Fiat e la multa Antitrust: ecco i dettagli del ricorso

SicurAUTO.it ha potuto visionare il ricorso al TAR del Lazio di Fiat con il quale il Lingotto chiede la restituzione dei 200.000 euro

18 febbraio 2013 - 19:45

La notizia era già trapelata la scorsa settimana: Fiat ha deciso di ricorrere al Tar del Lazio contro la decisione dell'Antitrust che aveva definito ingannevole lo spot sulla “Supercard”. Volendoci vedere chiaro, SicurAUTO.it ha visionato il ricorso presentato dai legali Fiat e oggi può raccontarvi le argomentazioni di Torino. Il documento, sviluppato su 34 pagine, fa notare anche come sussisterebbero, secondo i legali del Lingotto, alcune incongruenze nell'operato dell'Autorità Garante. Ricordiamo, per i lettori meno attenti, che in tempi di caro-carburante, la scorsa estate, FIAT lanciò una massiccia campagna pubblicitaria con un'accattivante proposta: acquistare una vettura FIAT con il vantaggio di pagare il carburante 1 euro al litro per tre anni. SicurAUTO.it vi aveva tenuti informati sulle modalità di applicazione dell'offerta e sulla vertenza apertasi con l'Antitrust, che contestava una possibile pratica commerciale scorretta, per violazione degli articoli 20, 21 e 22 del codice del consumo. Come già raccontato, a novembre tale vertenza è sfociata in una sanzione di 200.000 euro, che FIAT ha già pagato, ma che ora rivuole indietro e per questo ha proposto ricorso al TAR del Lazio, come anche vi avevamo anticipato. Ebbene, siamo ora in grado di svelarvi in esclusiva il contenuto del ricorso, notificato all'Antitrust pochi giorni fa.

LA VICENDA – Prima di vedere il contenuto del ricorso al Tar presentato dal Lingotto, è utile riassumere la vicenda, che era iniziata a giugno ed era appunto culminata nell'irrogazione della sanzione di 200.000 euro per pratiche commerciali scorrette. A giugno Fiat lanciava la campagna pubblicitaria denominata “Supercard blocca il prezzo 1euro/litro”, che prevedeva appunto la consegna, contestualmente all'acquisto di una vettura FIAT, di una carta carburante utilizzabile presso i distributori IP, con la quale si poteva fare benzina o gasolio a 1 euro al litro fino a tutto il 2015. Il regolamento dell'offerta, consultabile su internet o presso i distributori o rivenditori autorizzati, spiegava però che tale offerta aveva dei limiti, in particolare: non era applicabile alle vetture bi-fuel, per ogni tipologia di vettura era previsto un limite di litri e infine la promozione non è cumulabile con altre iniziative promozionali del venditore. Secondo l'Antitrust questi tre limiti non erano resi comprensibili ai consumatori negli spot televisivi trasmessi, e per questo a fine giugno informava FIAT dell'avvio di un procedimento istruttorio. Immediatamente FIAT metteva in circolazione una versione aggiornata dello spot pubblicitario, cercando di superare le ambiguità del precedente. Inoltre il Lingotto presentava, su invito del Garante, note difensive. Nonostante gli sforzi di FIAT, l'Antitrust estendeva il procedimento istruttorio anche sul nuovo spot e in data 20.11.2012 irrogava la sanzione di 200.000 euro nei confronti di Fiat, rigettandone le argomentazioni difensive. Ora Fiat presenta ricorso al TAR del Lazio contro questa sanzione.

IL CODICE DEL CONSUMO NON E' STATO VIOLATO – Nella prima parte del ricorso, Fiat contesta che vi sia stata violazione delle norme del codice del consumo  indicate dall'Antitrust. Le norme in questione puniscono le informazioni commerciali “contrarie alla diligenza professionale” e “idonee a falsare in misura apprezzabile il comportamento dei consumatori” (art.20) attraverso diffusione di informazioni, appunto “non rispondenti al vero” (art. 21), il tutto con riferimento alla “fattispecie concreta” (art. 22). Secondo i difensori della Casa torinese le norme in questione non sono state violate, né nel primo spot, oggetto di censura dell'Antitrust, che sarebbe andato in onda solo per due giorni, e che informava con cartelli sull'esclusione delle vetture bi-fuel, oltre che sul limite massimo di litri acquistabili. Ancora più illegittima è per Fiat la contestazione inerente il secondo spot, che affidava allo speaker l'informazione circa l'esistenza di soglie massime di litri acquistabili e aveva reso con ritocchi grafici i cartelli più espliciti sull'esclusione delle vetture bi-fuel. Era presente inoltre una head line che informava sulla non cumulabilità con altre iniziative. Nel ricorso si legge anche che dalla diffusione del primo spot (iniziata il 03.06.2013) sono seguite ben 5 versioni differenti a distanza di pochi giorni, tutto ciò con l'obiettivo di rendere più visibili (e per più tempo) le informazioni utili ai consumatori. Tuttavia anche tale operato non convinse l'Autorità. Come già argomentato nelle note difensive presentate all'Antitrust, Fiat sottolinea poi che in base all'art. 22 del codice del consumo la violazione deve essere considerata in base alla “fattispecie concreta” e quindi non si può non tener conto del tipo di bene, l'automobile, che costituisce oggetto dell'iniziativa. Le auto infatti, non vengono acquistate d'impulso, ma in base a scelte ponderate, stante il costo notevole per i consumatori. Quindi i consumatori avrebbero potuto trovare tutte le informazioni utili su internet o nei soggetti aderenti l'iniziativa (concessionari e benzinai).

IL COMPORTAMENTO ILLOGICO DELL'ANTITRUST  – Un altro argomento posto alla base del ricorso è quello del comportamento incoerente e ondivago del Garante, che in data 25.7.2012, era sembrato accogliere come ben fatte le correzioni apportate da Fiat al primo spot. Nel provvedimento preso in tal data infatti l'Antitrust affermava che “si rileva che nei nuovi messaggi sono stati riportati con carattere grafico più grande e una maggior permanenza a video le condizioni generali dell'offerta promozionale; pertanto è venuto meno il rischio di un pregiudizio per i destinatari degli stessi.” Questa affermazione del Garante, poi smentita nei fatti dall'irrogazione della sanzione, sarebbe per Fiat la prova che in realtà i consumatori erano stati tutelati e informati e dunque il Garante ha erroneamente deciso in senso inverso, paradossalmente rendendosi “complice” dell'errata informazione diffusa ai consumatori.

SPROPORZIONALITA' DELLA SANZIONE  – Per tutti i motivi sviluppati nel ricorso, quindi considerando che la violazione non ci sarebbe stata o sarebbe comunque discutibile, Fiat giunge a contestare anche l'importo della sanzione irrogata. La sanzione di 200.000 euro sarebbe stata irrogata in ragione della gravità della violazione, ai sensi dell'art. 11 L.689/81, richiamato dall'art. 27 del codice del consumo. Tale gravità era data dal fato che la pubblicità è stata veicolata a un elevato numero di destinatari attraverso la televisione. Ma se, come già detto dallo stesso Garante “il rischio era venuto meno” e se il primo spot, privo di accorgimenti, era andato in onda per soli due giorni (dal 3 al 4 giugno), non sarebbe giustificata la severità della sanzione irrogata. Secondo i legali il primo spot fu addirittura modificato ancor prima dell'avvio del provvedimento, anche se resta non molto chiaro perché si siano dovute apportare beh 5 modifiche al primo spot prima di renderlo più comprensibile… Modifiche che comunque non bastarono, visto che successivamente Fiat tirò fuori un nuovo spot (anch'esso alla fine oggetto di sanzione).

L'ISTANZA DI SOSPENSIONE – I legali del Lingotto presentano anche istanza di sospensione cautelare del provvedimento dell'Antitrust, perché a causa di questo provvedimento sarebbe compromessa la strategia comunicazionale della Fiat. Unitamente alla sospensione dell'efficacia del provvedimento viene richiesta anche la restituzione della somma di 200.000 euro che Fiat ha indebitamente erogato a titolo di pagamento della sanzione.

LA PAROLA AI GIUDICI – Ora tocca ai giudici, che dovranno provvedere immediatamente sull'istanza di sospensione e poi decidere nel merito, sentendo ovviamente, anche le motivazioni dell'Antitrust. I tempi dovrebbero essere abbastanza ristretti, l'Autorità ha oggi 10 giorni per presentare le sue memorie, e già l'Avvocatura dello Stato si è messa al lavoro. Resta aperta la questione della opportunità di utilizzare tutte le malizie dell'arte del marketing in un settore come quello delle auto, che se è vero che è caratterizzato da scelte più ragionate, rispetto a settori che incidono meno sul portafoglio dei consumatori, è pur vero che proprio in ragione della pesantezza delle stesse decisioni, esige un comportamento totalmente trasparente da parte degli operatori professionali. In verità qui, al di là della sussistenza o meno delle violazioni contestate dal Garante, quel che viene in rilievo, come avevamo già spiegato in tempi non sospetti, è che a fronte di un richiamo estremamente suggestivo, il risparmio di quasi il 50% sul costo del carburante, che proprio quest'estate si stava assestando su livelli preoccupanti, non vi era un risparmio davvero consistente sull'acquisto dell'autovettura. Se si considera che alcune macchine avevano un limite di litri acquistabili di 1.200 (es. Panda e 500), risparmiando circa un euro al litro si perveniva a uno sconto di 1.200 euro, con il vincolo di acquistare benzina o gasolio solo presso i rivenditori IP aderenti all'iniziativa. Come vi avevamo anticipato, non si trattava di una grande offerta. Ognuno potrà farsi un'opinione sulla vicenda, ora vedremo che piega prenderà il ricorso davanti al TAR del Lazio. In ogni caso vi terremo informati.

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