Crash test Polestar 1: il video della prima auto in fibra di carbonio

Polestar risparmia 500 kg con la fibra di carbonio, il video del crash test mostra la sicurezza dell’auto quasi completamente in composito

Crash test Polestar 1: il video della prima auto in fibra di carbonio
La Polestar 1 ha sempre meno segreti da quando il brand Polestar, diventato Costruttore, ha annunciato le prevendite della prima coupè della gamma individuale e indipendente da Volvo (e Geely), di cui è stato partner fino all'apertura del primo centro tecnologico Polestar in Europa. Il primo video pubblicato del crash test è particolarmente interessante poiché mostra, anche se per brevi istanti, quanto è convenuto realmente sviluppare un'intera auto in fibra di carbonio (solo il pianale e i longheroni anteriori sono di acciaio stampato). Un lavoro che ha permesso di risparmiare circa 500 kg di peso e irrobustire molti pannelli  - come il tetto - che sono diventati più sottili rispetto all'acciaio.

LA PRIMA AUTO "DI SERIE" IN FIBRA DI CARBONIO

La Polestar1 è la prima di una gamma di 4 modelli ibridi/elettrici annunciati da Polestar esclusivi, nel prezzo (i prezzi partono da circa 155 mila euro per la Polestar1) ma soprattutto per i contenuti tecnologici: è ufficialmente una delle prime auto che nasconde in un aspetto da berlina 2 porte soluzioni destinate a supercar da pista e auto da nababbi. Il largo impiego di fibra di carbonio che ha interessato praticamente la quasi totalità del corpo vettura, è solo un esempio, che nel video del crash test diventa l'oggetto di attenzione che decreta quanto è sicura la supercar diventata superleggera.

IL CRASH TEST CHE NON SI VEDE TUTTI I GIORNI

Normalmente l'Euro NCAP non prende in considerazione auto costruite i fibra di composito poiché difficilmente rientrano nei numeri di vendite tali da avere una rilevanza globale. Ecco perché Polestar ha voluto mostrare, in un crash test a 56 km/h con frontale pieno cosa succede alla scocca costruita in polimero rinforzato con fibra di carbonio. La prova eseguita presso il Volvo Cars Safety Center a Göteborg, in Svezia, è sicuramente meno invasiva rispetto a un impatto con offset, che concentra l'energia in una zona inferiore al 50% del frontale, ma comunque fa intuire come lavora la struttura costruita interamente in fibra di carbonio nel video qui sotto.

COME SI COMPORTA LA FIBRA DI CARBONIO

"Eravamo davvero entusiasti di questo crash test -. afferma Thomas Ingenlath, Chief Executive Officer di Polestar - il primo crash test di Polestar 1 è stato quello di esplorare l'ignoto". A differenza dell'acciaio che in caso di impatto dissipa l'energia nelle zone ad assorbimento controllato appositamente progettate, la fibra di carbonio in caso di urto dissipa l'energia spaccandosi. Una differente reazione meccanica che ha portato i tecnici ad osservare in particolare la zona dell'auto dove l'acciaio del pianale e quella che viene definita per la forma "libellula" in materiale composito lavorano in sinergia. "Il risultato di questo primo crash test convalida la decisione di costruire il corpo della Polestar 1 in fibra di carbonio. - spiega Zef van der Putten, responsabile per la fibra di carbonio di Polestar - Conferma che la fibra di carbonio sopporta i più alti standard di sicurezza. Questo è un esempio di come Polestar lanci lo sviluppo della nuova tecnologia in Volvo Car Group".

CURIOSITA' IN CARBONIO DELLA POLESTAR

1 Gli unici commenti ufficiali che trapelano da Polestar sul crash test dicono che "l'energia rimanente è stata attenuata dai pannelli del corpo in fibra di carbonio, la struttura è rimasta rigida e non mostrava segni di flessione o disallineamento dopo l'incidente". In attesa di scoprire anche i risultati delle altre prove di impatto eseguite e come i manichini reagiscono alle forze d'urto (la struttura e i sistemi di ritenuta vengono progettati normalmente per ridurre al minimo l'energia che arriva agli occupanti dopo l'urto, ma in questa prova non se ne parla), è davvero interessante scoprire che la fibra di carbonio rinforzata sulla Polestar 1 è praticamente ovunque: verrà utilizzata nel cofano della vettura, nel bagagliaio, nei pannelli laterali, nelle portiere e nella struttura del tetto, che diventa più sottile rispetto a un tradizionale tetto di acciaio e permette di avere una linea più bassa. Poi c'è la famosa libellula, un rinforzo che unisce i due lati della scocca e lavora con il pianale di acciaio per aumentare la rigidità torsionale della Polestar 1.

Pubblicato in Crash test il 02 Novembre 2018 | Autore: Donato D'Ambrosi


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