Corte Cassazione Penale, sezione quarta – Sentenza n. 36352/2010

Corte Cassazione Penale, sezione quarta – Sentenza n. 36352/2010 Circolazione stradale - Art. 186 del Codice della Strada - Reato di guida in stato di ebbrezza - Sequestro preventivo del veicolo - Nell'ipotesi più grave del reato

Circolazione stradale - Art. 186 del Codice della Strada - Reato di guida in stato di ebbrezza - Sequestro preventivo del veicolo - Nell'ipotesi più grave del reato, il ...

22 Novembre 2010 - 06:11

Circolazione stradale – Art. 186 del Codice della Strada – Reato di guida in stato di ebbrezza – Sequestro preventivo del veicolo – Nell'ipotesi più grave del reato, il sequestro preventivo è finalizzato alla confisca obbligatoria dell'autovettura, anche se in comproprietà con altra persona, in quanto la libera disponibilità del bene, sia pure da parte di un terzo di buona fede, può determinare la protrazione del fatto criminoso nel tempo o l'aggravamento delle sue conseguenze.

FATTO E DIRITTO

L. E. ricorre in cassazione avverso l'ordinanza, in data 18 maggio 2009, del Tribunale di (OMISSIS), sezione Riesame, con cui è stato confermato il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP presso il medesimo Tribunale dell'autovettura Ford Fiesta targata (OMISSIS) nell'ambito del procedimento a suo carico per il reato di guida in stato di ebbrezza.

Con un unico motivo si denuncia violazione di legge con riferimento all'art. 321 c.p.p..

Si censura l'impugnata ordinanza per non avere il Tribunale rilevato la mancanza del “periculum in mora”, elemento necessario per legittimare il provvedimento cautelare reale de quo.

Si argomenta che, essendo stata sospesa la patente di guida all'indagato, mai lo stesso potrebbe compiere un'ulteriore condotta criminosa analoga a quella addebitata. Inoltre, l'incensuratezza del ricorrente fa presupporre che egli si asterrà dal reiterare il reato.

Infine, si rileva che proprietaria dell'autovettura oggetto del provvedimento è di fatto e di diritto la moglie, D. S. A. L. T., la quale utilizza quotidianamente il veicolo per le sue necessità, e la stessa paga le rate per il suo acquisto. La comproprietà del bene deriva dall'essere stato acquistato in costanza di matrimonio ed essendo i due coniugi in comunione di beni, l'autovettura rientra nel patrimonio comune.

L'unico motivo, sia pure nelle sue diverse articolazioni, è manifestamente infondato sicchè il ricorso va dichiarato inammissibile.

Per quanto riguarda la sussistenza del periculum in mora l'argomentazione del ricorrente è del tutto inaccettabile.

Non sarà certo la sospensione della patente di guida a poter impedire materialmente l'utilizzo dell'autovettura, atteso che essa rimane, comunque, nella disponibilità dell'indagato. Non tiene, per altro, conto il ricorrente, che una volta motivata congruamente la sussistenza del fumus commissi delicti (come fatto dal Tribunale) il sequestro preventivo è finalizzato alla confisca obbligatoria dell'autovettura, sancita dall'art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), atteso che il tasso alcolemico accertato supera l'1,5 g/l.

Appare evidente, dunque, che, fino all'esito del giudizio, e sempre che sussista il “fumus” del reato, non può essere disposta la restituzione del veicolo, posto che, a voler ritenere consentita la restituzione dello stesso, potrebbe verificarsi una situazione di impossibilità di confisca della “res”, in caso di condanna (o di applicazione della pena), non potendo certo escludersi che il soggetto interessato, una volta ottenuta la restituzione del veicolo, ceda poi a terzi, nelle more del giudizio e prima della sentenza di condanna (o di applicazione della pena), il veicolo stesso: d'altra parte non è neanche prevista la confisca per equivalente.

In sede di riesame di decreto di sequestro preventivo di un veicolo in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza ex art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), (o di rifiuto di sottoporsi al test strumentale), deve pertanto attribuirsi rilievo al fatto che esso tende, anche, a prevenire la commissione di altri reati e risponde allo scopo di sottrarre alla disponibilità dell'indagato la res, che se rimanesse in suo possesso, potrebbe agevolare la realizzazione di nuovi fatti criminosi della stessa indole.

Presupposto, sotto tale ottica, del sequestro preventivo è che l'indagato abbia, a qualsiasi titolo, la completa disponibilità dell'autovettura nel senso che essa non sia stata puramente occasionale.

Nel caso di specie emerge che il L. aveva la materiale disponibilità dell'autovettura sottoposta poi a sequestro, ancorchè si adduce che la stessa è in comproprietà con altra persona.

In ordine alla seconda deduzione difensiva innanzitutto risulta che il bene mobile registrato è formalmente intestato al ricorrente per cui rileva solo tale dato e, per altro, tali beni non ricadono nel patrimonio comune dei coniugi. Comunque, si osserva che è una questione che può essere affrontata solo in sede di applicazione della misura di cui trattasi, sul punto vale richiamare la giurisprudenza di questa Corte a S.U. di cui alla Sentenza n. 25933 del 29/05/2008 Cc. (dep. 26/06/2008) Rv. 239700: “E' legittimo il sequestro preventivo dell'intero compendio di deposito in conto corrente, cointestato anche a persone diverse dall'imputato ed estranee al reato, in quanto la libera disponibilità del bene, sia pure da parte di un terzo di buona fede, può determinare la protrazione del fatto criminoso nel tempo o l'aggravamento delle sue conseguenze, nè, per converso, l'imposizione del vincolo sottrae all'interessato strumenti idonei al recupero di ciò di cui sia stato privato”.

Non rileva, rispetto al caso che ci occupa, la diversità e natura dei beni sottoposti a sequestro cui fa riferimento la massima richiamata, in quanto, come si è osservato la obbligatorietà della confisca prevista dall'art. 186, comma 2, lett. c) riguarda unicamente la sua applicazione all'esito della condanna.

Alla dichiarazione di inammissibilità segue la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

[La Corte] Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della soma di Euro 1000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

fonte – semaforoverde.it

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