera. Non è un mistero, infatti, che Renault – di cui lo Stato francese è primo azionista – abbia la gamma più completa al mondo di veicoli totalmente elettrici, frutto di centinaia di milioni di euro di investimenti, sia tecnici che di comunicazione e immagine. Ed è altrettanto noto che finora i numeri abbiano dato torto al costruttore transalpino, con il mercato delle auto elettriche che fa fatica a decollare, nonostante gli incentivi di molti paesi europei.

L'IMPATTO SULL'AMBIENTE – Per i giudici francesi il problema sta nei parametri di giudizio, per nulla  “Ogni veicolo ha un impatto sull'ambiente dalla costruzione al suo ciclo di vita” ha affermato l'Autorità per la regolamentazione professionale della pubblicità francese, dopo che è stata chiamata a pronunciarsi riguardo alle campagne pubblicitarie di due operatori di car-sharing elettrico del gruppo Bolloré, nella fattispecie Autolib a Parigi e Bluely a Lione, oltre che sulla “Zoé”, l'auto elettrica più avanzata della Renault, che dichiara oltre 200 km di autonomia massima. Il giudice sulla deontologia pubblicitaria era entrato in azione dopo le pressioni dell'associazione “Osservatorio del nucleare” inerenti alcuni messaggi pubblicitari che definivano le vetture in questione come ecologiche. Allo stesso tempo, la Federazione nazionale delle associazioni degli utenti dei trasporti ha depositato un'istanza contro una delle pubblicità della Zoé che titolava: “Per lottare contro l'inquinamento andate in macchina. Renault Zoé 100% elettrica, 0% di emissioni”.

PUBBLICITA' POCO TRASPARENTI – Il problema che il giudice ha rilevato sul servizio di car-sharing, è la mancanza di una comparazione trasparente o quantomeno di una relativizzazione delle statistiche sull'impatto ambientale: “L'utilizzo di questo servizio implica necessariamente alcuni effetti negativi sull'ambiente, a partire dal fatto che l'elettricità necessaria alla ricarica non è detto che provenga da risorse rinnovabili”. L'intervento sulla Renault è stato invece più lieve “la pubblicità non suggerisce l'idea che i veicoli elettrici non avranno alcun impatto negativo sull'ambiente” grazie alla precisazione in caratteri piccoli sull'assenza di CO2 riferita al mero utilizzo dell'auto e non all'insieme del suo ciclo di vita o alla produzione dell'elettricità necessaria alla ricarica.

NON E' LA PRIMA VOLTA – L'autorità francese ha comunque precisato che “il minore impatto ambientale di un veicolo elettrico rispetto ad un veicolo con motore a scoppio è formulato in termini troppo generali e non si accompagna ad alcuna precisione. La pubblicità in causa incita esplicitamente i consumatori ad utilizzare una vettura elettrica per ridurre l'inquinamento atmosferico, sebbene esistano numerosi mezzi di trasporto che sono notoriamente meno nocivi per l'ambiente, come i trasporti pubblici e le biciclette”. Ma non è la prima volta che l'Autorità giudica le auto elettriche secondo questa linea. Sono stati affrontati già nove casi, tra cui la C-Zèro della Citroen, l'Opel Ampera, la Nissan Leaf e la BlueCub della Bolloré (il car sharing di Bordeaux). Tutti i costruttori si sono adeguati al dettato della Corte ad eccezione della Bolloré che non ha ancora risposto alle sollecitazioni del giudice.

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