Forze dell'ordine: troppi autovelox, pochi etilometri

Le dotazioni tecnologiche delle Polizia Locali sono più utili a incamerare denaro con le sanzioni che a prevenire i comportamenti a rischio

2 novembre 2011 - 17:36

Le dotazioni tecnologiche delle forze dell'ordine italiane appaiono troppo sbilanciate verso le apparecchiature “più redditizie” nell'accertamento delle violazioni al Codice della Strada, a discapito dei sistemi in grado di prevenire gli illeciti. In altre parole, che la loro attività sia più orientata a “far cassetta” che alla prevenzione è chiaramente dimostrato dal loro corredo di strumenti tecnologici.

NIENTE OPACIMETRI IN SEI REGIONI – È questa la realtà fotografata dallo studio La Polizia Locale in Italia della Fondazione Aci Filippo Caracciolo presentato al 4° Forum della Polizie Locali appena conclusosi a Riva del Garda (Trento). In base alla ricerca, i Comandi dispongono in media di 6,2 misuratori di velocità ogni 100.000 abitanti (13,6 in Val d'Aosta e 2,7 in Sicilia), mentre gli etilometri sono solo 2,2 (4,4 in Veneto e 0,4 in Calabria). Gli opacimetri, utili per la rilevazione del particolato che esce dagli scarichi dei veicoli, sono 0,2 ogni 100 mila abitanti, con un picco di un'apparecchiatura in Lombardia, mentre non ne esiste alcuna in sei regioni: Basilicata, Calabria, Molise, Abruzzo, Umbria e Val d'Aosta.

TENDENZA DA RAFFORZARE – Apparentemente il numero di telecamere per controllare i varchi d'accesso (24 ogni 100 mila abitanti, il doppio degli operatori) è da interpretare come un segnale contrario ai numeri riportati in precedenza. Tuttavia, le parole di Enrico Gelpi, presidente dell'Aci, indicano che tale tendenza andrebbe incoraggiata: «L'azione di controllo sulla strada da parte delle forze dell'ordine è uno dei pilastri che reggono gli interventi per la sicurezza stradale. Proprio perché il 76% degli incidenti si verifica nelle aree urbane, il compito delle Polizie locali è di fondamentale importanza nel contribuire a contrastare i comportamenti a rischio. Le Polizie locali stanno assumendo quella centralità necessaria a non vanificare la portata dei provvedimenti che ogni singola amministrazione ritiene di adottare nel tentativo di mettere in condizione i cittadini di vivere meglio e di più il proprio contesto urbano. L'attività sanzionatoria deve quindi essere orientata ad incrementare gli standard di sicurezza della circolazione e non le entrate economiche locali. In quest'ottica devono rinnovarsi le dotazioni dei Comandi, soprattutto dei comuni più piccoli».

CI VUOLE L'ANAGRAFE – A oggi manca, a livello istituzionale e scientifico, una banca dati centralizzata che elenchi le dotazioni di organico e di mezzi delle Polizie Locali sul territorio nazionale ed è proprio questa la lacuna che lo studio s'è proposto di colmare, anche se ancora non vi è riuscito del tutto a causa dell'estrema frammentazione delle forze dell'ordine sul territorio. Le parole di Michele Giardiello, direttore del centro studi della Fondazione Caracciolo, chiariscono le finalità della ricerca: «Lo studio presentato in chiusura del Forum è finalizzato alla realizzazione di un'anagrafe delle Polizie Locali per delineare un quadro delle strutture, delle organizzazioni e delle dotazioni dei vari Comandi, in modo da fornire uno strumento utile e puntuale al Governo, al Parlamento e a tutti gli organismi nazionali e territoriali coinvolti nel processo di riforma e di ammodernamento del comparto delle Polizie Locali».

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