Corte Cassazione Penale, sezione quarta – Sentenza n. 7302/2010

Corte Cassazione Penale, sezione quarta – Sentenza n. 7302/2010 Circolazione stradale - Artt. 186

Circolazione stradale - Artt. 186, 187 e 220 del Codice della Strada - Reato - Principio di immutabilità del reato - Il principio di immutabilità del fatto contestato è inteso come...

7 Novembre 2010 - 01:11

Circolazione stradale – Artt. 186, 187 e 220 del Codice della Strada – Reato – Principio di immutabilità del reato – Il principio di immutabilità del fatto contestato è inteso come immutabilità della situazione di fatto rispetto alla quale l'imputato è chiamato a difendersi, e non già come immutabilità della definizione giuridica del fatto.

RILEVATO IN FATTO

Il Tribunale di (OMISSIS) in sede di riesame sollecitato da V. M. A. avverso decreto di sequestro preventivo dell'autovettura della stessa V., reso dal Gip presso il Tribunale di (OMISSIS) con riferimento ad un episodio di guida in stato di ebbrezza alcolica, ha rigettato la domanda proposta.

La V. ha proposto ricorso per cassazione avverso il provvedimento appena sopra richiamato e ne ha domandato l'annullamento.

Il ricorso è stato deciso all'udienza camerale del 2/10/2009 dopo il compimento delle incombenze stabilite dal codice di rito.

RITENUTO IN DIRITTO

La ricorrente denunzia: violazione ed erronea applicazione dell'art. 324 c.p.p., comma 7 e art. 309 c.p.p., comma 9; nullità della gravata ordinanza.

La ricorrente evidenzia come il sequestro sia stato operato dalla polizia municipale di (OMISSIS) ai sensi dell'art. 187 C.d.S., comma 7 per essersi la stessa, in occasione di un incidente stradale occorsole mentre era alla guida del proprio autoveicolo si rifiutava di sottoporsi alle analisi finalizzate all'accertare la presenza, nel suo organismo, di sostanze stupefacenti o psicotrope. La convalida del GIP era pronunziata a fronte della rilevazione della configurabilità del diverso reato di cui all'art. 186 C.d.S. (guida in stato di ebbrezza alcolica) rispetto al quale era considerato il pericolo di reiterazione del reato. La ricorrente sottolineava che il Tribunale del riesame aveva confermato la legittimità del provvedimento del GIP reso con richiamo a reato diverso da quello attribuito all'indagata ritenendo di poter confermare il provvedimento per ragioni diverse da quelle indicate nel provvedimento stesso sicchè denunziava l'errore di una decisione che era stata assunta sulla base di una figura di reato non portata a conoscenza dell'indagato nel provvedimento impositivo del vincolo e che si fondava non su una diversa qualificazione del fatto contestato ma su un fatto diverso.

Osserva questa Corte che perfino in materia de libertate il principio di immutabilità del fatto contestato è inteso come immutabilità della situazione di fatto rispetto alla quale l'imputato è chiamato a difendersi e non già come immutabilità della definizione giuridica del fatto (Cass. Pen. Sez. 2 2/3/2000 n. 4638) fermo restando che il giudice del riesame, a differenza del giudice di appello, è giudice di merito senza limiti di devoluzione e il suo giudizio può essere determinato sulla base degli elementi addotti dalle parti nel corso dell'udienza (cass Pen. Sez. 1 9/9/1996 n. 2070). Nel caso che ne occupa è la stessa ricorrente ad avere ben chiaro di essersi rifiutata di sottoporsi alle analisi finalizzate al accertare la presenza, nel suo organismo, di sostanze stupefacenti o psicotrope sicchè il Tribunale del riesame non ha considerato nuove o diverse risultanze probatorie ma ha diversamente qualificato, ai soli fini del procedimento stesso di riesame, il titolo di reato per il quale doveva essere scrutinata la legalità del sequestro adottato oltretutto misurata sulla eguale doverosità della applicazione della sanzione della confisca obbligatoria tanto nella ipotesi di qualificazione ex art. 186 C.d.S. quanto nella ipotesi di qualificazione del fatto ex art. 187 C.d.S., comma 8. La singolarità del caso sottoposto a giudizio è che tanto per il titolo di reato indicato dal GIP quanto per il diverso titolo di reato individuato nella stessa condotta dell'indagata dal Tribunale del riesame identica è la previsione di confisca obbligatoria e identiche sono le ragioni per le quali il sequestro preventivo è imposto dalla legge. Invero la obbligatorietà della confisca si spiega poi in un sistema di legge che individua, nella prospettiva del sequestro del bene, una relazione di specificità, stabilità e indissolubilità, tra la libera disponibilità della vettura di proprietà guidata senza limiti di controllo e la reiterazione del reato contestato.

Infatti in tema di sequestro preventivo, la nozione di cosa pertinente al reato deve essere collegata alla finalità di impedire che la disponibilità della cosa da parte dell'indagato costituisca un pericolo di aggravamento o protrazione delle conseguenze del reato ovvero di agevolazione della commissione di altri reati, sempre che esista una relazione specifica e stabile tra la cosa sottoposta a sequestro e la condotta illecita e purchè risulti probabile che, in caso di libera disponibilità della cosa, la condotta vietata venga reiterata (Cass. Sez. 6, sent. n. 42982 del 11-11-2003). Nel caso che ne occupa le due qualificazioni del medesimo fatto comportano lo stesso pericolo di reiterazione e le stesse misura di legge che il GIP ha applicato e il Tribunale del riesame ha applicato mediante rigetto della richiesta di riesame.

Il ricorso deve essere rigettato e la ricorrente deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M.

[La Corte] Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.

fonte – semaforoverde.it

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