Etilometro: per evitare la confisca non basta vendere l'auto

Etilometro: per evitare la confisca non basta vendere l'auto Pizzicato alla guida con un tasso alcolico elevatissimo

Pizzicato alla guida con un tasso alcolico elevatissimo, vende il veicolo per evitare la confisca: vince in appello, ma la Cassazione annulla

24 Febbraio 2012 - 06:02

La quarta sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n.1640/2011 depositata il 16 febbraio 2012, ha censurato una sentenza della Corte di Appello di Milano che aveva annullato la confisca del veicolo a un automobilista che era stato fermato in evidente stato d'ebbrezza, guidava con un tasso alcolemico di oltre 2,60 g/l (praticamente ubriaco). Infatti, se il Tribunale aveva disposto la confisca come previsto dall'art. 186, lett. c) del C.d.S., la Corte d'Appello, rilevando che l'auto non era più di proprietà del reo, ma della madre, aveva annullato la sanzione, avallando una strategia evidentemente volta ad evitare la perdita del bene. La Cassazione fa chiarezza: in un caso del genere, la Corte d'Appello doveva verificare se la vendita fosse diretta ad eludere le sanzioni penali in arrivo.

LO STRATAGEMMA NON HA FUNZIONATO. Ormai chi guida lo sa, quando si viene fermati per controlli con l'etilometro, ci si deve fare il segno della croce. Perchè basta aver bevuto troppo per incorrere in sanzioni, e perchè si tratta di sanzioni certe. Nel campo della guida in stato di ebbrezza e della guida in stato di alterazione da sostanze stupefacenti, si può dire che la giustizia funziona discretamente e non fa (quasi mai) sconti. Una delle sanzioni più odiose per gli automobilisti è la confisca dell'auto, prevista dagli artt. 186, lett. c) e 187, comma 1 del C.d.S., che punisce chi si mette alla guida con un tasso alcolico nel sangue di oltre 1,5 g/l, o sotto effetto di sostanze psicotrope, quindi punisce i casi di violazione più gravi, che difficilmente hanno a che vedere con “semplici distrazioni”. Tuttavia, proprio perchè la confisca dell'auto è particolarmente indigesta, capita che i trasgressori sanzionati si inventino soluzioni originali per cercare di evitarla. E' il caso di questo automobilista del milanese, che prima di ricevere il decreto penale di condanna (un provvedimento che applica il minimo della pena in cambio di accettazione senza opposizione della condanna), ha pensato bene di vendere il veicolo prossimo alla confisca alla propria madre settantacinquenne. Stupisce che la Corte d'Appello di Milano abbia accolto la richiesta di annullamento della confisca da parte del condannato. “La macchina non è mia, non potete confiscarla” deve aver scritto nelle sue difese. La Corte di Cassazione mette però provvidenzialmente le cose a posto. Altrimenti si rischierebbe di avallare uno stratagemma che impedisce di colpire, come è giusto che sia, un reato considerato ovviamente molto grave.

UN PROBLEMA CULTURALE. La difficoltà dei trasgressori degli artt. 186 e 187 del C.d.S. Sta tutta nel fatto che non è mai esistita una diffusa riprovazione sociale per chi guida dopo aver alzato un po' il gomito. Tutti noi ci sentiamo di condannare severamente chi si mette al volante completamente ubriaco, ma più difficile è non compatire quello che si fa un anno senza patente perchè tornava a casa un po' brillo. Mentre la cultura della sicurezza stradale che le norme del C.d.S., come modificate negli ultimi anni, vogliono diffondere, si basa sull'idea che la guida dei veicoli e il consumo di alcol siano attività incompatibili (piccole quantità sono ammesse, oppure sarebbe corretto attendere diverse ore prima di mettersi alla guida). C'è da chiedersi quante patenti verranno sospese e quanti veicoli confiscati prima che questa idea sia interiorizzata dalla coscienza collettiva.

di Antonio Benevento

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