Corrado Formigli assolto in appello nella causa Fiat

Secondo la Corte d'Appello di Torino, Formigli non ha diffamato l'Alfa Romeo MiTo

29 ottobre 2013 - 17:20

In Italia la Giustizia si basa su tre gradi di giudizio. Finché una sentenza non viene confermata dalla Corte di Cassazione, la parola fine non può essere scritta su nessuna storia. Così sta avvenendo con il famoso processo a Corrado Formigli, ai tempi giornalista di Anno Zero, che nel 2010 fu querelato da Fiat per un suo discusso servizio sull'Alfa Romeo MiTo. E' di pochi giorni fa, infatti, la sentenza di Appello che ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha così scagionato il giornalista che non dovrà più versare i due milioni di euro di risarcimento a Fiat.

IL CONFRONTO SOTTO ACCUSA – La notizia, riportata dal fattoquotidiano.it, riporta alla luce una vicenda molto particolare accaduta quasi tre anni fa. Era il 2 dicembre del 2010 e in una puntata di Annozero, condotta da Michele Santoro, Formigli aveva realizzato un servizio che metteva a confronto l'Alfa Romeo Mito, con la Citroen DS3 e la Mini Cooper S. Le tre auto erano state cronometrate in pista e la piccola italiana era uscita malconcia, prendendo quasi tre secondi dalla vincitrice (la Mini). La Fiat non aveva gradito e aveva intentato una causa nei confronti del conduttore e della RAI stessa, chiedendo un risarcimento di 20 milioni di euro per danni materiali e d'immagine.

LA SENTENZA DI PRIMO GRADO – Il 20 febbraio del 2012 il Tribunale di Torino aveva emesso le condanne di primo grado, tanto per Formigli quanto per la RAI, comminando un risarcimento di 5 milioni di euro. Secondo i giudici, il video trasmesso era diffamatorio e aveva causato le vendite del modello. Ovviamente sia il giornalista che l'azienda pubblica erano ricorsi in appello, chiedendo che fossero considerati i diritti di cronaca e di critica, mettendo in dubbio la correttezza della consulenza tecnica del tribunale (redatta dal rettore del Politecnico di Torino, l'ex-ministro Francesco Profumo), negando di aver causato alcun calo di vendite e dichiarando di aver ripetutamente chiesto un'intervista a Marchionne, che si era sempre negato.

L'APPELLO – I giudici della Corte di Appello hanno stabilito che “il comportamento tenuto dal giornalista Formigli (…) è del tutto lecito”. Allo stesso modo è conforme all'articolo 21 della Costituzione la critica del prodotto se “basata su considerazioni obiettive e verificabili”. Vanno bene anche le “sensazioni ed impressioni” derivanti dalla comparativa tra l'Alfa Romeo MiTo e le altre auto, anche se limitate ad alcuni aspetti della guida. “Il giornalista, specializzato o meno, può occuparsi del prodotto, parlarne, confrontarlo e giudicarlo, senza incontrare limiti di sorta a tale attività, se non quelli della verità dell'informazione, nei limiti in cui si tratti di dati obbiettivi e verificabili”. L'importante è che non ci sia un pregiudizio negativo e l'uso di espressioni offensive.

LE MOTIVAZIONI – Quindi, la Fiat “deve sopportare il giudizio non solo del consumatore, ma di chi intende informarlo”e la causa intentata dal Lingotto “non rispondeva ad alcuno di questi principi e si presentava dunque totalmente infondata”. C'è anche una critica al giudice di primo grado che ha fatto fare una perizia “irrilevante” poiché analizzava “argomenti totalmente inammissibili” su aspetti differenti da quelli scelti dal giornalista, “il cui giudice in proposito, come per il produttore, non è il magistrato, ma il pubblico”. Inoltre il giudice non può “assumersi il compito di censore dell'informazione”. Anche se è “certamente vero” che Corrado Fromigli ha avuto un'”attitudine lesiva della reputazione dell'auto nelle affermazioni”, tuttavia “nessuna delle informazioni date nell'occasione era non veritiera” e per questo “non ha affatto violato due volte la verità della notizia”. Una sentenza che farà storia, per quanto a suo tempo il servizio di Anno Zero fu criticato anche dagli addetti ai lavori per il modo e le condizioni in cui furono confrontate le due auto. Qui sotto il servizio integrale, a voi i commenti.

1 commento

Bruno
18:36, 29 ottobre 2013

L'assoluzione di Formigli mi sembra la decisione più giusta. E la RAI?
Tuttavia in questa storia, ambedue la parti in causa hanno i loro torti. I responsabili di Anno zero e Formigli non dovevano organizzare quel confronto in pista assolutamente parziale, basato sulla prestazione in pista, mentre, come è noto, i criteri generali di valutazione di una vettura spaziano su numerosi altri parametri anche indipendenti dalle prestazioni velocistiche.
Quindi la suddetta prova, in tutta evidenza aveva fini strumentali. Dall'altra parte era chiara la scarsa fondatezza giuridica dell'azione legale Fiat e la relativa sproporzionata richiesta di danni.

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