Ecco la mappa segreta degli autovelox di Torino e provincia

TORINO 22/11/2008 - Una ragnatela che si dipana in tutta la provincia, quella degli autovelox. Perché non c’è angolo del Torinese che non sia presidiato da un occhio elettronico che, come...

22 novembre 2008 - 17:58

TORINO 22/11/2008 – Una ragnatela che si dipana in tutta la provincia, quella degli autovelox. Perché non c’è angolo del Torinese che non sia presidiato da un occhio elettronico che, come un cecchino infallibile, colpisce chi viaggia oltre i limiti, fosse anche per una manciata di chilometri. Dai comuni dell’immediato hinterland ai paesini relegati negli angoli più remoti della provincia, il pericolo è perennemente in agguato. E spesso, la pretesa della sicurezza stradale si trasforma nell’occasione per arrotondare bilanci comunali che devono fare i conti con entrate ridotte all’osso.

L’hinterland
Non importa quale sia la strada che l’automobilista ha scelto per uscire dalla città. L’importante è tenere costantemente l’occhio al tachimetro. E guai a superare i limiti, perché la più piccola infrazione potrebbe essere fotografata dal telelaser in agguato. Attorno a Torino si è stretto un anello d’acciaio. Moncalieri, Chieri, Nichelino, Beinasco: nomi che i piloti della domenica hanno imparato fino troppo bene. L’unico rimedio sembra essere l’esperienza, il passaparola, tanto che in Internet sono nate delle comunità dove i multati si confrontano e raccontano le proprie esperienze. Scorrendo i messaggi, si scopre così ad esempio che a Nichelono, il punto preferito dai vigili è via XXV Aprile, di fronte all’istituto Maxwell. I loro colleghi di Beinasco, invece, preferiscono la strada che dal centro commerciale “Le Fornaci” porta al ponte sullo Stura. Un percorso obbligato per entrare e uscire dal paese: la posizione migliore per chi vuole menar strage tra chi ha il piede troppo pesante.

A Villarbasse, cittadina apparentemente innocua, il pericolo è particolarmente mattiniero: spesso, una vecchia Punto bianca è stata notata tra le 7,30 e le 8 parcheggiata sulla strada che porta a Trana. All’apparenza nulla di strano, se non fosse che dietro i vetri oscurati dell’utilitaria si nasconde un autovelox diventato la croce di chi sta cercando di raggiungere Rivoli. Ovviamente, nessun cartello ne segnala l’esistenza. E per essere certi che nessuno sfugga alla rete, sembra che i vigili non disdegnino la copertura offerta da una vicina pensilina del pullman. A Moncalieri, invece, la polizia municipale si concentra sull’asse che dal centro abitato porta all’autostrada. Un nastro d’asfalto che molti utilizzano per prendere velocità prima di imboccare il cavalcavia. E che i vigili hanno scelto per garantire qualche entrata extra al Comune.

Occhio ai semafori
Ma autovelox non è l’unica parola che fa tremare i polsi agli automobilisti. Perché il famigerato “sistema T-Red” ha fatto la sua egregia parte nel rimpinguare le casse dei comuni della prima cintura. Ne sanno qualcosa gli automobilisti di Settimo, caduti a migliaia sotto l’occhio elettronico sistemato sui semafori di via Fosse Ardeatine e via Regio Parco. Tanto da scatenare una vera rivolta di piazza finita con l’annullamento delle multe elevate nelle prime settimane e un nuovo appalto per la gestione delle telecamere. Un’amnistia durata nemmeno un mese: trovata una nuova società, gli impianti sono tornati regolarmente in funzione. Multe comprese. E visto che le cattive notizie non arrivano mai da sole, un nuovo sistema “T-Red” è entrato in funzione in questi giorni in corso Allamano, all’altezza dell’incrocio con via Rivalta. Anche la tecnica ha fatto la sua parte: se prima, infatti, gli apparecchi registravano solamente i passaggi con il rosso, in questo caso a essere sanzionati sono anche gli eccessi di velocità, esattamente come in corso Francia, a Collegno. Risultato: 5mila multe in 15 giorni. Più di 300 al giorno.

Tattiche da guerriglia
Sono quasi tecniche da guerriglia, quelle descritte nei forum dalle vittime degli autovelox. Imboscate in piena regola, con il telelaser tenuto nascosto fino all’ultimo in punti praticamente invisibili. Un caso esemplare è quello della statale tra Borgaro e Caselle. Addirittura pare che l’occhio elettronico sia debitamente nascosto dietro una siepe che costeggia il lungo rettilineo compreso tra due curve a gomito. Quasi un plotone di esecuzione. E che dire degli orari, quasi d’ufficio, che i vigili hanno scelto per tartassare chi percorre la statale Caselle-Ciriè? Con un turno al mattino (9-11) e uno al pomeriggio (14-17) presidiano la strada dal piazzale antistante un grosso deposito di gas. Con effetti facilmente immaginabili.

Scritto da: Paolo Varetto – varetto@torinocronaca.it

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