La Fiab ancora contro Lupi: "Si faccia spiegare il senso unico eccetto bici dai colleghi europei"

18 settembre 2014 - 10:00

Non si placa la polemica sul controsenso ciclabile. Quattro anni fa, viene messa in cantiere la riforma del Codice della strada: una norma particolare permetteva alle bici di circolare controsenso, pur a certe condizioni (strade sufficientemente sicure per i ciclisti). Ma in piena estate, alla Camera, è stato accolto un emendamento di Scelta civica che cancella la proposta di introduzione del contromano per le bici. Niente “controsenso ciclabile”. Un no confermato dal ministro dei Trsporti Lupi. La Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta), ha subito criticato l'emendamento e la posizione del ministro, e adesso torna alla carica: Lupi si faccia spiegare il senso unico eccetto bici dai colleghi europei”.

L'ESEMPIO EUROPEO – Eugenio Galli, responsabile del servizio legale Fiab, butta benzina sul fuco: “Il 'senso unico eccetto bici' esiste in tutta Europa e funziona con successo da anni. Ma l'Italia si rifiuta di fare proprie le migliori esperienze degli altri paesi in fatto di mobilità e di sicurezza stradale. E continua ad alimentare un dibattito sterile e completamente disinformato. Noi non possiamo più attendere. Il ministro Lupi si faccia spiegare anche dai suoi colleghi europei i molti vantaggi di questa misura, che integra e non esaurisce certamente le politiche a sostegno della mobilità dolce”. Ma che cosa sarebbe il “senso unico eccetto bici”? Si tratta di consentire ai ciclisti di procedere nel senso inverso a quello delle auto in strade ben specifiche (nelle aree 30 km/h all'interno dei centri urbani e su vie a senso unico sufficientemente larghe), sempre a discrezione dell'amministrazione locale, in funzione alle esigenze di traffico e viabilità. Tale “permesso” deve essere regolato da un'apposita e chiara segnaletica. In questo modo, per la Fiab, si creano percorsi più brevi e sicuri per gli spostamenti in città che, di fatto, incentivano e favoriscono l'utilizzo delle due ruote. Questo provvedimento costituisce altresì una misura di completamento a basso costo della rete ciclabile esistente, come elemento di raccordo di zone a traffico moderato, zone pedonali, piste, corsie ciclabili.

QUALCHE NUMERO – Edoardo Galatola, responsabile sicurezza Fiab, snocciola diversi dati: in Italia l'80% degli incidenti con investimento di ciclisti è laterale, mentre solo l'8% è di tipo frontale. Di questi, la percentuale che avviene nelle zone 30 è irrilevante. Al contrario il 60% degli incidenti ai ciclisti in città avviene in corrispondenza degli incroci, e di questi addirittura la metà in incroci segnalati. Ciò conferma, per la Fiab, che non è il semaforo a proteggere il ciclista, ma la velocità ridotta e la visibilità. A Bruxelles, sull'85% delle strade a senso unico presenti in città – pari a ben 400 km – è ammesso il “controsenso ciclabile”. Secondo uno studio avvenuto nell'arco di tre anni, il 95% degli incidenti che hanno coinvolto ciclisti è avvenuto su strade prive di “controsenso ciclabile” e solo il 5% su strade che prevedono il “senso unico eccetto bici”. Di questo 5%, inoltre, solo la metà procedeva controsenso.

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