Etichetta degli pneumatici: serve davvero?

Dal 1° novembre gli pneumatici dovranno avere l'etichetta energetica. Ma tra rischio contraffazione e assenza di controlli, sarà (forse) inutile

5 giugno 2012 - 12:40

L'idea è buona, la realizzazione meno. Vediamo anzitutto la teoria: dal 1° novembre 2012, un'etichetta (chiamata in gergo “grading”) valuterà alcuni parametri legati all'efficienza ambientale e alla sicurezza stradale dello pneumatico. Lo prevede il Regolamento UE 1222/2009. Tuttavia non esiste, attualmente, un obbligo per i produttori di far giudicare i proprio prodotti ad enti terzi. Assurdo. E poi c'è il rischio contraffazione, considerato che già da tempo a Napoli alcuni gommisti hanno le etichette pronte…

GIA' ADESSO SI PUO' TROVARE – Tutti gli pneumatici soggetti al Regolamento 1222/2009 immessi sul mercato a partire dal 1° novembre 2012 e prodotti dopo il 1° luglio 2012 dovranno essere accompagnati dall'etichettatura. Sono soggetti all'etichettatura solo alcuni tipi di pneumatici ma quelli che useremo noi automobilisti dovranno essere “etichettati” (per tutte le altre informazioni vi rimandiamo allo speciale dedicato alla nuova etichetta degli pneumatici). È già consentito vendere sul mercato pneumatici con relativa etichettatura a partire dal 30 maggio 2012, pertanto in giro potreste trovare la nuova etichetta.

COME ALTRI PRODOTTI – Il consumatore è abituato da tempo a rilevare da un'etichetta caratteristiche del prodotto che sta acquistando: si vedano i prodotti alimentari, ma anche gli articoli non commestibili come i tessili e le calzature. A queste etichette, se ne sono affiancate più recentemente altre con l'obiettivo di fornire al consumatore parametri oggettivi sull'efficienza energetica: come gli elettrodomestici e gli immobili. Anche gli pneumatici, quindi, avranno una loro etichettatura che valuterà alcuni parametri (pochi) che caratterizzano il “prodotto pneumatico”: la resistenza al rotolamento, l'aderenza su bagnato e il rumore esterno da rotolamento.

OBIETTIVI – Si tratta di una novità introdotta dal Regolamento UE 1222/2009 che si pone l'obiettivo di migliorare la sicurezza e l'efficienza economica ed ambientale del trasporto su strada, attraverso la promozione di pneumatici più sicuri ed efficienti dal punto di vista dei consumi di carburante, con bassi livelli di rumorosità. Il Regolamento consente agli utenti finali di effettuare scelte più consapevoli al momento dell'acquisto degli pneumatici, prendendo in considerazione anche queste informazioni, oltre ai fattori che vengono solitamente tenuti in conto nel processo d'acquisto (prezzo, marchio, etc.). Tuttavia i parametri in gioco sono troppo pochi e pertanto potrebbero non essere sufficienti per una valutazione completa dello pneumatico. Ma per la Comunità Europea va bene così…

RISCHIO CONTRAFFAZIONE – L'etichetta si presta per sua natura a possibili usi non corretti o addirittura a contraffazione. È pertanto necessario che il nostro Paese attivi nel più breve tempo possibile un sistema di controllo sul mercato volto a evitare che si verifichino inadempimenti con danni non solo ai consumatori, ma anche ai Costruttori seri che tanto si sono adoperati per fornire al mercato elementi di valutazione all'insegna della trasparenza. E questo è un secondo problema, ma ancora non siamo al punto principale della faccenda.

IL VOTO FAI-DA-TE – L'etichetta i Costruttori se l'appiccicano da sé. I voti sull'etichetta se li danno loro, da soli, in piena autonomia. Ovviamente, nessuno dubita della loro buona fede: si tratta di giudizi espressi dopo severissimi test effettuati dalle Case secondo alcuni regolamenti emanati dalla Commissione Europea. Ma questo potrebbe fa perdere valore all'etichetta se non ci saranno controlli. Per capirci, anche la sicurezza delle auto viene valutata tramite i crash test; però i voti le Case automobilistiche non se li danno da sé: esiste invece l'Euro NCAP, ente imparziale, che promuove o boccia. Nel caso dell'etichetta delle gomme, no. Anche se alcuni produttori potrebbero rivolgersi a strutture specializzate per farsi testare i loro prodotti, ma non essendo un obbligo non sappiamo quanti lo faranno. E i produttori low cost o cinesi? Chi ci assicura che saranno sinceri nel darsi i voti?

Dubbiosi sulla reale efficacia della nuova etichetta, così com'è stata pensata, ne abbiamo parlato con Fabio Bertolotti presidente di Assogomma, l'associazione che raggruppa di produttori di pneumatici. A voi lettori le conclusioni.

D. Come giudichi l'ingresso della nuova etichettatura sul mercato?
E' uno strumento a cui diamo il nostro benvenuto che aiuterà i consumatori nell'avere indicazioni precise su tre parametri rilevanti per i pneumatici che tuttavia non sono sufficienti per determinare la qualità complessiva di un pneumatico. Non ci si può basare sulla classificazione di un singolo parametro ma occorre effettuare una valutazione più complessiva: i consumatori lo sanno molto bene e ne tengono conto da quando esiste la classificazione per gli elettrodomestici: dovranno fare altrettanto per i pneumatici. 

D. Un aspetto positivo o che rischia di portere confusione ai consumatori?
E' un aspetto positivo se ben usato che non porterà confusione ma sarà un aiuto.

D. L'etichetta considera solo 3 fattori dello pneumatico, Assogomma come valuta questa decisione?
La nostra valutazione è positiva. Le etichette similari a quelle dei pneumatici, vale a dire gli elettrodomestici e più recentemente gli immobili, misurano soltanto un parametro di efficienza energetica. Nei pneumatici invece se ne contano tre, due con valenza energetica/ambientale ed uno con obiettivo di sicurezza stradale. Il sistema europeo di etichettatura, non solo quello specifico per il pneumatico, non si pone l'obiettivo di valutare la qualità complessiva del prodotto.

D. Quali sono le norme esatte che dovranno essere seguite per valutare ogni pneumatico?
Le norme tecniche sono numerose come pure i provvedimenti di legge che regolano la materia. Sul sito www.pneumaticisottocontrollo.it sono riportati i riferimenti normativi. Un approfondimento tecnico delle norme richiede professionalità specifiche in assenza delle quali si rischia di trarre conclusioni non corrette.

D. E' vero che saranno gli stessi produttori a realizzare i test?
Il sistema labelling prevede una autocertificazione e di conseguenza sono i costruttori stessi direttamente o per il tramite dei laboratori accreditati che effettueranno le prove previste.

D. E' previsto l'intervento di enti “terzi” a garanzia dei metodi utilizzati?

Non si tratta di un marchio di qualità per il quale sono generalmente previsti sia norme tecniche sia enti di certificazione accreditati. Tuttavia è stato definito un sistema di laboratori abilitati ad effettuare le prove previste per l'etichettatura con apposita comunicazione della Commissione Europea.

D. Infine: cosa sarà fatto per evitare la contraffazione delle etichette?
Questa è una domanda che va indirizzata alle Autorità competenti nazionali ed europee. Da parte nostra non possiamo che auspicare la creazione di uno specifico sistema di controllo (Ministeri preposti, Dogane, Forze dell'ordine, ecc.) tale da prevedere i controlli sul mercato nell'intento di scongiurare la possibilità di contraffazione che, per la natura stessa del “prodotto etichetta”, si presta a facili riproduzioni non conformi.

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