Controlli e prevenzione, a vincere è il fai-da-te

Fare controlli di velocità con apparecchi nascosti è vietato da un annoe mezzo. Ma ci sono Comuni che continuano a montare i rilevatori suanonime auto-civetta o di ditte private. Così qualcuno...

9 febbraio 2009 - 13:37

Fare controlli di velocità con apparecchi nascosti è vietato da un annoe mezzo. Ma ci sono Comuni che continuano a montare i rilevatori suanonime auto-civetta o di ditte private. Così qualcuno ha chiesto unparere al ministero delle Infrastrutture. Che ha confermato il divieto,ma una riga dopo ha chiarito che l'ultima parola spetta comunque aprefetti e giudici di pace. Sì, perché il ministero fa le leggi, ma poidi fatto i Comuni possono interpretarle a piacimento, perché hannoabbastanza poteri per fare da sé o perché non ci sono sanzioni. Sicomportano così non solo per fare più cassa: alcune volte c'èl'effettiva volontà di migliorare la sicurezza o l'ambiente, altrevolte è questione di campanilismo, di propaganda politica o ancheturistica. Gli esempi sono tanti.
Sul fronte delle multe, da anniil ministero si è rassegnato a non ricevere dai Comuni con più di10mila abitanti la comunicazione su come vengono spesi i relativiintroiti. Dal 1993 la impone l'articolo 208 del Codice della strada, masenza sanzioni. Più di recente, invece, non pochi Comuni hannoinstallato semafori “intelligenti” (che fanno scattare il rosso sullacorsia in cui rilevano un veicolo troppo veloce) o display dissuasoriche riportano la velocità di chi transita. Nei mesi scorsi, ilministero si è espresso contro entrambi (forse con troppo zelo nel casodei display, per la verità), ma le uniche disattivazioni di cui si hanotizia sono quelle dei semafori “intelligenti” montati in abbinamentoai T-Red su cui sta indagando la magistratura (si veda l'articolo afianco).
Una delle storie che fanno più sorridere riguarda lestrisce pedonali. In alcuni centri, per renderle più visibili, da unadecina d'anni si dipinge di rosso la fascia di asfalto circostante. Poiqualche assessore di centro-destra si pose il problemadell'incompatibilità di quel colore con quello politico della propriaGiunta e fece usare l'azzurro. Peccato che, interpellato più volte, ilministero abbia sempre risposto che nessuna norma prevede tutto questo,avvertendo che – in caso d'incidente – se si dimostra che l'asfaltocolorato ha fatto slittare un veicolo, l'ente proprietario della stradapuò essere ritenuto quantomeno corresponsabile del sinistro. Sempredalla magistratura, però.
Discorso analogo per i dossi rallentatorisu strade di attraversamento (il Regolamento di esecuzione del Codiceli consente solo in zone residenziali) o per i rialzi pavimentati conmattonelle (non previsti da alcuna norma) per far diminuire la velocitàin corrispondenza di incroci o attraversamenti pedonali.
Un altropunto su cui il ministero aveva emanato pareri e diffide in quantità -soprattutto al Nord – era l'uso del dialetto nei segnali che riportanoi nomi di località. Risultato: molti nomi dialettali sono rimasti e,nei cartelli che indicano il confine di un territorio comunale, sonostati addirittura legalizzati. Dalla stessa legge che fece partire lapatente a punti.
In questo stesso filone, ci sono i segnali chefissano l'inizio del centro abitato. Sono fondamentali, perché indicanoimplicitamente il limite di velocità di 50 all'ora e impongono laprudenza dovuta in città, ma spesso sono stati ridotti a cartellituristici con l'aggiunta di scritte tipo «Città del tartufo», «Cittàfedericiana» e così via. Nel 2000 il ministero aveva emanato unadirettiva contro gli usi impropri della segnaletica, ma con scarsorisultato.
Inizialmente era stata più seguita la direttiva del 7luglio '98 sul bollino blu, che indica ai Comuni di non imporre ilcontrollo dei gas di scarico ai veicoli con meno di quettro anni divita o con meno di 80mila chilometri di percorrenza. Solo Roma lo avevarichiesto anche agli esemplari immatricolati da un anno, seguita direcente da altre città.

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