Concessionarie in crisi: ci mancava solo l'IMU

Federauto: l'IMU sarà il colpo di grazia per molti imprenditori e concessionari. A rischio centinaia di posti di lavoro

19 giugno 2012 - 10:55

Ci mancava solo l'IMU. Non bastava la crisi del mercato, mai così in rosso negli ultimi anni, e la crescente pressione fiscale sull'auto. Adesso a dare il colpo di grazia al mondo dell'auto arriva pure l'IMU: la tassa sugli immobili che sostituisce la vecchia ICI ma portando con sè aumenti vertiginosi. E se consideriamo che buona parte delle concessionarie italiane ha strutture giganti (forse troppo), ed ha già chiuso i bilanci in perdita, è presto detto: i costi saranno insostenibili e così alle 500 concessionarie che hanno già chiuso negli ultimi due anni, se ne aggiungeranno probabilmente molte altre. Il tutto a svantaggio dei consumatori che perderanno le officine autorizzate vicino casa o, nella peggiore delle ipotesi, rischiano di non vedersi consegnata l'auto nuova appena acquistata (vedi questo recente caso).

AUMENTI SINO AL 243% – Da una nota diffusa da Federauto, l'associazione dei concessionari italiani,  emerge in tutta la sua drammaticità che il carico fiscale per gli immobili d'impresa, con il passaggio dalla vecchia Ici all'Imu, aumenta fino al 243% per negozi e uffici, e fino al 154% per capannoni e centri commerciali. A determinare rialzi così netti non è la strategia dei singoli comuni, che applicano l'aliquota massima del 10,6 per mille, quanto la normativa nazionale che, con i nuovi moltiplicatori da applicare alla rendita catastale, espande del 20% la base imponibile di centri commerciali e capannoni, del 60% quella degli uffici e del 62% quella dei negozi.

GIOCO PERICOLOSO – “Qui si sta giocando con il fuoco – commenta Filippo Pavan Bernacchi, presidente nazionale di Federauto – Gli imprenditori che rappresento, e che da soli fatturano il 6% del PIL italiano sono stremati. Ma vale per tutti i settori merceologici, per i commercianti come per gli albergatori. Tornando a noi, da una parte l'attacco concentrico al mondo degli autoveicoli a suon di aumenti di accise, bolli, superbolli, Iva, IPT, RC, pedaggi autostradali, dall'altro un insostenibile aumento della pressione fiscale. Federauto da tempo sprona il Governo a lanciare dei piani per la crescita e a limitare l'introduzione di nuove tasse, nazionali o locali. Inoltre fa presente che distruggendo le imprese, si distruggono centinaia di migliaia di posti di lavoro, la vera ricchezza di ogni paese”.

NIENTI IMU A CHI E' IN PERDITA – “Invito il Governo ad applicare un po' di sano buon senso, di cui sono convinto sia dotato, e lancio due proposte: si decreti che non pagherà l'IMU chi chiuderà un bilancio in perdita – aggiunge Pavan Bernacchi -. Altrimenti questa tassa potrebbe concorrere a decretare la messa in liquidazione dell'azienda stessa con ulteriori danni per la collettività tutta. E che una singola tassa, da un anno all'altro, non possa crescere oltre il 10%. In assoluto non è concepibile subire aumenti del 200%, ma ancor di più in questo contesto”.

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