Corte Cassazione Civile, sezione seconda – Sentenza n. 25650/2010

Corte Cassazione Civile, sezione seconda – Sentenza n. 25650/2010 Il Prefetto

Il Prefetto, per lo svolgimento della sua attività di accertamento e decisione può avvalersi del tempo massimo previsto dalla somma delle due scansioni operative, ovvero di 60 giorni per ...

14 Gennaio 2011 - 02:01

Circolazione stradale – Art. 203 del Codice della Strada – Ricorso al Prefetto avverso i verbali – Termini per la raccolta dati e pronuncia – Cumulabilità – Il Prefetto, per lo svolgimento della sua attività di accertamento e decisione può avvalersi del tempo massimo previsto dalla somma delle due scansioni operative, ovvero di 60 giorni per la raccolta dei dati e le deduzioni degli accertatori e di 120 giorni per l'emissione del provvedimento irrogativo della sanzione amministrativa, senza che, a tal fine, abbia alcuna incidenza sul computo totale di 180 giorni l'eventuale trasmissione anticipata (ovvero prima della scadenza del termine massimo prescritto di 60 giorni) degli atti di competenza da parte dell'organo accertatore.

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

 

L'avv. D. L. F. propose opposizione a ordinanza ingiunzione del Prefetto di (OMISSIS) relativa a sanzione amministrativa per violazione del codice della strada (sosta in parcheggio a pagamento senza esporre la ricevuta del pagamento stesso).

Il Giudice di pace di (OMISSIS) respinse l'opposizione e la sua sentenza fu confermata in grado di appello dal Tribunale.

L'avv. D. L. ha quindi proposto ricorso per cassazione per tre motivi, cui non ha resistito l'autorità intimata.

La causa, inizialmente avviata alla procedura camerale ai sensi dell'art. 375 c.p.c., è stata poi rimessa alla pubblica udienza con ordinanza collegiale.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo motivo di ricorso vengono svolte Le seguenti censure:
a) si ripropone la questione della nullità dell'ordinanza ingiunzione per difetto di motivazione;
b) si lamenta la violazione del diritto di difesa, nella fase del ricorso al Prefetto, per la mancata esibizione al ricorrente delle controdeduzioni dell'organo accertatore.

1.1. – La censura sub a) è infondata, avendo le Sezioni Unite di questa Corte chiarito che, in tema di opposizione a ordinanza ingiunzione per l'irrogazione di sanzioni amministrative – emessa in esito al ricorso facoltativo al prefetto ai sensi dell'art. 204 C.d.S., ovvero a conclusione del procedimento amministrativo L. 24 novembre 1981, n. 689, ex art. 18 – i vizi di motivazione in ordine alle difese presentate dall'interessato in sede amministrativa non comportano la nullità del provvedimento, e quindi l'insussistenza del diritto di credito derivante dalla violazione commessa, in quanto il giudizio di opposizione non ha ad oggetto l'atto, ma il rapporto, con conseguente cognizione piena del giudice, che potrà (e dovrà) valutare le deduzioni difensive proposte in sede amministrativa (eventualmente non esaminate o non motivatamente respinte), in quanto riproposte nei motivi di opposizione, decidendo su di esse con pienezza di poteri, sia che le stesse investano questioni di diritto sìa che investano questioni di fatto (sentenza n. 1786 del 2010).

1.1. – La censura sub b) è inammissibile.

Invero una censura siffatta non risulta, dallo stesso ricorso per cassazione, dedotta nel giudizio di primo grado. Il medesimo ricorso la menziona soltanto a fondamento dell'atto di appello, ma correttamente la sentenza del Tribunale non le da risposta, dato che deve considerarsi censura, già in quella sede, nuova e dunque inammissibile.

2. – Con il secondo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 203 e 204 C.d.S., si lmenta:
a) che il giudice di appello non abbia disposto l'esibizione delle controdeduzioni della Polizia Municipale di (OMISSIS), autrice del verbale di accertamento e consegnataria del ricorso al Prefetto dell'avv. D. L.: esibizione richiesta dall'appellante al fine di dimostrare la tardività dell'ordinanza ingiunzione emessa il 23 novembre 2006 a seguito di ricorso presentato il 16 giugno dello stesso anno alla Polizia Municipale e che quest'ultima ben poteva aver rimesso alla prefettura in data anteriore alla scadenza del termine massimo di 60 giorni, di cui all'art. 203 C.d.S., comma 2, e dalla quale doveva calcolarsi il termine di 120 giorni concesso al Prefetto dall'art. 204 C.d.S., comma 1;
b) che non si sia tenuto conto, nel computo del termine di 120 giorni per l'adozione dell'ordinanza ingiunzione, anche del tempo trascorso fra l'emissione della stessa e la sua presentazione all'ufficio postale per la notificazione.

2.1. – Nessuna delle due censure può trovare accoglimento.

Invero, in tema di sanzioni amministrative pecuniarie per violazioni di norme del codice della strada cui sia applicabile – come nella specie – la nuova disciplina introdotta dal D.L. 27 giugno 2003, n. 151, conv., con modif., nella L. 1 agosto 2003, n. 214, la nuova disposizione prevista dall'art. 204 C.d.S., comma 1 bis – secondo cui i termini di cui all'art. 203, commi 1 bis e 2 e allo stesso art. 204, comma 1 sono perentori e si cumulano fra loro ai fini della valutazione di tempestività dell'adozione dell'ordinanza ingiunzione – deve intendersi nel senso che la cumulabilità dei due termini consente al prefetto di usufruire, per il complessivo svolgimento della sua attività di accertamento e decisione, del tempo massimo previsto dalla somma delle due scansioni operative, ovvero di 60 giorni per la raccolta dei dati e le deduzioni degli accertatori e di 120 giorni per l'emissione del provvedimento irrogativo della sanzione amministrativa, senza che, a tal fine, abbia alcuna incidenza sul computo totale di 180 giorni l'eventuale trasmissione anticipata (ovvero prima della scadenza del termine massimo prescritto di 60 giorni) degli atti di competenza da parte dell'organo accertatore (Cass. 13303/2009). Conseguentemente nessun rilievo poteva avere l'accertamento, nel giudizio davanti al Tribunale, della data di ricezione degli atti da parte del Prefetto.

Quanto, poi, alla censura sub b), va ribadito che ai fini del rispetto del termine in questione è sufficiente la semplice emissione dell'ordinanza del Prefetto e non è necessaria la sua notifica (cfr., da ult., Cass. 9420/2009, 15171/2008).

3. – Il ricorso va in conclusione respinto. Non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali, in mancanza di attività difensiva della parte intimata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Fonte – semaforoverde.it

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