Cuneo: la Polstrada sventa una maldestra truffa assicurativa

Tre ragazzi denunciati per aver tentato di truffare una compagnia. Questo il risultato al termine di mesi e mesi di indagini

6 giugno 2012 - 10:33

Sviluppi imprevidibili per un apparentemente banalissimo incidente stradale avvenuto qualche mese fa a Cuneo. Il comando della Polizia Stradale del capoluogo, dopo una laboriosa indagine, ha incastrato i maldestri responsabili di una tentata truffa a una compagnia assicurativa. Ecco la ricostruzione dei fatti.

TOCCATA E FUGA – Lo scorso novembre la Polizia Stradale del capoluogo era intervenuta per i normali rilievi in occasione di un incidente tra due vetture. Il conducente di quella che l'aveva provocato, una Peugeot 207, era fuggito senza prestare soccorso alla donna che guidava l'altro veicolo, un fuoristrada Toyota, che era rimasta ferita. Circa un'ora dopo l'incidente s'era presentato sul posto il proprietario dell'auto investitrice, il 26enne F. R., residente a Roccavione, dichiarando che l'auto gli era stata rubata mentre lui era in discoteca. Il ragazzo era accompagnato da un coetaneo, E. D., anch'egli di Roccavione, che confermava la circostanza: il furto era stato scoperto quando i due erano usciti dal locale e non avevano più trovato l'auto. Nelle ore successive, infatti, l'intestatario della vettura provvedeva a denunciarne regolarmente il furto.

QUALCOSA NON QUADRA – Tuttavia, alcune circostanza non avevano convinto gli agenti. Innanzitutto, la Peugeot non appariva forzata, il che delegittimava in parte l'ipotesi di furto. Inoltre, a bordo non erano state rinvenute le chiavi. Gli agenti, quindi, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica di Cuneo, Alberto Braghin, avevano avviato un'indagine approfondita su una vicenda che appariva sospetta. Innanzitutto erano stati effettuati rilievi biologi sul sangue rinvenuto all'interno della Peugeot per tentare di identificare chi era alla guida mediante l'esame del DNA, mentre le verifiche tecniche sul traffico telefonico del cellulare del proprietario avevano mappato tutte le chiamate effettuate e ricevute quel giorno e le celle delle diverse zone da dove erano avvenute le comunicazioni. I sospetti degli inquirenti si sono ben presto concentrati su F. B., un ventenne di Roccavione: i tabulati telefonici dimostravano che aveva parlato al telefono con il proprietario della 207 e che il suo cellulare era agganciato, all'ora dell'incidente, a una cella operante nella zona. Il magistrato, quindi, ha sferrato il colpo chiedendo al sospettato di sottoporsi all'esame biologico per confrontare il suo DNA con quello relativo al sangue trovato sulla vettura.

I TRE COMPARI – A quel punto, c'è stata la confessione ed è stata svelata la messinscena: il proprietario della Peugeot aveva prestato la vettura a F. B., suo amico, il quale aveva sfortunatamente avuto l'incidente. I sospetti del magistrato è che il ragazzo fosse in stato di ebbrezza, il che giustificherebbe la sua fuga. Per proteggere l'amico, evitare di fargli pagare i danni all'auto semidistrutta (la foto mostra le sue condizioni dopo l'urto) e ricavarne comunque qualcosa, i due si sono inventati il furto, utilizzando E. D., il terzo amico, come testimone. Tutti e tre i ragazzi sono stati denunciati a piede libero qualche giorno fa: il 20enne F. B. quale responsabile dell'incidente (dato il tempo trascorso, il suo stato di ebbrezza al momento del sinistro non ha potuto essere confermato) e dell'omissione di soccorso nei confronti della vittima, il 26enne F. R. per simulazione di reato per aver denunciato il furto inesistente dell'auto e quindi per la tentata truffa a danno della compagnia assicurativa alla quale aveva richiesto il risarcimento e, infine, il suo amico E. D. per favoreggiamento.

UN COSTOSO LAVORO PAGATO DA TUTTI – A margine della vicenda che ha sporcato la fedina penale dei tre giovani incoscienti c'è da rilevare che la complessa attività investigativa necessaria a incastrarli ha mobilitato per settimane agenti di polizia, tecnici, magistrati, esperti di telecomunicazioni e biologi. Tutti i costi (elevati) di queste prestazioni vengono ovviamente sostenuti dalla comunità ed è triste constatare come il lavoro di queste persone, invece di essere impiegato per contrastare la grande criminalità, debba essere utilizzato per smascherare tali stupide macchinazioni che, quando riescono (e chissà quante volte riescono), contribuiscono tra l'altro a far lievitare i premi assicurativi a danno degli automobilisti.

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