Sgravio fiscale sull'auto nuova, da Unrae una proposta interessante

Il mercato dell'auto è bloccato dalla crisi ma anche dal carico fiscale insostenibile. Perchè non detrarre le imposte sull'auto nuova?

24 novembre 2014 - 12:35

Non è una novità che il mercato dell'auto sia dimezzato, colpa della crisi e delle incertezze sul futuro che inducono gli italiani alla prudenza e all'attendismo, ma anche del peso fiscale che grava sul mondo dell'auto in tutte le sue componenti. Per questo a proposta lanciata da Unrae chiede una riduzione dell'onerosità della mobilità individuale, attraverso una formula di detraibilità dei costi connessi all'acquisto dell'auto. Nello specifico il piano prevede: detraibilità 10% del costo di acquisto fino ad un massimo di 2.000 € in 4 anni, in caso di acquisto di un'auto nuova con emissioni fino a 120 g/Km di CO2 e con contestuale rottamazione di un'auto Euro 0, 1 o 2. Secondo l'ACI, invece, un'altra soluzione potrebbero essere gli incentivi sull'usato.

I VANTAGGI PER LO STATO – “Riteniamo che una simile manovra possa determinare un'aggiunta di 100.000 unità per il primo anno e poi via via a scalare fino a 55.000 unità nel medio termine – ha dichiarato Massimo Nordio, Presidente Unrae – Per le casse dello Stato a fronte di un impegno iniziale di 64 milioni di euro, equivalenti al 5 per mille investito dallo stesso per le ristrutturazioni delle abitazioni nel 2013, si recupera man mano un maggior gettito IVA capace di generare un flusso positivo di 22 milioni di euro in 4 anni. Il Governo continua a sostenere settori specifici, tanto è vero che nella lista delle spese detraibili c'è il sostegno per le ristrutturazioni edilizie. Ma se la casa è un bene primario e la mobilità privata lo è altrettanto, per quale motivo questa non dovrebbe essere presa in considerazione?”. Per il Presidente dell'Unrae, quindi, il tema non è trovare le risorse per fare, ma decidere di ridistribuire le stesse, stabilendo una volta per tutte che l'auto è ancora un settore cardine per il Paese e prevedendo misure che invertano il trend di 3,9 punti di contributo al Pil persi in 5 anni.

IL RIGOR D'AUTO – Dal 2007 a oggi, infatti, i consumi di beni durevoli da parte delle famiglie sono diminuiti del 29,6%. Ma c'è un altro motivo che spiega il crollo delle immatricolazioni ed è il rigor d'auto, ossia l'insieme dei costi che si generano con il possesso e l'utilizzo di un'automobile. Costi elevati, crescenti e, nonostante il contenimento del prezzo d'acquisto, sempre più appesantiti dalla componente fiscale. Questi sono i risultati principali della ricerca 'Gli italiani e l'auto: un rapporto da rilanciare su nuove basi condotta dal Censis con il contributo dell'Unrae.

AUTO SEMPRE PIU' VECCHIE – La rinuncia a cambiare auto non è indolore, considerando che in Italia ci sono quasi 29 milioni i pendolari, cioè chi ogni giorno si sposta per raggiungere il luogo di lavoro o di studio; il 60,8% lo fa utilizzando un'auto (come guidatore o come passeggero) e in molte città questa percentuale raggiunge il 70%. Di conseguenza, l'intero settore dell'automotive è sotto pressione: dal 2008 ad oggi si sono persi 26.500 addetti e il fatturato complessivo è sceso del 18,6%. Il suo contributo al Pil del Paese rimane fondamentale, ma è sceso dall'11,7% al 7,8%. Preoccupa poi l'innalzamento dell'età media del circolante, che è oggi di 9,5 anni, mentre nel 2006 era di 7,5: in soli sette anni l'età media del parco auto si è alzata di due anni. Inoltre è cresciuta in modo significativo proprio la componente più obsoleta: le autovetture con più di 14 anni di età erano il 27,7% del parco circolante nel 2006 mentre oggi ne costituiscono ancora il 28,4% (sfiorando i 10 milioni di unità).

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