Decreto autostrade: che fine ha fatto?

Denuncia dei M5S: il decreto che prevede il rincaro dei pedaggi... non si trova

10 gennaio 2014 - 6:00

È di fine 2013 l'annuncio del solito aumento dei pedaggi, puntuale come ogni inizio anno. Il MoVimento 5 Stelle denuncia che “l'incremento delle tariffe autostradali avvenute nel 2014 ha un doppio effetto: da un lato favorire la lobby delle concessionarie e, dall'altro, mettere sempre più in difficoltà i cittadini, e in particolar modo i pendolari, e le aziende”: così si sono espressi i deputati del grillini in commissione Trasporti, dopo aver ascoltato la replica del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi nel question time sulle ragioni degli aumenti dei pedaggi entrati in vigore il 3 gennaio. “La scelta politica attuata dal ministro e dal Governo – aggiungono gli uomini di Beppe Grillo – è chiarissima: stare dalla parte dei forti senza preoccuparsi di strozzare chi invece avrebbe bisogno di essere sostenuto. Evidentemente la maggioranza non ritiene di aver ancora spremuto a sufficienza i portafogli di cittadini e imprese”.

QUALCHE CONTRADDIZIONE? – Ma c'è un'altra questione sollevata dal MoVimento 5 Stelle: che fine ha fatto il decreto che dà il via al rincaro dei pedaggi? I grillini hanno evidenziato che del decreto non c'è traccia: “Se, come afferma il Ministro Lupi, il decreto interministeriale sull'aumento delle tariffe autostradali è stato redatto e non è dunque ‘fantasma', come giustifica il fatto che non sia ancora pubblico e visionabile?”. Di fronte alle insistenze dei grillini, il ministro ci ha risposto che “il decreto non è fantasma”. Inoltre, Lupi, secondo i grillini, “si è limitato a lamentare l'impotenza del Governo e quindi del Parlamento di fronte ai contratti di concessione, per poi affermare, contraddicendosi, che sarebbe auspicabile aumentarele durate di tali contratti. Non pago – concludono -, il ministro ha anche affermato che la strada da seguire è quella del project financing, ovvero incentivare la partecipazione dei privati nella realizzazione e gestione delle infrastrutture. Un modello che in questo Paese ha già dato prova di garantire introiti e vantaggi ai soliti noti, salassando i semplici cittadini”.

LE PAROLE DEL MINISTRO – “Per quest'anno – ha infatti detto Lupi – si imporrà una revisione dei meccanismo delle concessioni autostradali. Si dovrà intervenire con una revisione in collaborazione con le commissioni parlamentari. Il sistema concessorio regolamentato da anni – ha affermato Lupi – deve essere rivisto a fronte di nuove regolamentazioni o di nuove regole che devono essere fatte laddove i contratti concessori vengono a scadere, in una discussione e in un confronto con le società autostradali. Noi dobbiamo immediatamente intervenire in dialogo con i concessionari autostradali per alleviare i disagi sulle categorie più deboli, attraverso un sistema di abbonamenti e lavorare di comune accordo tra Parlamento e commissioni per individuare anche con la Commissione europea formule che tengano conto di un contesto economico radicalmente diverso dal 2007”. Sempre usando un linguaggio molto politico, ha continuato dicendo che “quella delle concessioni autostradali è una questione che tutti i cittadini. È un grande fattore di competitività, il Governo continuerà a intervenire nel settore dell'autotrasporto, strategico per il nostro Paese. Mi auguro ci sia la possibilità di chiudere al tavolo del 15 gennaio, insieme alle società autostradali, su una forma di abbonamento per le categorie deboli, come i pendolari. Mi sembra che si debbano affermare alcune questioni principali: assoluta trasparenza, e per questo le commissioni sono il luogo adatto per discutere del tema; tre criteri in merito alle concessioni: tasso inflazione, recupero produttività e investimenti realizzati”.

QUELLO CHE SI POTREBBE FARE – Il ministro ha spiegato che “non si possono rinegoziare concessioni che sono regolamentate per legge e che prevedono contratti in essere. Quando il ministro Tremonti fece per decreto un blocco delle tariffe sulle concessioni in essere, non solo Governo e Parlamento dovettero tornare indietro sulla decisione ma addirittura rimborsare i 6 mesi precedenti: per un semplice principio, che in un paese come il nostro i contratti in essere e le leggi in vigore devono essere rispettati”. Altra cosa invece – ha aggiunto Lupi – è “verificare e contestare puntualmente che l'attuazione del sistema convenzionato e concessorio e le regole stabilite del 2007 e in vigore fossero puntualmente applicate. Non esiste la possibilità – ha precisato – che nel verificare l'aumento o la diminuzione di tariffe autostrali non si tenga conto del parametro degli effettivi investimenti che vengono realizzati a fronte di concessioni date su impegni contrattuali”. Il ministro ha spiegato che a fronte di una richiesta del 4,74% si è concesso un aumento medio complessivo del 3,9% e la metodologia degli aumenti è stata decisa d'intesa con il ministero dell'Economia.

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