Detenzione ingiusta per l'esaminatrice che chiude un occhio ai quiz per la patente

Detenzione ingiusta per l'esaminatrice che chiude un occhio ai quiz per la patente Non aveva allontanato gli istruttori delle scuole guida che suggerivano

Non aveva allontanato gli istruttori delle scuole guida che suggerivano, chiede il risarcimento per i 10 giorni di domiciliari, ricorso accolto

3 Giugno 2014 - 02:06

La Corte di Cassazione, sezione quarta penale, con la sentenza n. 21598/14, del 27.5.2014, ha accolto un ricorso per ingiusta detenzione patita da una esaminatrice della motorizzazione civile di Avellino, un funzionario che aveva fatto 10 giorni di domiciliari per non aver allontanato alcuni istruttori di guida dal luogo in cui si svolgeva l'esame, nonostante questi suggerissero le risposte. Gli Ermellini, contraddicendo la pronuncia della Corte d'Appello di Napoli, danno una diversa valutazione degli elementi a carico della ricorrente, che vengono ritenuti insufficienti a configurare quel dolo o colpa grave necessari a giustificare la detenzione cautelare. Peraltro, l'esaminatrice era stata in seguito assolta.

L'ESAME PATENTE “ALL'ITALIANA”- Purtroppo queste sono storie che non stupiscono più nessuno. Gli esami scritti per l'ottenimento della patente di guida che diventano un compito collettivo, con gli istruttori delle scuole guida che fanno a gara per suggerire. Quel che era emerso dalle indagini e dal processo, e che ci interessa nel commento della sentenza succitata, erano alcuni elementi indicativi di una certa tolleranza per la situazione. In particolare se questi elementi fossero sufficienti a giustificare la detenzione cautelare del funzionario della motorizzazione che aveva permesso questo tipo di illeciti. Vediamo nel dettaglio quali sono, utilizzando la stessa numerazione per lettere utilizzata dagli Ermellini.

  • A) testimonianze che confermano che gli istruttori suggerivano, ma non che l'esaminatrice fosse compiacente;
  • B) dichiarazioni dell'imputata che ammetteva che gli istruttori-suggeritori erano una cosa frequente;
  • C) un episodio in particolare di suggerimento avvenuto davanti all'imputata, senza che questa si adoperasse per allontanarla;
  • D) in sede di sommarie informazioni alcune persone indagate ammisero che i suggerimenti avvenuti davanti alla ricorrente furono molti, senza che questa si adoperasse per allontanare chi suggeriva.

UNA PRASSI LASSISTA NON PENALMENTE RILEVANTE – Innanzitutto gli Ermellini fanno un'articolata premessa sul compito della Suprema Corte quando deve esaminare un ricorso per ingiusta detenzione, che è di valutare se i comportamenti costitutivi della colpa grave siano stati adeguatamente accertati e se la “sinergia” con la detenzione cautelare sia stata motivata. Poi vanno sul caso concreto e smontano tutti e quattro gli elementi sui quali la Corte d'Appello di Napoli aveva escluso il diritto dell'esaminatrice ad avere il ristoro per l'ingiusta detenzione. In particolare fanno notare che in merito al punto A) i testi sono vaghi e nessuno ha parlato di eventuale compiacenza della esaminatrice; quanto al punto B) non è stato tenuto in conto che la ricorrente ha esplicitamente negato di aver visto i suggeritori all'opera; sul punto C) la Corte sottolinea che in appello non si è tenuto conto del fatto che nell'ordinanza cautelare era stata utilizzata una frase che evidenziava più una posizione di principio che elementi utili a infliggere la detenzione, in particolare il comportamento dell'esaminatrice veniva qualificato come “prassi lassista poco ortodossa” che “in sé non trasmoda in una condotta penalmente rilevante”; infine quanto al punto D) le dichiarazioni rese dai soggetti coinvolti in sede di sommarie informazioni, soggetti che poi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, sono troppo vaghe.

AL DI LA' DEL CASO CONCRETO, UN PROBLEMA DI CULTURA – Il fatto che la custodia cautelare inflitta all'esaminatrice fosse o meno comminata secondo la legge non cambia molto il quadro generale della cultura della legalità nel nostro paese. E nel problema della cultura della legalità, si inscrive anche il problema della cultura della sicurezza stradale. Va da sé infatti che l'esame per l'abilitazione alla guida è il primo fondamentale argine che dovrebbe sbarrare la strada a chi non ha studiato le norme predisposte dal nostro ordinamento per assicurare agli utenti della strada un margine accettabile di sicurezza. Purtroppo il senso civico nella nostra cultura nazionale è sempre “sfidato a duello” dal perseguimento dell'interesse particolare ad ogni costo, perchè “tanto fanno tutti così”. Naturalmente è auspicabile che le Forze dell'Ordine siano sempre vigili, onde evitare che l'esame della patente si trasformi per tutti in farsa, come per troppi probabilmente è stato e ancora sarà in futuro. Non potendo scardinare da un giorno all'altro i pilastri meno nobili del nostro sistema culturale, si deve pensare anche a cercare di riportare la sicurezza stradale al centro dell'attenzione. In Tv, nelle scuole, sul web, dovrebbe essere sempre più presente l'educazione stradale. Non basta la battaglia alla guida in stato di ebbrezza fuori dalle discoteche. Serve un'azione più capillare, per ricordare a tutti che la conduzione di veicoli è un'attività che ha cambiato la vita dell'uomo moderno, certo, ma è pur sempre un'attività pericolosa.

1 Commento

Bruno
17:58, 3 Giugno 2014

Sarebbe interessante sapere se anche per i numerosi “suggeritori” (in questo caso sono professori) agli esami di Stato, è previsto l'arresto ai domiciliari. Ma per favore! Intendiamoci, il suggerimento e la complicità tacita sono inaccettabili sia in sede di esami scolastici, concorsi statali, esami patente, ma esistono tante altre sanzioni più spefiche e ragionevoli. Gli arresti lasciamoli a reati penali “veri”. L'esame di teoria per la patente è già una farsa cervellotica. Andrebbe totalmente rivisto e nel contempo dare maggiore importanza ed approfondire l'esame di guida pratica.

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