Detroit rinascerà nell'autunno 2014

Detroit rinascerà nell'autunno 2014 Lo prevedono gli esperti. Le big three a gonfie vele. Obama: "qui è nato il jazz"

Lo prevedono gli esperti. Le big three a gonfie vele. Obama: "qui è nato il jazz"

30 Luglio 2013 - 05:07

Conosco molto bene Detroit, la capitale dell'auto, sede dei colossi General Motors, Ford e Chrysler (ora con Fiat): non ho mai saltato una edizione dell'Auto Show al Cobo Hall, come inviato del Corriere dello Sport-Stadio. Sorge di fronte al Canada, raggiungibile attraverso una galleria sotto al fiume che l'attraversa. Fino a molti anni addietro, in gennaio, le temperature anche di giorno erano abbondantemente sotto lo zero (fino a – 20°) e decolli e atterraggi erano a rischio. Adesso dispone di uno degli aeroporti più efficienti ed affollati d'America. Mi auguro che riemerga, con forza, dal Chapter 9, il capitolo della legge fallimentare che regola la bancarotta delle municipalità entro l'autunno del 2014. Questa la previsione degli esperti. L'amministratore straordinario Kerry Orr da 18 mesi ha tentato invano di porre fine a questa agonia della città del Michigan. La ricetta è quella di tagliare i costi gestionali, ristrutturare il debito e sanare il bilancio. E' una bancarotta che scuote l'America con un debito che sfiora 20 miliardi di dollari, il più grande fallimento nella storia degli Stati Uniti. “Una metropoli schiacciata dal suo stesso peso” ha scritto Detroit Free Press, e nella cartina pubblicata dal quotidiano risalta subito all'occhio che nell'estensione di Detroit ci stanno dentro Boston, San Francisco e perfino Manhattan. Ma in questo spazio esagerato vi abitano 700 mila persone contro quasi tre milioni e le tasse non bastano più a sanare il deficit. Un fallimento che coincide con un periodo di fantastica rinascita della sua industria automobilistica con i marchi General Motors, Ford e Chrysler-Fiat che contribuiscono all'attuale ripresa economica Usa. Da una parte un capitalismo privato che torna agli utili e dall'altro una istituzione pubblica che affonda. Diversi i fattori che hanno influito sui problemi economici di Detroit, tra cui il calo di un quarto degli abitanti tra il 2000 e il 2010 (erano 1,8 milioni negli Anni Cinquanta), così come la fuga di imprese e classe media che hanno diminuito le entrate fiscali. In una città dove ogni sera il 45% dei lampioni viene spento per mancanza di elettricità, dove le scuole chiudono e l'assistenza sanitaria è in emergenza.

DICHIARATO ANTICOSTITUZIONALE IL FALLIMENTO – Il giudice Rosemarie Aquilina ha contestato il diritto del governatore di fare dichiarare bancarotta alla città, dichiarando anticostituzionale la decisione. A sua volta il governatore ha fatto ricorso. “L'occasione è opportuna per rimediare a 60 anni di declino” ha detto un socio del Detroit Athletic Club, il circolo più esclusivo della città. Per gli esperti la rinascita in un anno.

RISTRUTTURAZIONE FORZATA – La superficie passerà da 358 a 191 kmq. Una Detroit progettata per avere 5 milioni di abitanti deve ripartire da zero: un terzo della città sarà demolito e ricostruito. Un vero e proprio processo di downsizing, di restringimento. Basta dare un'occhiata all'Eight Mile, la grande arteria che divide Detroit fra i quartieri fatiscenti, come Briggs, dominio di gang (dove le case senza finestre vengono saccheggiate e svuotate di tutto e poi bruciate), abitati da afroamericani e gli eleganti sobborghi che si affacciano sul lato nord come Evergreen dove ci sono ville ed appartamenti lussuosi dove risiedono i ricchi quasi sempre bianchi. Gli edifici abbandonati non si contano più, circa 120 mila e le ruspe ne abbattono in media 3.000 all'anno. Una città violenta nei sobborghi, con elevato numero di omicidi, di rapine.

L'ALTRA DETROIT – Basta però risalire Woodward Avenue per scoprire la vera Detroit, quella dell'industria dell'auto in forte ripresa con le Big Three in grande evidenza, quella degli hotel di lusso come MGM Grand Detroit, The Westin, Hilton, Metropolitan e ristoranti chic, uno ha una sala girevole che fa vedere all'alto la città e dove bistecche, aragoste e granchi sono vere leccornie. Da non perdere Giovanni's il migliore in assoluto.

COBO HALL, IL TEMPIO DELL'AUTO E DELLA BOXE – L'America dell'auto è rinata e all'Auto Show di Detroit, una della rassegne meglio organizzate al mondo, in gennaio se ne avuta una conferma. Stand eleganti, sala stampa super efficiente in grado di ospitare 4.500 giornalisti provenienti da tutto il mondo. Il Cobo Hall è stato progettato da Gino Rossetti nel 1960. E' un centro congressuale, con adiacente il Joe Luois Arena: ha ospitato in passato incontri di box ed è servito dalla Detroit People Mover con la propria stazione. All'offensiva dell'Europa con sportive premium da sogno come Porsche 911 Cabrio, Mercedes SL roadster, Mini roadster, Bmw Serie 3, VW Jetta Hybrid, Golf e Beetle elettrica E-Bugster, Audi Suv Vail, Volvo XC 60 Hybrid, i marchi di casa hanno risposto con idee forti: dalla Dogde Dart del Gruppo Chrysler con Dna Alfa, alla Ford Fusion e alla Cadillac ATS.

OBAMA: A DETROIT NACQUE IL JAZZ – “Nessuno sa esattamente quando iniziò il jazz – ha detto il presidente Barack Obama, nel suo discorso pronunciato in occasione del Performance at the White House: the Motown Sound – ma sappiamo tutti da dove viene la Motown: nella cantina di una casa sul West Grand Boulverd della Motor City, Detroit. E sappiamo che cominciò con un uomo chiamato Berry Gordy. Dal 1961 al 1971, Motown firmò 110 successi da Top Ten di artsiti come Marvin Gaye, The Temptations, The Four Tops e The Supremes. E da quella miscela di versi serrati, di melodie e profondo soul nacque a linea di confine fra musica bianca e nera. Canzoni come Dancing in The Streets e Whats' Going Go divennero l colonna sonora dell'era dei diritti civili. La Motown ci ha insegnato che quello che ci unisce sarà sempre più forte di quello che ci divide”.

CHRYSLER CREDE IN DETROIT – “Chrysler Group, controllata da Fiat, crede nella città di Detroit e nella sua gente e ci impegneremo a giocare un ruolo positivo nella sua rivitalizzazione”. La storia di Chrysler è del resto legata a doppio filo con quella della città di Detroit fin dal 1925, quando la società è stata fondata, per poi passare nelle mani di Daimler-Benz, del fondo Cerberus Capital Management e infine di Fiat. Proprio sotto il controllo del Lingotto e la guida dell'amministratore delegato Sergio Marchionne, Chrysler si è lasciata alla spalle il baratro dell'amministrazione controllata del 2009 e degli aiuti federali miliardari (tutti restituiti), contribuendo alla ripresa del settore auto. La rinascita di Detroit era diventata il tema dello spot pubblicitario che Chrysler aveva mandato in onda durante il Super Bowl del 2011, la finale del campionato di football americano e l'evento televisivo più seguito negli Stati Uniti: il rapper Eminem celebrava la città e la produzione Chrysler, “questa è Motor City e questo è quello che facciamo”. Le immatricolazioni sono in rialzo da 39 mesi consecutivi (+8% in giugno e +9% nei primi sei mesi del 2013). Il New York Times ha elogiato il ruolo del Gruppo timonato dall'ad Marchionne per dare ossigeno ad una città in difficoltà: nello stabilimento di Jefferson North viene assemblato il veicolo più redditizio sul mercato, la Jeep Grand Cherokee. L'impianto produce profitti annuali da due miliardi di dollari e contribuisce alla salute di Chrysler, terzo produttore di auto americano. Ma anche General Motors e Ford scommettono ed investono su Detroit.

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