Dossi killer, chiesta la condanna per tre dipendenti comunali

La sentenza del processo per le due morti avvenute tra il 2005 e il 2007 è attesa per fine mese. Per il pm sono tutti colpevoli di omicidio colposo. E ha domandato 20 mesi per ...

14 ottobre 2010 - 7:00

STRADE PERICOLOSE. La sentenza del processo per le due morti avvenute tra il 2005 e il 2007 è attesa per fine mese. Per il pm sono tutti colpevoli di omicidio colposo. E ha domandato 20 mesi per ognuno. Tre milioni è invece l'ammontare del risarcimento chiesto per danni morali e materiali

Per quei due giovani morti in sella alle loro moto a causa dei dossi in via Pestrino, il pm non ha avuto dubbi: i tre funzionari comunali vanno condannati a venti mesi ciascuno per omicidio colposo. E i parenti della vittime hanno rincarato la dose: in tutto, hanno chiesto poco più di 3 milioni di euro per i danni morali e materiali subiti dalle famiglie delle due giovani vittime.
La penultima udienza nel processo a carico dei funzionari del Comune Alessandro Bortolan, 55 anni, Renato Zanuso, 62, Michele Fasoli non ha riservato colpi di scena dopo un'inchiesta con varie vicissitudini, non ultima una richiesta di archiviazione respinta poi dal giudice delle indagini preliminari. Chi, invece, potrebbe aver già messo un piede fuori dal processo è Elia Lavarini, 77 anni, difeso da Christian Serpelloni. Per il legale rappresentante della cooperativa La Regione, realizzatrice dell'opera, la procura ha chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto.
Ora per la sentenza, bisognerà attendere la fine del mese quando ci saranno le ultime repliche di avvocati degli imputati e parti civili. L'ultima parola poi spetterà al giudice Raffaele Ferraro che leggerà la sentenza.
L'inchiesta del pm Francesco Rombaldoni è iniziata alla luce dei due incidenti verificatasi tra il 24 settembre 2005 e la mezzanotte e mezza del 2 luglio 2007. In quegli scontri persero la vita Franco Perlato, 36 anni e Giovanni Battista Graziani, 25 anni. Tutti e due finirono fuori strada e morirono dopo aver affrontato il dosso di via Pestrino poi fatto togliere dall'amministrazione 10 giorni dopo la morte di Graziani. La procura sostiene che quel dosso era di altezza superiore a quanto previsto dal codice della strada. Quei manufatti erano alti 13, 16 centimetri contro i 7 stabiliti dalla legge. Di più: quel rialzo sulla strada era posto vicina ad una curva verso sinistra e costituiva un'insidia in quanto «dipinta a strisce orizzontali gialle e nere parallele alla direzione di marcia simili ad un attraversamento pedonale tale da trarre in inganno (specie in ora notturna) gli utenti della strada sulla presenza del manufatto», riporta il capo d'imputazione.
Durante l'udienza, hanno rincarato la dose prima di tutti i legali dei genitori di Graziani, gli avvocati Delaini, Ferri e La Brocca. I legali hanno sottolineato che «prima che venissero posti in essere i manufatti “a tutela degli utenti deboli”, non si erano verificati incidenti mortali». La richiesta di risarcimento è imponente: quasi due milioni e 900mila euro con una provvisionale di 500mila. A ruota è toccato all'avvocato Pietro Someda che tutela i famigliari di Franco Perlato. Il legale padovano ha chiesto 300mila euro di risarcimento con una provvisionale di 100mila euro. È toccato poi ai difensori dei quattro imputati (avvocati Avesani e Libardi) smantellare le ragioni dell'accusa. «La condotta di Fasoli, responsabile della segnaletica al Comune di Verona», ha spiegato Libardi in aula, «non rappresenta una concausa dell'incidente. Qualunque segnaletica ci fosse stata, non avrebbe avuto alcun ruolo giuridicamente rilevante per la causazione dell'evento». Sulla stessa falsariga anche l'intervento dei difensori di Zanuso e Bortolan, responsabile ed esecutore dell'opera finita nel mirino della procura.

fonte – larena.it

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