Corte Cassazione Civile, sezione seconda – Sentenza n. 233/2010

Circolazione stradale - Art. 126-bis comma 2 del Codice della Strada - Incostituzionalità - E' stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 126 citato, nella parte in cui assoggetta ...

4 Marzo 2010 - 12:03

Circolazione stradale – Art. 126-bis comma 2 del Codice della Strada – Incostituzionalità – E' stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 126 citato, nella parte in cui assoggetta il proprietario del veicolo alla decurtazione dei punti della patente, quando ometta di comunicare all'autorità amministrativa procedente le generalità del conducente che abbia commesso l'infrazione.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al Giudice di Pace di Verona del 20.5.04 A. L. propose opposizione ex art. 205 C.d.S. avverso l'ordinanza – ingiunzione del 6.4.04 del Prefetto di quella provincia, con la quale gli era stata irrogata la sanzione pecuniaria amministrativa di Euro 285,89,per la violazione di cui all'art. 43 C.d.S., comma 3 e art. 146 C.d.S., comma 3 (mancato arresto della marcia del veicolo al comando di agente in divisa,in corrispondenza di attraversamento pedonale), accertata con verbale della polizia municipale della medesima città del (OMISSIS), notificato il 23.9.03.

L'opponente dedusse in particolare l'omessa contestazione immediata dell'infrazione ed, in subordine, l'indebito assoggettamento alla decurtazione del punteggio di guida, pur in assenza di identificazione del conducente, in proposito esponendo che il veicolo interessato era utilizzato anche da vari dipendenti della propria azienda, sollevando al riguardo questione di legittimità costituzionale dell'art. 126 bis C.d.S. L'opposizione,alla quale la Prefettura aveva resistito costituendosi con proprio funzionario, venne respinta con sentenza del 25.10.04, depositata il 14.1.05, con espressa conferma sia della sanzione pecuniaria irrogata dal Prefetto, per il cui pagamento concedeva ulteriore termine perentorio fino al 31.12.04, sia della decurtazione del punteggio dalla patente.

Il giudicante, premesso che la sussistenza dell'addebito, di particolare gravità, era risultata inconfutabile, considerava che l'impossibilità di procedere alla contestazione immediata aveva trovato adeguata giustificazione nell'esigenza del verbalizzante di continuare ad occuparsi dell'attraversamento dei pedoni “nel preminente interesse alla sicurezza sociale” e che nessun concreto elemento documentale o presuntivo era stato addotto a sostegno della tesi, secondo la quale l'infrazione sarebbe stata commessa da un dipendente dell'opponente. Contro tale sentenza il A. ha proposto ricorso per Cassazione affidato a quattro motivi.

I primi due motivi di censura, rispettivamente deducenti violazione dell'art. 112 c.p.c. per omessa pronunzia sulla questione di legittimità costituzionale e violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 126 bis, comma 2 introdotto dal D.Lgs. n. 9 del 2002, art. 7 nel testo risultante dalla modifica apportata dall'art. 7 co. 3 lett. b) D.L. 151/03, conv. con mod. nella L. n. 214 del 2003 alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 27 del 2005, sono fondati. Come è noto il giudice delle leggi ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 126 citato, nella parte in cui assoggetta il proprietario del veicolo alla decurtazione dei punti della patente, quando ometta di comunicare all'autorità amministrativa procedente le generalità del conducente che abbia commesso l'infrazione.

Gli effetti di tale pronunzia si applicano a tutti i rapporti che, alla data della stessa, non erano stati ancora definiti e, dunque, anche nel presente giudizio Conseguentemente la sentenza impugnata va cassata senza rinvio, nella parte in cui è stata espressamente confermata la decurtazione del punteggio dalla patente di guida, per non avere l'opponente, al quale il verbale era stato contestato in via differita, quale proprietario del veicolo solidalmente responsabile ex art. 196 C.d.S., comunicato le generalità dell'effettivo, non identificato, conducente. Non essendo necessari altri accertamenti di fatto, questa Corte può direttamente provvedere all'accoglimento dell'opposizione in parte de qua.

Con il terzo motivo si deduce l'incertezza della data di pubblicazione della sentenza impugnata, perché da un timbro della cancelleria apposto sul retro del provvedimento figurano due date, del 14.1.05 e del 19.1.05, con le rispettive diciture “depositato” e “pubblicato”. Il motivo, pur traendo spunto da una effettiva discordanza tra la data del deposito in cancelleria (che per consolidato principio segnargli effetti della decorrenza del termine ex art. 327 c.p.c. in rel. all'art. 133 c.p.c., il momento della pubblicazione del provvedimento, indipendentemente dal compimento delle successive formalità di comunicazione alle parti: v. tra le altre, Cass. 4698/00, 2630/97, 6542/98, S.U. 3501/79), e quella diversa della pubblicazione, ritenuta dalla cancelleria, è inammissibile per difetto di concreto interesse, considerato che il ricorso avverso la sentenza suddetta (non notificatale stato notificato in data 4.5.05, ampiamente dunque nel termine annuale, con riferimento sia all'una, sia all'altra data.

Con il quarto motivo si lamenta che il giudice ha rimesso in termini il ricorrente per il pagamento della sanzione pecuniaria fino al 31.12.2004, ma che tuttavia la sentenza è stata depositata in cancelleria solo il 14.1.2005 e “pubblicata” (vale a dire comunicata alle parti) il 19.1.2005, quando il termine perentorio era già scaduto.

La doglianza non è meritevole di accoglimento, non solo perché non deduce alcuna specifica violazione di legge o vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c. nn. 3 e 5, ma anche perché sostanzialmente priva di concreto fondamento, considerato che il dispositivo della sentenza impugnata, in conformità a quanto previsto dalla L. n. 689 del 1981, art. 23, comma 7 fu pronunziato e letto in udienza il 25.10.2004, sicché l'opponente fu messo in condizioni di provvedere tempestivamente a quanto motu proprio (punto sul quale non vi è impugnazione dall'una o dall'altra parte) disposto dal giudice di merito.

Tenuto conto dell'esito giudizio, nel quale la Prefettura non ha resistito, le spese devono essere dichiarate irripetibili ai sensi dell'art. 92 c.p.c., poiché il ricorso è stato accolto solo in parte ed in conseguenza di una pronunzia sopravvenuta della Corte Costituzionale, rimanendo confermata, quanto a quelle di merito, analoga statuizione del giudice a quo.

P.Q.M.

La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso, per l'effetto cassa la sentenza impugnata senza rinvio e, pronunziando sull'opposizione, in parziale accoglimento della stessa, dichiara l'opponente non assoggettabile alla decurtazione del punteggio dalla patente di guida.

Rigetta i rimanenti motivi di ricorso e dichiara irripetibili le spese del giudizio.

fonte – semaforoverde.it

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