Crisi dei lavori stradali: effetto domino sui macchinari

La crisi dei lavori stradali sta colpendo i produttori di impianti e macchinari per la realizzazione e la manutenzione delle strade

6 settembre 2013 - 6:00

La recessione non risparmia niente e nessuno: la crisi morde anche le aziende che lavorano nel settore dei lavori stradali.

VENDITE A PICCO – Le immatricolazioni di macchine per la realizzazione e la manutenzione delle strade sono infatti passate dalle 1.700 del 2002 alle 170 previste per fine 2013. Il drammatico dato emerge da un'analisi del Siteb (l'Associazione italiana bitume asfalto e strade) sullo stato di salute del settore. Il comparto dei lavori stradali ha visto negli ultimi anni dimezzarsi la produzione di conglomerato bituminoso per l'asfaltatura e la riparazione dei manti, scesa dagli oltre 44 milioni di tonnellate del 2006 a circa 23 milioni nel 2012 (-18% 2012 vs 2011). Parliamo di finitrici, ovvero le macchine utilizzate per stendere il manto asfaltico, le frese (necessarie per asportare la superficie stradale da sostituire) e i rulli per la compattazione. Negli ultimi tre anni (2011-2013) il crollo delle vendite in Italia è stato anche superiore al 60% per finitrici e rulli, mentre negli ultimi 10 anni la diminuzione la contrazione del mercato ha toccato quota 90%: quest'anno si metterà su strada solo il 10% delle macchine nuove immatricolate nel 2002 (da 1.700 a 170).

UN FALLIMENTO VIA L'ALTRO – Lo scenario non cambia se si prendono in considerazione i nuovi impianti per la produzione del conglomerato bituminoso (la miscela tra pietrisco e bitume per l'asfaltatura): nel 2012, ne sono stati costruiti e venduti 3 e solo uno nell'anno in corso. Prima che la crisi si acuisse (2009), la media si aggirava intorno 15-20 nuovi impianti realizzati ogni anno. Fino al 2008 erano infatti attivi in Italia almeno 650 impianti; oggi ne restano circa 300, di cui 100 sono fermi per mancanza di lavori. “Il collasso delle vendite di macchinari e impianti pone una seria ipoteca sul futuro dei lavori stradali e attesta l'obsolescenza del parco mezzi in circolazione – evidenzia il presidente Siteb, Carlo Giavarini -. Queste cifre, insieme a quelle sul crollo della produzione di conglomerato bituminoso, danno un'idea di quanto sia a tinte fosche lo scenario per le aziende del settore stradale che oggi sopravvivono soprattutto grazie alle vendite dirette verso l'estero. Ogni settimana, registriamo nuovi fallimenti e, a parte gli ovvi e fondamentali problemi connessi alla sicurezza stradale, stiamo perdendo un patrimonio, quello delle nostre strade, dal valore elevatissimo”.

SICUREZZA STRADALE A RISCHIO – D'altronde, i lavori di costruzione e manutenzione delle strade hanno toccato nel 2012 la quota più bassa registrata negli ultimi 20 anni. La produzione di asfalto (indice della quantità di lavori stradali compiuti) è passata in pochi anni dai 44-45 milioni di tonnellate annui che il Paese utilizzava per tenere in sicurezza e rinnovare la pavimentazione stradale di 7 anni fa, ai 29 milioni registrati nel 2010 e nel 2011, fino a chiudere il 2012 con una produzione ferma a circa 27 milioni di tonnellate, a fronte delle 40 ritenute necessarie a garantire la sicurezza sulle nostre strade. Tutto questo va a discapito della sicurezza stradale: troppo spesso, sono i Comuni in particolare a risparmiare sulla manutenzione. E per coprire vecchie buche, si usa sovente materiale di bassa qualità, col risultato che il rattoppo è peggio del danno. Se si usa asfalto non adatto, se si mira al massimo risparmio, se gli ente locali danno l'appalto a ditte che lavorano “al minimo”, è chiaro che – magari coi freddi del prossimo inverno – le buche ritorneranno più profonde e pericolose di prima.

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