Confisca: il governo “promette” ma l'Aduc preferisce le vie legali

Roma I ragazzini lo fanno ormai con disinvoltura: il casco lo mettono, per paura dei controlli, ma non sempre è allacciato. Gli spericolati sfilano davanti agli occhi dei loro amici senza mani sul...

30 gennaio 2007 - 9:30

Roma I ragazzini lo fanno ormai con disinvoltura: il casco lo mettono, per paura dei controlli, ma non sempre è allacciato. Gli spericolati sfilano davanti agli occhi dei loro amici senza mani sul manubrio e, soprattutto, senza rendersi conto che, a pochi metri, c'è una volante della polizia. Il risultato è la confisca del mezzo, il provvedimento più duro perché definitivo. Senza nulla togliere alla gravità del reato, perché in realtà questi comportamenti si traducono in una forma di “pericolosità sociale” del soggetto, si tratta di violazioni “minori” al Codice della strada. La legge 168 del 2005 prevedeva, però, questo tipo di “punizione”, passivamente subita da migliaia di cittadini che hanno perso il motorino. Molti di loro, con l'aiuto dell'Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, si sono rivolti al giudice di pace, chiedendo di sollevare la questione di legittimità costituzionale, ma la legge è stata poi modificata, senza avere, però, un'efficacia retroattiva.

Lo scorso 25 gennaio il governo ha comunque annunciato che avrebbe provveduto alla restituzione dei motocicli confiscati nel rispetto della precedente normativa. La questione era stata oggetto di un'interrogazione parlamentare presentata da Donatella Poretti e Marco Beltrandi, deputati della Rosa nel Pugno, ai quali aveva risposto il viceministro ai Trasporti Cesare De Piccoli che pochi mesi fa aveva accolto la proposta di legge presentata dai due onorevoli, redatta in collaborazione con l'Aduc, che aveva proposto però una normativa retroattiva. Restano migliaia le confische effettuate prima del 29 novembre 2006.

L'Aduc confida nel fatto che il governo tenga fede alle sue promesse, eppure «fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio». E allora, l'associazione consiglia di proseguire sulla strada dei ricorsi al giudice di pace, affinché sia sollevata la questione di legittimità costituzionale. Nel caso in cui la confisca sia già stata impugnata o si sia ancora nei termini per farlo, il suggerimento è di insistere nel chiedere al giudice che sollevi la questione di legittimità. «Nel caso in cui non sia più impugnabile il provvedimento di confisca, poiché sono già trascorsi i termini per poter ricorrere – spiega l'Aduc -, occorrerà attendere una nuova pronuncia della Corte Costituzionale oppure l'intervento annunciato dal governo». Infine, per i mezzi sequestrati oppure oggetto di fermo amministrativo prima del 29 novembre, per i quali non è stato ancora notificato il provvedimento di confisca, è bene chiedere il dissequestro e la restituzione del libretto di circolazione «non appena decorsi i tempi di cui alle nuove sanzioni (dai 60 ai 90 giorni)». Questo perché, «seppur la sa sanzione accessoria segue per sua natura meccanicamente la sanzione principale ormai definitiva, tuttavia a questo punto la confisca potrebbe ritenersi illegittima e non più comminabile se non si è provveduto prima che la norma fosse modificata». Meglio giocare d'anticipo, dunque, sempre con l'auspicio che il governo non dimentichi la parola data.

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