Decreto salva-Roma: stop ai semafori furbetti

Le lampadine dei semafori dovranno accendersi subito: così recita il decreto salva-Roma. Per evitare le stragi di multe

24 dicembre 2013 - 7:00

La Camera ha confermato la fiducia al governo sul decreto salva-Roma: l'esame del decreto legge riprenderà il 27 dicembre. Al di là delle numerose polemiche politiche, questo provvedimento contiene una norma che riguarda il Codice della strada, e precisamente i semafori: “Le lanterne semaforiche devono essere dotate di lampade con marcatura CE e attacco normalizzato E27, che assicurino l'accensione istantanea. La loro sostituzione deve essere eseguita utilizzando la struttura ottica della lanterna semaforica già esistente, ove ciò sia tecnicamente possibile senza apportarvi modifiche. Le lampade realizzate con tecnologia a Led, in caso di rottura anche di un solo componente, devono spegnersi automaticamente in modo da garantire l'uniformità del segnale luminoso durante il loro funzionamento”. Non solo: “Nelle lanterne semaforiche, le lampade ad incandescenza, quando necessitino di sostituzione, devono essere sostituite con lampade a basso consumo energetico, ivi comprese le lampade realizzate con tecnologia a Led”. Vediamo di capirci qualcosa di più, destreggiandoci nel linguaggio burocratese.

MENO VERBALI – A sbrogliare la mattassa, ci ha pensato, sul blog Strade sicure, Maurizio Caprino, secondo cui nel decreto salva-Roma è spuntato l'emendamento sui semafori: più luci a led e meno multe. Questa regola porterà tutti i semafori ad avere luci a led, man mano che sarà giunto il momento di sostutuire le lampadine attuali: “Sembra una banalità, per stare al passo coi tempi e col risparmio energetico. Ma non lo è: dietro c'è l'onda lunga degli scandali sui 'semafori truccati' del 2006-2009 (che peraltro si stanno concludendo in tribunale con una catena di assoluzioni e proscioglimenti). Lo si vede da una precisazione fatta nell'emendamento: le lampadine devono accendersi immediatamente. Solo così è possibile fugare tutti i residui dubbi sollevati nel corso dello scandalo: gli apparecchi che rilevano il passaggio col rosso si attivano tutte le volte in cui la centralina del semaforo dà l'impulso per l'accensione della luce rossa, con lo stesso impulso”.

QUESTIONE DI ATTIMI – Gli apparecchi più sofisticati, per i quali non è necessario concedere una tolleranza, in teoria iniziano a fotografare esattamente nello stesso momento in cui il semaforo segnala il divieto di passare. “Ma non c'è una perfetta contemporaneità fra le due cose – dice Caprino -, perché le lampadine tradizionali hanno bisogno di una frazione di secondo in più per accendersi. In quella frazione, il conducente pensa che sia ancora giallo, mentre per l'apparecchio rilevatore è già rosso e quindi la foto va scattata”. Dove sta il punto cruciale? Qui: lo scatto a sua volta non è istantaneo, quindi avverrà quando il semaforo è effettivamente rosso e il conducente non potrà difendersi. “Stiamo parlando – conclude Caprino – di vere inezie, ma per non pochi guidatori hanno fatto la differenza tra essere puniti e farla franca”.

UNA VECCHIA BRUTTA STORIA – Quella dei semafori che potrebbero essere stati truccati per fare cassa è una storia tanto brutta quanto vecchia, che non ha visto la parola fine. Il problema dei semafori oggetto di indagine è legato al tempo tecnicamente insufficiente lasciato a disposizione del conducente per liberare l'incrocio prima che la luce gialla diventi rossa: spesso è inevitabile che scatti la multa. Un utilizzo improprio di uno strumento che potrebbe essere utile per la sicurezza stradale. Alla fine, tuttavia, è tremendamente difficile provare che un Comune, assieme a un'azienda che produce apparecchi per il rilevamento del passaggio col rosso, abbia messo in piedi una frode. Ma per evitare che in futuro ci siano altri lunghi e costosi procedimenti a carico dei Comuni e delle aziende che producono quegli strumenti, è arrivato adesso il decreto salva-Roma. Basterà?

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