Fabrizio Corona “fregato” dall'antifurto satellitare

Fatale l'antifurto GPS dell'auto utilizzata per la fuga

24 gennaio 2013 - 6:00

Fabrizio Corona ha perso: una sconfitta durissima, cui seguiranno sette anni di carcere. Qui non si parla di guida senza patente, o di banconote false (episodi gravi di cui è stato protagonista in passato), ma di estorsione, cui fa seguito la reclusione. Mentre scriviamo, il re dei paparazzi è trattenuto in Portogallo, dove si è costituito, in attesa dell'udienza davanti al Tribunale di Lisbona che si terrà oggi (giovedì 24) alle 10. Ma il fatto eclatante è che è stato il GPS dell'antifurto dell'auto utilizzata per la fuga, una Fiat 500, a tradire Corona: gli inquirenti hanno seguito il suo percorso; e la Polizia di Stato ha precisato che Corona, vistosi braccato, ha anticipato l'arresto consegnandosi alla polizia portoghese. “Più che costituito si è arreso”, ci tengono a evidenziare i vertici milanesi della Questura. Sulle sue tracce c'erano da giorni gli uomini della polizia di Milano e quelli dell'Interpol.

FUORI STRADA – “Mi volevo costituire qui a Lisbona perché ritengo la sentenza di Torino del tutto ingiusta e temo per la mia vita nelle carceri italiane”, ha detto al suo avvocato, Nadia Alecci. La fuga di Corona è durata quattro giorni: a pochi chilometri dal valico italo-francese, a Robilante, in provincia di Cuneo, la 500 su cui viaggiava è uscita di strada; pare che un addetto alla sicurezza stradale lo abbia aiutato a rimettersi in carreggiata senza riconoscerlo. Nella mattinata di mercoledì Corona era nella sede della polizia di Lisbona. Qui, alle 10.30 di mercoledì mattina, il fotografo dei vip si è consegnato agli agenti della città portoghese. In Italia deve scontare 7 anni e 10 mesi: occhio, con la fuga, ha perso il beneficio dell'affidamento in prova ai servizi sociali.

SISTEMA “TRAPPOLA” – Gli investigatori stanno valutando la posizione di 5 o 6 persone che potrebbero aver aiutato Corona a fuggire da Milano. Un amico del fotografo è stato denunciato in stato di libertà per favoreggiamento. E la Fiat 500 potrebbe essere stata prestata da un'amica a Corona: tutto l'itinerario del fotografo è stato tranquillamente seguito dalla Polizia; era passato da Narbonne, in Francia, dove è stato “agganciato” la prima volta. Per varcare il confine aveva scelto il Colle di Tenda, dove però era rimasto bloccato dalla neve per un paio d'ore e aveva dovuto attendere che la carreggiata venisse liberata. Sull'auto inoltre era stato montato un Tom Tom, un navigatore satellitare, acquistato solo due giorni prima della fuga. È stato un amico, che verrà indagato, a portargli l'auto venerdì scorso all'uscita della palestra. A Cascais, una cittadina di mare non lontana da Lisbona, Fabrizio Corona aveva delle conoscenze in una altolocata famiglia portoghese: sperava in un aiuto. Grazie alle informazioni reperite dagli accertamenti milanesi, gli investigatori hanno potuto organizzare il dispositivo internazionale, culminato con una serie di perquisizioni a casa dei conoscenti portoghesi di Corona, che gli hanno fatto capire che per lui ormai la fuga era terminata.

PIANGE? – Fabrizio Corona (che ha anche un figlio, nato nel 2002), sentendosi ormai braccato, ha dato appuntamento nella stazione ferroviaria metropolitana di Monte Abraham Queluz, alla periferia di Lisbona, ad agenti portoghesi a cui si sono affiancati gli investigatori italiani. Che hanno raccontato di essergli rimasti accanto perché sconfortato, avvilito, in lacrime. Ma Corona in un messaggio al tg di Italia 1 “Studio Aperto” ha detto di voler “querelare i giornali che si permetteranno di dire che ho pianto”. Sta di fatto che, con la fuga, ha peggiorato la sua situazione. La procura ha spiegato che Corona non ha commesso il reato di evasione, ma ha violato il provvedimento di affidamento in prova ordinato dal giudice di Milano dopo la condanna – sempre per estorsione – nei confronti di Francesco Coco e Adriano. Il giudice di Milano, dopo che Corona era uscito dal carcere, lo aveva obbligato a comunicare ai servizi sociali i suoi spostamenti. Corona però nel dicembre 2012 era andato a Roma senza informarli. Quindi il giudice lo aveva obbligato a non uscire dal territorio del Comune di Milano. Fuggendo in Portogallo ha trasgredito questa misura alternativa.

ANTIFURTO: LO SAPEVA? – La domanda è: Corona sapeva che a bordo c'era l'antifurto GPS? E se si, era a conoscenza del fatto che la Polizia potesse braccarlo, seguendo ogni suo spostamento? Forse la sua amica, la proprietaria della 500 (che sembra non indagata) aveva la famosa scatola nera delle assicurazioni che concedono sconti in cambio dell'installazione della black box? Certo che una fuga con un'auto dotata di antifurto satellitare, se questo fosse confermato, sarebbe un finale davvero farsesco della vicenda. In fuga con i satelliti che ti individuano? Insomma, pare tutto così strano: magari nelle prossime ore usciranno altri particolari. Possibile che Corona si sia addirittura dimenticato di disattivare il GPS? E insomma, addirittura quattro giorni per arrivare in Portogallo paiono un'eternità. È vero che non guidava una Porsche Cayenne, ma con un'utilitaria qualsiasi in quattro giorni si macinano molti più chilometri di quanti ne ha fatti Corona. Probabilmente avrà utilizzato strade secondarie per non essere beccato. In ogni caso, questo è un esempio di come la tecnologia GPS (se fosse realmente diffusa) renderebbe sempre più difficile la fuga con mezzi non propri.

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