Fiat: effetto Charlie Sheen in Usa

Charlie Sheen, testimonial Fiat in America, contribuisce al buon andamento del Lingotto negli States

19 aprile 2012 - 6:44

È uno dei più autorevoli quotidiani americani, “Usa Today“, ad affermarlo: “Fiat conquista l'America anche grazie a un testimonial del calibro di Charlie Sheen e ai numerosi spot pubblicitari che stanno spopolando sulle reti statunitensi”. La campagna di marketing della Casa torinese si sta rivelando efficace, facendo accrescere la visibilità e l'entusiasmo per il marchio italiano.

I NUMERI – In particolare, lo spot Seduction per la Fiat 500 Abarth, lanciato su YouTube, vanta milioni di visualizzazioni e si piazza al 19esimo posto della speciale classifica delle 60 pubblicità più viste. Riscuotono successo anche gli altri due commercial attualmente in onda: House Arrest, con il “bad boy” di Hollywood Charlie Sheen sempre per la Abarth, e Baby, la pubblicità della Fiat 500 che punta tutto sull'italianità.

I MERITI DI MARCHIONNE –  “Usa Today” sottolinea inoltre la lungimiranza dell'ad Fiat-Chrysler Sergio Marchionne: “A un anno dal difficile rilancio della Fiat negli Usa, ci sono segnali che il marchio stia prendendo la strada giusta con profitti in continua crescita negli ultimi mesi. Nel 2011 c'erano solo 30 concessionari aperti nel Paese; ora ce ne sono 142, che diventeranno 200 per la fine del 2013″. La versione americana della 500 ha fatto segnare un'importante crescita: a febbraio, +69% nelle vendite. E sono 3.712 le 500 vendute negli Usa in marzo: un salto in avanti del 642% rispetto al marzo 2011.

MA IN EUROPA… – Se per Fiat le cose in America stanno prendendo la piega voluta, nel Vecchio Continente i risultati non sono eclatanti. A marzo Fiat Group ha immatricolato in Europa 81.469 vetture, segnando un calo del 25,8% rispetto alle 109.831 vendute a marzo 2011. Nel trimestre, Torino ha piazzato in Europa 217.434 unità, in flessione del 20% rispetto alle 271.741 dello stesso periodo di un anno fa. O onor del vero, il risultato di Fiat-Chrysler è stato condizionato dal prolungato fermo in Italia dei servizi di trasporto delle auto a mezzo bisarche, con conseguenti ritardi nelle consegne ai clienti. In Italia, Fiat ha dovuto chiudere in più occasioni i propri impianti produttivi: grosso modo, 12.000 le immatricolazioni “bruciate” sul mercato europeo, che verranno in parte recuperate nei prossimi mesi.

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