Corte di Cassazione Civile, sezione seconda – Sentenza n. 922 del 15/01/2009

Circolazione stradale - Art. 186, 203, 205 e 223 del Codice della Strada - La sospensione della patente nel caso previsto dall'art. 223 C.d.S., comma 3 costituisce da parte del Prefetto un "atto...

27 Dicembre 2009 - 12:12

Circolazione stradale – Art. 186, 203, 205 e 223 del Codice della Strada – La sospensione della patente nel caso previsto dall'art. 223 C.d.S., comma 3 costituisce da parte del Prefetto un “atto dovuto”, in relazione al quale al Prefetto è conferita discrezionalità solo in relazione alla durata della misura, dovendosi sempre irrogare la sospensione a seguito della denuncia per uno dei su detti reati. Non opera, quindi, da parte del Prefetto, l'obbligo di dare all'interessato notizia di avvio del procedimento amministrativo nè l'adozione del provvedimento rendeva necessaria la formulazione del giudizio di responsabilità.

FATTO E DIRITTO

I. P. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza indicata in epigrafe con cui il Giudice di Pace aveva rigettato l'opposizione dal medesimo proposta avverso l'ordinanza di sospensione della patente di guida disposta in relazione al verbale di accertamento della contravvenzione elevato per violazione dell'art. 186 C.d.S..

Il Giudice di Pace rilevava innanzitutto che gran parte dei motivi dedotti con l'opposizione non potevano essere oggetto di impugnazione e di delibazione, perchè relativi al verbale di contravvenzione per violazione dell'art. 186 C.d.S., oggetto di ricorso amministrativo su cui il Prefetto non aveva ancora provveduto; respingeva quindi gli altri motivi di opposizione, osservando che in materia di sospensione della patente, che ha natura di misura cautelare, non opera l'obbligo di dare all'interessato notizia di avvio del procedimento amministrativo nè l'adozione del provvedimento rendeva necessaria la formulazione del giudizio di responsabilità, trattandosi di atto dovuto in ordine al quale al Prefetto è conferito un potere discrezionale soltanto quanto alla durata della misura.

Non ha svolto attività difensiva l'intimato.

Attivatasi procedura ex art. 375 cod. proc. civ. il Procuratore Generale ha inviato richiesta scritta di rigetto del ricorso per manifesta infondatezza.

Il ricorso è manifestamente infondato.

Con il primo motivo il ricorrente,lamentando violazione e falsa applicazione dell'art. 112 cod. proc. civ. nullità della sentenza e del procedimento (art. 360 c.p.c., n. 3) censura la decisione gravata che non aveva preso in esame tutta una serie di motivi che con l'atto di opposizione il ricorrente aveva proposto avverso il verbale di contravvenzione elevato ai sensi dell'art. 186 C.d.S..

Con il secondo motivo il ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt. 223, 204, 205 C.d.S., della L. n. 689 del 1981, artt. 22 e 23 censura la sentenza che aveva limitato l'indagine alla mera regolarità formale dell'ordinanza di sospensione senza compiere il necessario accertamento in ordine alla sussistenza di fondati elementi di responsabilità.

Con il terzo motivo il ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione dell'art. 204 C.d.S., della L. n. 689 del 1981, art. 23 deduce che la sentenza avrebbe dovuto dichiarare l'illegittimità del provvedimento opposto – sanzione accessoria disposta in via preliminare e provvisoria – per effetto dell'annullamento ex tunc del verbale di contestazione impugnato: non essendosi il Prefetto pronunciato sul ricorso nel termine perentorio, lo stesso doveva ritenersi accolto.

Con il quarto motivo il ricorrente denuncia che la sentenza sarebbe affetta da omessa insufficiente e contraddittoria motivazione, essendo il Giudice di Pace pervenuto alla decisione di rigetto, pur avendo accertato che il Prefetto non si era pronunciato sul ricorso.

I motivi, che – essendo strettamente connessi – vanno esaminati congiuntamente, vanno disattesi.

La sentenza impugnata correttamente non ha preso in esame i motivi proposti avverso il verbale di contravvenzione elevato in relazione alla violazione dell'art. 186 C.d.S., non assumendo alcun rilevo in tale sede la legittimità o meno del relativo verbale.

Infatti, in tema di violazione delle norme del codice della strada, poichè l'art. 186 C.d.S., comma 2, di detto codice (“guida sotto l'influenza dell'alcool”) prevede le sanzioni penali dell'arresto e dell'ammenda, oltre quella accessoria della sospensione della patente, il processo verbale che accerti siffatto illecito, in quanto costituente una vera e propria “notitia criminis”, non rientra nella giurisdizione del giudice civile, in particolare di quello di pace, di cui all'art. 204 bis C.d.S. in relazione alla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 22 infatti, il presupposto della eccezionale opponibilità del verbale di infrazioni al codice della strada risiede nella sua potenziale attitudine a divenire titolo esecutivo, ponendosi, per l'effetto, come atto terminale del procedimento sanzionatorio in luogo dell'ordinanza ingiunzione (così giustificando l'immediata opposizione in sede giurisdizionale), mentre, nel caso delle suddette violazioni (nella specie, guida in stato di ebbrezza), il medesimo verbale di accertamento – con il quale gli organi accertatori si limitano a constatare il fatto, ma non procedono a contestazione, essendo, invece, tenuti a farne rapporto all'autorità giudiziaria inquirente – è privo di tale potenziale efficacia, e non è, pertanto, direttamente impugnabile in sede giurisdizionale (Cass. 17342/2007; 13207/2005).

D'altra parte, la sospensione della patente nel caso previsto dall'art. 223 C.d.S., comma 3 – adottata cioè nelle ipotesi di reato per le quali è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, diverse da quelle indicate nell'art. 222 C.d.S., comma 2 (che riguarda le lesioni personali e l'omicidio colposo) – secondo quanto già affermato da questa Corte (Cass. 26 luglio 2001, n. 10176), costituisce da parte del Prefetto un “atto dovuto”, in relazione al quale al Prefetto è conferita discrezionalità solo in relazione alla durata della misura, dovendosi sempre irrogare la sospensione a seguito della denuncia per uno dei su detti reati.

Tale principio si evince dal raffronto fra il disposto dell'art. 223 C.d.S., commi 1 e 2 che regolano la sospensione della patente nelle ipotesi di reato previste dall'art. 222 C.d.S., comma 2, e il disposto del comma 3.

In caso di violazioni del codice della strada dalle quali siano derivati danni alle persone, il combinato disposto dell'art. 223 C.d.S., commi 1 e 2 prevede l'invio al Prefetto e alla Direzione generale della M.C.T.C., da parte dell'organo accertatore, tramite il proprio comando o ufficio, entro dieci giorni, di copia del rapporto e del verbale di contestazione della violazione.

Il Prefetto, sentito il competente ufficio di detta Direzione generale, che deve esprimere il proprio parere entro quindici giorni dalla ricezione del rapporto, dispone “ove sussistano fondati elementi di una evidente responsabilità”, la sospensione provvisoria della patente, ordinando all'intestatario di consegnarla entro cinque giorni dalla comunicazione dell'ordinanza di sospensione.

Per tutte le altre ipotesi, in cui la violazione del codice della strada commessa costituisce di per sè reato per il quale è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente, l'art. 223 C.d.S., comma 3 prevede invece il ritiro immediato della patente all'atto dell'accertamento da parte dell'organo accertatore il quale – oltre a trasmettere “senza ritardo”, a norma dell'art. 220 C.d.S., al pubblico ministero la notizia di reato – deve trasmettere la patente, unitamente al rapporto, entro dieci giorni, tramite il proprio comando o ufficio, alla Prefettura del luogo della commessa violazione.

Detto comma dell'art. 223 C.d.S. dispone che “il Prefetto, ricevuti gli atti, dispone la sospensione provvisoria della validità della patente di guida fino al massimo di un anno”.

La categoricità della formula usata dal legislatore, l'attribuzione all'organo accertatore dell'obbligo di ritiro immediato della patente, la mancata previsione della richiesta del parere all'organo tecnico e dell'accertamento da parte del Prefetto di “fondati elementi di evidente responsabilità”, mostrano chiaramente la voluntas legis di ricollegare direttamente la sospensione cautelare della patente di guida alla denuncia da parte degli organi accertatori per uno dei reati, diversi da quelli indicati all'art. 222 C.d.S., comma 2.

Ciò in base a una valutazione legislativa di maggiore evidenza della prova, in relazione alle fattispecie di reato previste dal codice della strada alle quali si riconnette tale procedura nella irrogazione della sanzione accessoria del ritiro della patente.

L'interessato, a norma dell'art. 223 C.d.S., u.c. ha diritto di impugnare immediatamente in sede giurisdizionale il provvedimento di sospensione (Cass. 6639/2002).

Ne consegue che fuori luogo è il riferimento alla illegittimità del verbale di contravvenzione o all'omessa pronuncia del prefetto nel termine perentorio.

Non va adottata alcuna statuizione in ordine alla regolamentazione delle spese relative alla presente fase, non avendo l'intimato svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

fonte – semaforoverde

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