Disoccupazione giovanile al 44,2%: che botta per l'auto

Cresce la disoccupazione: sono note amare anche per il settore auto

3 ottobre 2014 - 9:00

Durante la crisi, l'imperativo è essere ottimisti e cercare una via d'uscita. Pur tuttavia, è doveroso riflettere sui più recenti dati Istat: continua la fase di debolezza ciclica dell'economia italiana che si accompagna al rallentamento dell'area euro. Il deterioramento dei ritmi produttivi riflette la carenza di domanda interna che colpisce soprattutto gli in-vestimenti. Il mercato del lavoro, nonostante qualche isolato segnale positivo, non sembra ancora presentare miglioramenti significativi. Secondo i dati delle forze di lavoro, al netto d'influenze stagionali, l'occupazione totale è rimasta stabile nei primi sei mesi del 2014, dopo una lunga fase di contrazione iniziata nel secondo trimestre del 2012. Ma mentre la discussione politica dentro e fuori la maggioranza si incentra sull'articolo 18 (sulla possibilità di licenziare senza giusta causa) e sul TFR in busta paga, dall'Istituto di statistica arrivano nuovi dati allarmanti sul mercato del lavoro tricolore: ad agosto 2014 gli occupati sono 22 milioni 380mila, in aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente (+32 mila) e sostanzialmente invariati su base annua. Il tasso di occupazione, pari al 55,7%, cresce di 0,1 punti percentuali sia in termini congiunturali sia rispetto a dodici mesi prima.

IL DRAMMA DEI RAGAZZI – Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 134mila, diminuisce del 2,6% rispetto al mese precedente (-82mila) e dello 0,9% su base annua (-28mila). Il tasso di disoccupazione è pari al 12,3%, in diminuzione di 0,3 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,1 punti nei dodici mesi. I disoccupati tra i 15-24enni sono 710mila. L'incidenza dei disoccupati di 15-24 anni sulla popolazione in questa fascia di età è pari all'11,9%, stabile rispetto al mese precedente ma in aumento di 0,7 punti percentuali su base annua. Ecco i numeri che fanno paura: il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 44,2%, in crescita di un punto percentuali rispetto al mese precedente e di 3,6 punti nel confronto tendenziale. Tornare ai livelli occupazionali precrisi? Per il Cnel è impossibile. Secondo il Comitato nazionale di economia e lavoro perché il tasso di disoccupazione scenda intorno al 7%, come prima dello scoppio della crisi, servirebbe la “creazione da qui al 2020 di quasi 2 milioni di posti di lavoro”. Un'ipotesi che “sembra irrealizzabile” secondo gli scenari simulati dal Cnel nel Rapporto sul mercato del lavoro. Interventi particolari si richiedono per sviluppare il potenziale produttivo delle piccole e medie aziende, evidenzia il Cnel: queste costituiscono una struttura portante della nostra economia e la fonte principale di occupazione, come mostrano i dati; ma hanno sofferto più di tutte della crisi, per vari motivi, a cominciare dalle difficoltà di accesso al credito.

PAGA ANCHE IL SETTORE AUTO – Il tasso italiano si trova a un livello doppio rispetto a quello tedesco. La Germania ha annunciato una disoccupazione stabile al 6,7%, a settembre, come da attese: il numero dei disoccupati, corretto per i fattori stagionali, è salito di 13mila unità a 2,918 milioni, laddove era attesa una flessione di 2mila unità. Non è certamente una novità per l'Italia. Già nel 2011, una ricerca elaborata dal Centro Studi Unrae, l'Associazione delle case automobilistiche estere presenti in Italia, fece emergere come la percentuale di giovani dai 18 ai 29 anni che acquista un'autovettura nuova si stesse progressivamente assottigliando. All'epoca, gli acquisti della fascia di clienti tra 18 e 29 anni erano, infatti, passati da 30 autovetture per 1.000 giovani del 2005, alle 23 del 2010 (rapportando le immatricolazioni ai dati Istat sulla popolazione). E con questi chiari di Luna, con i ragazzi costretti a vivere a casa dei genitori, spesso senza avere neanche un lavoro a tempo determinato, l'ultimo dei pensieri diventa quello di comprare un'auto. La soluzione potrebbe essere quella di un credito agevolato a favore dei ragazzi, ma la stretta creditizia messa in atto dalle banche non lascia presagire nulla di buono.

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