Fiat rileva il 100% di Chrysler e diventa costruttore globale

Fiat rileva il 100% di Chrysler e diventa costruttore globale La fusione entro l'estate. Marchionne: "Operazione da libri di storia

La fusione entro l'estate. Marchionne: "Operazione da libri di storia, no ad aumenti di capitale"

2 Gennaio 2014 - 02:01

E' nato un nuovo, importante gruppo mondiale dell'auto: Fiat festeggia così, nel migliore dei modi, l'inizio del 2014, comprandosi tutta la Chrysler. Il Lingotto ha raggiunto l'intesa per acquisire il 41,5% del marchio di Detroit, l'ultima fetta di azioni in mano a Veba, il fondo sanitario di Uaw, che incassa così 3,6 miliardi di dollari (2,7 miliardi di euro) di cui 1,75 miliardi in contanti da Fiat e 1,9 miliardi come dividendo straordinario da parte di Chrysler. Da evidenziare che nel 1998 Daimler pagò 36 miliardi di dollari, mentre nel 2007 il fondo Cerberus, per l'80%, sborsò 7,4 miliardi di dollari. Ancora una volta l'ad Sergio Marchionne, 61 anni, ha dimostrato straordinarie doti di negoziatore, riuscendo ad evitare l'Ipo in Borsa paventata da Veba e spuntando un prezzo decisamente più basso rispetto alle previsioni degli analisti. Comprensibile l'entusiasmo di Marchionne che corona all'inizio del suo decimo anno in casa Fiat il suo disegno di varare un unico gruppo fra Torino e Detroit. “L'acquisto del 100% di Chrysler – ha commentato Marchionne – ci consentirà di realizzare la nostra visione di creare un costruttore di auto globale con competenze uniche al mondo. Operazione da libri di storia, no ad aumenti di capitale.

LA FUSIONE ENTRO L'ESTATE – Dopo il closing del 20 gennaio si aprirà il grande capitolo della fusione fra Chrysler e Fiat, obiettivo finale della partita iniziata 4 anni addietro quando il Lingotto rilevò l'azienda americana dal fallimento pilotato. La fusione, tecnicamente non indispensabile (Chrysler potrebbe rimanere una società del Gruppo Fiat) lo è strategicamente nei disegni della famiglia Agnelli. Il varo di un'unica società globale è segnata in agenda per la prossima estate. Si dovrà, infatti, decidere dove sarà quotata la nuova company e dove si aprirà la sede legale e dove sarà aperto il quartiere generale. Intanto i sindacati, Film e Uilm in testa, hanno espresso parere positivo per l'intesa, mentre il sindaco di Torino, Piero Fassino è “felice per l'Italia. Mi aspetto ricadute positive per il Paese e per Torino”. A fine gennaio i consigli d'amministrazione approveranno i risultati del 2013 e indicheranno la strada per i prossimi adempimenti in vista della fusione. Molto probabilmente il nuovo Gruppo sarà quotato a Wall Street mentre a Milano, a Piazza Affari, rimarrà una quota secondaria.

LE TAPPE DELLA SCALATA – Nel gennaio 2009, Fiat, Chrysler e il fondo Cerberus firmano la lettera d'intenti per un'alleanza strategica globale. Il 30 aprile 2009, il presidente Usa, Barack Obama, benedice ufficialmente le nozze fra Fiat e il Gruppo Chrysler. Il 21 maggio 2010, Marchionne lancia la nuova Jeep Grand Cherokee, l'auto simbolo della rinascita Chrysler. Il 2 maggio 2011 Chrysler torna all'utile netto nel primo trimestre 2011 per la prima volta dal 2006. Il 26 settembre 2012 inizia la vertenza con veba: Fiat chiede conferma in giudizio del prezzo della call option su Chrysler. Una partita a poker vinta da Marchionne con grande abilità.

EFFETTI POSITIVI IN ITALIA – Quali gli effetti sul nostro Paese con la fusione? Senz'altro positivi. Senza l'integrazione con il Gruppo americano non ci sarebbe stata una spinta sul segmento premium con l'impianto di Grugliasco che vende la maggior parte dei suoi prodotti proprio negli Usa. Nell'ex stabilimento Bertone, Fiat realizza i modelli di Maserati, la Quattroporte e la Ghibli. Senza la Chrysler non ci sarebbe stata la scommessa su Melfi, dove l'inizio della produzione della mini Jeep potrà avvenire in quanto ci sono mercati internazionali interessati a questo modello. Melfi è il maggiore stabilimento italiano: produrrà due nuovi mini Suv con i marchi Fiat e Jeep, oltre all'attuale Punto. Cassino dovrebbe diventare il nuovo polo dell'Alfa Romeo. Con i nuovi modelli, la nuova ammiraglia e la nuova Giulietta, Fiat potrebbe investire quasi due miliardi di euro. A Mirafiori, dove è già prevista dal 2015 la produzione di un Suv Maserati (Levante), è in lista d'attesa anche un Suv Alfa mentre è in fine produzione la 166. A Pomigliano, la fabbrica vicino Napoli, continuerà la nuova Panda. E' per ora lo stabilimento più moderno del Gruppo. Lo stabilimento Maserati a Modena è sempre operativo. Il Ducato viene assemblato alla Sevel di Val di Sangro. I dipendenti Fiat in Italia sono 30.727, i veicoli prodotti nel 2013 a tutto ottobre sono stati 513.726. Mirafiori (19.500), Cassino (65.165), Pomigliano (130.730), Melfi (107.000), Sevel Val di Sangro (171.581), Maserati Grugliasco (9.400), Maserati Modena (4.300), Ferrari (6.050). Peccato che a Termini Imerese da alcuni anni non si produce più nulla e che la Regione Siciliana ed i sindacati hanno fatto ben poco per salvare lo stabilimento.

IN APRILE IL NUOVO PIANO TRIENNALE DEL GRUPPO – Marchionne illustrerà in aprile il nuovo piano triennale che potrà disporre della integrazione fra Fiat e Chysler.

1 Commento

oscar
17:02, 2 Gennaio 2014

Sempre più si confermano le mie ipotesi sulla internalizzazione della Fiat. In tempi non sospetti ha sempre apprezzato le politiche industriali di Marchionne e criticato la cecità del sindacato Fiat. Il sindacato deve evolversi ed accettare i cambiamenti e le nuove sfide. Che sia un buon auspicio e sprone per i nostri industriali bisogna acquisire un respiro internazionale. Abbiamo bisogno di tanti Papa Francesco… tanti Marchionne…. tanti Napolitano.

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