L'etilometro della polizia è difettoso per natura? Forse si

Come sapete già in passato avevamo dato risalto ad una notizia che ponena una pietra tombale sulla validità dell'etilometro utilizzato dalle forze dell'ordine...

1 marzo 2010 - 22:05

Come sapete già in passato avevamo dato ampio risalto ad una notizia che poneva (in teoria) una pietra tombale sulla validità dell'etilometro utilizzato regolarmente dalle forze dell'ordine.

Ovviamente, già allora, eravamo stati molto cauti perchè non è assolutamente nostra intenzione prestare il fianco ad eventuali avvocati dai ricorsi facili (già in giro ce ne sono fin troppi…).

Tuttavia la prova effettuata da Marcon e i suoi collaboratori aveva messo una pulce pure a me.

Insieme all'amico Maurizio Caprino abbiamo chiesto a Marcon di effettuare una prova pubblica e ovviamente Marcon si era già attivato per questo. Pertanto la nuova prova ufficiale avverrà il prossimo 19 Marzo alle ore 20:30 ad Arcugnano (VI). Io farò il possibile per esserci perchè sapete che sono come San Tommaso…

Per il momento mi sono documentato e sono rimasto abbastanza stupito dalla presentazione redatta dal Prof. Vincenzo Zappalà insieme al Prof. Hlastala (scaricabile da qui) che “distrugge” completamente il principio scientifico su cui si basa l'etilometro in uso presso le forze di polizia.

Non entro troppo nei particolari scientifici, anche perchè non ne ho le competenze, tuttavia posso riassumervi la questione così:

  • il modo più corretto per misurare la quantità di alcol nel sangue (BAC) è il prelievo ematico;
  • tuttavia la legge, incredibilmente, non definisce cosa sia esattamente il sangue;
  • a quanto pare la concentrazione di alcol nelle vene e nelle arterie è significativamente diversa, questo è già il primo problema. Ma in molte analisi cliniche il sangue è prelevato senza aggiungere anti-coagulanti. Una volta coagulato, è necessario centrifugarlo per ottenere il siero. Tuttavia la concentrazione di alcol nel siero può essere fino a 20% più alta di quella nel sangue, pertanto i risultati dei test dovrebbero indicare esattamente che si riferiscono alla concentrazione nel siero e non nel sangue e dovrebbero essere corretti per questa artificiosa alterazione (lo faranno?);
  • per motivi ragioni di comodità si è scelto quindi di utilizzare lo strumento a fiato per il calcolo della concentrazione di alcol nel sangue (etilometro);
  • tuttavia la percentuale di alcol nel fiato (BrAC) deve essere in qualche modo correlata alla BAC. Per fare ciò si usa la Legge di Henry che però come liquido di riferimento prende in considerazione l'acqua;
  • ovviamente il sangue non si comporta come l'acqua e poi, in questa legge, c'è anche una variabile “k” che dipende dalla temperatura (vedi dopo)
  • il fattore di convesione scelto ed applicato all'etilometro è un valore “MEDIO” e quindi non tiene conto delle specificità di ogni individuo (il fattore medio è BAC/BrAC = 2100/1 mentre il valore può variare, a seconda della persona e del suo stato, da 1300 a 3400)
  • già l'alto valore di convesione può portare ad errori ma anche la temperatura, come dicevamo, è un elemento di cui tenere conto. Il problema è che, per ragioni tecniche, andrebbe misurata la temperatura degli alveoli polmonari e non dell'aria in uscita;
  • infine c'è la tanto temuta questione del residuo di alcol nella bocca (la sindrome da Mon Chery…). A quanto pare, nonostante l'etilometro sia progettato per evitare false letture, il rischio è reale.

Insomma secondo il Prof. Zappalà l'etilometro è letteralmente da buttare ma non è solo lui a pensarla così. Infatti nello studio che mi è stato inviato c'è una frase che non lascerebbe spazio a dubbi, a voi le conclusioni.

“Gli studi più recenti hanno mostrato che l'alcol si scambia dinamicamente attraverso il tessuto dei condotti aerei sia durante l'ispirazione che l'espirazione. Questa interazione con i tessuti delle vie aeree rende, perciò, impossibile esprimere la concentrazione di alcol negli alveoli polmonari attraverso misure effettuate sull'aria che esce dalla bocca. Si conclude che l'ABT dipende da fattori puramente fisiologici, non ancora correttamente valutati per poterlo rendere attendibile”.

Prof. Michael P. Hlastala (uno dei massimi esperti mondiali della fisiologia polmonare)
Divisione di Medicina Polmonare e di Cura Intensiva
Università dello Stato di Washington, Seattle (USA)

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