Diritti RCA: “Il decreto Destinazione Italia li brucia”

Federcarrozzieri e altre sigle denunciano: "Il decreto Destinazione Italia brucia i diritti degli automobilisti"

20 gennaio 2014 - 6:00

RC Auto, lo scontro si fa incandescente. Da una parte, il Governo Letta: a fine dicembre 2013 ha emanato il decreto Destinazione Italia, che ha rivoluzionato il settore RCA. Dall'altra, Federcarrozzieri di Davide Galli, più altre associazioni, unite nel protestare contro quel decreto. Come SicurAUTO.it ha già evidenziato qui, a fare barricate sono diverse sigle: Associazione familiari vittime della strada (Aifvs), Sindacato italiano specialisti in medicina legale e delle assicurazioni (Sismla), Assoutenti, Comitato unitario patrocinatori stragiudiziali italiani (Cupsit), Commissione RC dell'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua), Unione avvocati responsabilità civile e assicurativa (Unarca), Sportello dei diritti. Che adesso denunciano come l'articolo 8 del decreto 145/13 abbia introdotto una serie di limitazioni ai diritti dei danneggiati-consumatori. In particolare, col risarcimento in forma specifica, il danneggiato, “ha perso il diritto di riparare l'auto dove ritiene opportuno; infatti qualora intenda farlo, rimane a suo carico la differenza tra il costo di un lavoro eseguito a regola d'arte, e a prezzi di mercato, e la minor somma che l'assicuratore liquiderà. Una cifra parametrata all'importo che verrebbe corrisposto a un riparatore convenzionato”.

UN'ANALISI CRITICA DEL DECRETO – Per Federcarrozzieri e per le altre sigle, l'automobilista, col decreto, ha perso il diritto al risarcimento del danno al mezzo nel caso di mancata riparazione. E c'è la violazione dell'articolo 2058 del Codice civile: l'automobilista non ha il diritto all'integrale risarcimento. Che è limitato, quanto al veicolo, al valore commerciale del mezzo, con esclusione peraltro di fermo tecnico, spese di soccorso e traino, spese per nolo di mezzi sostitutivi, nonché delle spese di demolizione e reimmatricolazione. Secondo le associazioni che contestano il Governo, l'automobilista ha perso il diritto al rimborso delle spese mediche e di cura, che dovrà effettuare presso centri medici convenzionati con le Assicurazioni. Inoltre, ha perso il diritto di cedere il credito: in caso di riparazione presso officina non convenzionata, oltre a non venire integralmente risarcito, dovrà comunque anticipare le spese e poi attendere il risarcimento.

CAMBIANO LE TEMPISTICHE – Le sigle denunciano anche che la Compagnia potrà attendere fino a sei mesi per formulare l'offerta, mentre il danneggiato non potrà più prendere visione della documentazione alla base del rifiuto del pagamento, e addirittura non potrà agire in giudizio prima di sei mesi. Tutti i danneggiati da circolazione stradale perderanno il diritto al risarcimento se non formuleranno una richiesta danni entro 90 giorni dal fatto. “È evidente – attaccano – che l'impianto generale delle norme introdotte all'articolo 8 del decreto è affetto da gravi vizi. Qusto dimostra un'imbarazzante mancanza di conoscenza del quadro giuridico di riferimento. Ancora una volta, non si è inteso affrontare il problema reale della RC auto che notoriamente è la mancanza di concorrenza tra imprese in un quadro oligopolistico dove tre gruppi controllano quasi il 70% del mercato RC auto. Inoltre nell'ultimo decennio la frequenza sinistri è scesa in modo esponenziale, attestandosi sotto il 5% e, anche a seguito di ripetuti provvedimenti volti a contenere i risarcimenti, le imprese hanno recuperato redditività tanto che nel 2012 il ramo RC auto ha prodotto utili per un miliardo e ottocento milioni di euro e, secondo tutte le previsioni, il 2013 si appresta a divenire un anno di utili record per il settore”.

LA BEFFA ATROCE? – Duro l'atto di accusa anche sulle tariffe. O meglio, sugli sconti imposti dal decreto: “Con la fine del sistema delle tariffe amministrate in RC auto (1994, liberalizzazione), non è più possibile, anche in forza delle norme comunitarie, imporre alcun tipo di predeterminazione della misura dei premi. Ne consegue che l'impostazione del provvedimento sotto tale profilo appare errata. Infatti, non è possibile imporre a una delle parti (l'impresa assicuratrice) alcun ‘obbligo' di applicare qualsiasi forma di sconto sul premio, neanche consentendo all'assicuratore una serie di violazioni dei diritti dei danneggiati. È evidente inoltre che l'inevitabile caducazione delle norme dirigistiche sulla predeterminazione dei premi lascerà in piedi solo le norme che ledono i diritti dei danneggiati”. Alla fine, questa la previsione delle sigle, gli sconti verranno eliminati dopo un contenziono legale avanzato dalle Assicurazioni, mentre le parti che danneggiano gli automobilisti resteranno in piedi. Certo che sarebbe una beffa atroce. Un decreto che si trasforma in un boomerang micidiale per gli assicurati: “In sostanza, l'incauto legislatore ha modificato negli anni il mercato della RC auto passando da un sistema di tariffe amministrate a un inammissibile regime di risarcimenti amministrati. La natura extracontrattuale del danno in RC auto rende inammissibile ogni limitazione contrattuale al risarcimento. Giuridicamente, non è né possibile né lecito, ma soprattutto è inutile, sottoporre il risarcimento del danno da circolazione stradale a condizioni e limitazioni contrattuali, poiché l'obbligo di risarcire il danno non grava direttamente sull'assicuratore ma sul responsabile civile che l'assicuratore si limita a manlevare dalle richieste del danneggiato. L'impresa paga direttamente il danneggiato non in forza di un contratto, ma paga in conseguenza dell'articolo 1917 del Codice civile e in seguito della facoltà, prevista nell'ordinamento solo per la RC auto, che il danneggiato possa agire in giudizio direttamente nei confronti dell'assicuratore del civile responsabile”.

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