Divieto di sosta: alla multa non si scappa

Divieto di sosta: alla multa non si scappa La sanzione per divieto di sosta va pagata anche se il verbale non specifica la distanza tra macchina e incrocio

La sanzione per divieto di sosta va pagata anche se il verbale non specifica la distanza tra macchina e incrocio

20 Settembre 2012 - 04:09

Con sentenza 15395 del 22 maggio 2012, pubblicata il 13 settembre, la Cassazione (sesta sezione civile) fissa un principio importante: la sanzione per divieto di sosta (39 euro, più una dozzina di euro di spese di notifica a casa) va pagata anche se il verbale non specifica la distanza tra macchina e incrocio.

I FATTI – La questione prende spunto da un verbale per divieto di sosta, redatto dalla Polizia municipale di Imola (via Garibaldi, incrocio piazza Duomo), nel 2009. La contravvenzione non menziona esplicitamente la distanza fra auto e incrocio, che il Codice della strada (articolo 158) prescrive con precisione. Infatti, per legge, la sosta è vietata, se fuori dei centri abitati, sulla corrispondenza e in prossimità delle aree di intersezione; ed è vietata, nei centri abitati, sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5 metri dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata trasversale, salvo diversa segnalazione. Nel caso in esame, il Vigile non indica i 5 metri nel verbale, e quindi l'automobilista ricorre: il trasgressore lamenta che l'agente abbia omesso di riportare nel verbale la distanza tra il veicolo e l'intersezione della strada, indicando soltanto l'ora, il luogo e la norma di legge violata.

TRIPLA SCONFITTA – Ma perde in tutti i gradi di giudizio: prima dal Giudice di pace di Bologna, poi di fronte al Tribunale della città felsinea nel 2009, infine in Cassazione, secondo cui risulta sufficiente il richiamo specifico alla norma del Codice della strada oggetto di infrazione. Piazza Cavour rigetta il ricorso affermando che l'indicazione della disposizione violata vale a includere in via implicita anche il dato mancante, oggetto di contestazione. In definitiva, la posizione del veicolo a meno di cinque metri dall'intersezione deve ritenersi indicata, anche senza il classico cartello del divieto di sosta.

C'È DI PIÙ – Nella stessa sentenza, gli ermellini richiamano il principio secondo il quale l'attestazione dei verbalizzanti è coperto da fede pubblica privilegiata: la multa può essere contestata solo con querela di falso (si accusa l'agente di aver falsamente indicato nel verbale la posizione del veicolo, in realtà non in sosta vietata). Un rischio elevatissimo per il multato, che va incontro a problemi di natura penale, ben diversi da una banale multa per divieto di sosta. E comunque, è una sentenza del tutto condivisibile, anche perché parcheggiare nei pressi dell'incrocio in città è pericoloso sotto il profilo della sicurezza stradale: ostacola la visibilità di chi impegna l'intersezione.

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