Dolo – L'uomo in guerra con i parcheggi riservati ai potenti

Ha piazzato la Toyota in uno dei posti riservati al tribunale, ha chiamato il vigile per fargli notare che il suo fuoristrada era in divieto e una volta ottenuta la contravvenzione è partito ...

11 giugno 2010 - 11:19

Ha piazzato la Toyota in uno dei posti riservati al tribunale, ha chiamato il vigile per fargli notare che il suo fuoristrada era in divieto e una volta ottenuta la contravvenzione è partito lancia in resta per la sua battaglia: «Contro magistrati, cancellieri, ufficiali giudiziari e l'arroganza di quel parcheggio». Atteso qualche giorno è tornato sul luogo della contesa, cioè nella stessa, ambitissima piazzetta del centro di Dolo e questa volta ha messo l'automobile negli spazi riservati al sindaco e al direttore generale. Stesso schema: vigile, multa, sfregatina di mani e nuova battaglia: «Contro il sindaco e il segretario generale che si sono fatti il parcheggio illegittimo, lo vedi, eccolo lì, mentre la gente qui deve pagare».

Chi è, dunque, costui? Un pazzo? Un maniaco della sosta? Una iena? No, si tratta del dottor Vincenzo D'Agostino, ex amministratore dell'ospedale di Dolo, ex consigliere dell'Usl, ex presidente del consorzio provinciale di servizi riabilitativi, ex assessore, ex comunista e pure ex candidato del centrodestra. Non un vecchio ma solo un ex, vispo e battagliero. Un tipo dall'eloquio veloce che a Dolo tutti conoscono e rispettano. «Dottore, che piacere vederla… ». «Daghe dentro, dotor». «Dotor, chi toca desso?». Insomma, un puntiglioso combattente dei privilegi della pubbblica amministrazione. In questo caso ha cercato di smascherare quelli che giudica «parcheggi illegittimi, risultato della prepotenza e dell'arroganza. Questo è un malcostume molto diffuso».

Assicurano che non ha interessi economici in gioco, né politici, visto che da anni non detiene tessere. Il dottore ha solo l'ambizione di «beccarli» al motto di «lotta dura con i codici e senza paura». Prima di Dolo, dove abita, l'aveva fatta anche a Fiesso d'Artico, altro comune della Riviera del Brenta, dove aveva sollevato il problema del parcheggio riservato a sindaco e assessore, vicenda terminata con la cancellazione delle strisce gialle e la rinuncia da parte del primo cittadino al posto auto. Si dirà: ma un sindaco o un magistrato avranno pure diritto a mettere la loro auto davanti ai loro uffici. «Nooo, non ce l'hanno, lo prevede il Codice della Strada…». E giù articoli, commi, lettere. A Dolo la disfida è ancora in corso, anche perché D'Agostino non molla mai. Il fascicolo è già alto così ed è pieno di opposizioni e ricorsi. Un botta e risposta lungo un anno. «La sanzione inflitta è illegittima per palese violazione dell'articolo 7, comma 1, lettera d del Codice della Strada ed è viziata da eccesso di potere – scrive lui al giudice di Pace – Non si possono riservare spazi alla sosta a veicoli che non siano degli organi di polizia stradale, di cui all'art. 12, dei Vigili del fuoco, dei servizi di soccorso, nonché agli invalidi… ». E aggiunge, a voce: «Dai, si son fatti il parcheggio nel suolo pubblico ed è uno scandalo: ne avevano uno libero dall'altra parte della strada, 200 posti, tutti liberi. No, loro vogliono il privilegio. E io non lo accetto».

Naturalmente è diventato la bestia nera del Comandante della polizia della Riviera del Brenta, Alberto Baratto, del quale passa al setaccio ogni atto che riguardi la sosta. E' così che ha scoperto come il presidente del tribunale di Venezia, Attilio Passannante, nel chiedere i posti auto a Baratto, ha «osato» scrivere: «E' necessario assicurare il rapido accesso agli Uffici giudiziari di magistrati con diversi fascicoli e faldoni da trasportare, di Ufficiali giudiziari…». D'Agostino scuote la testa: «Ma tu hai mai visto un magistrato con i fascicoli in mano?». Qualcuno c'è. Qualcuno. Nella partita è entrato senza saperlo anche il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sollecitato dal tenace dottore a un parere: «L'assegnazione dei posti da parte dell'Unione dei Comuni del Brenta contrasta con la norma del Codice della Strada…». Da Roma gli hanno dato ragione, dunque. Ma davanti al giudice di pace di Dolo quella carta è stata ignorata: «Il parcheggio e la sanzione sono legittime, ricorso rigettato ». Per D'Agostino una doccia fredda: «Capisci? A parte il ministero, non si è astenuto neppure dal giudicare. Cioè, a decidere che il parcheggio del tribunale è legittimo è stato un giudice dello stesso tribunale». Sperava nella remissione degli atti ad altro giudice per legittima suspicione, cioè per il legittimo sospetto che il magistrato potesse essere condizionato nel suo giudizio. Speranza vana. Il bilancio, pertanto, è da sospiri: D'Agostino dovrà pagare i 72 euro. Magistrati, ufficiali giudiziari, sindaco e segretario comunale continueranno a parcheggiare e lui continuerà a imprecare: «Arroganti, privilegiati, prepotenti… ».

nella foto il  dottor Vincenzo D'Agostino, ex amministratore dell'ospedale di Dolo, ex consigliere dell'Usl, ex presidente del consorzio provinciale di servizi riabilitativi, ex assessore, ex comunista e pure ex candidato del centrodestra, davanti ai parcheggi riservati della sezione distaccata del tribunale a Dolo, nel Veneziano. (Foto Errebi)

fonte – corrieredelveneto.corriere.it

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