Uber: la Corte Costituzionale gela il divieto della Regione Piemonte

La norma anti Uber contenuta nell'art. 1 della Legge 14/2015 della Regione Piemonte è illegittima: la tutela della concorrenza spetta allo Stato

22 dicembre 2016 - 10:00

E' del 15 dicembre 2016 il deposito di una pronuncia della Corte Costituzionale che interviene a gamba tesa nel dibattito fra le istituzioni sulla regolamentazione del trasporto di persone non di linea. La sentenza farà discutere, perchè scardina una barricata “anti Uber”, eretta a livello locale dalla Regione Piemonte, che all'art. 1 della L. n. 14 del 6 luglio 2015 aveva previsto che il trasporto pubblico non di linea su strada potesse essere esercitato unicamente come servizio taxi o servizio NCC, escludendo di fatto tutte le possibilità legate alle innovazioni tecnologiche, come la prenotazione mediante Uber o il trasporto improvvisato da privati tramite mediante UberPop. La pronuncia dichiara costituzionalmente illegittimo tale articolo, perchè, come sostenuto dalla Presidenza del Consiglio nel proprio ricorso, è una legge che interviene nella disciplina di un settore, quello della tutela della concorrenza, esplicitamente riservato allo Stato dall'art. 117, II comma, lett. e) della Costituzione.

GOVERNO CONTRO REGIONE: UBER CONTRO ANTIUBER Comunque la si voglia vedere, la norma contro la quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha depositato il ricorso alla Consulta, era una norma francamente anti Uber. Era una barriera insormontabile a tutela dei tassisti. Prevedendo infatti, l'art. 1 della Legge Regionale del Piemonte n.14 del 2015, che il trasporto non di linea debba essere esercitato unicamente dalle categorie dei tassisti e degli NCC – secondo le regole che impongono limiti agli NCC – si era voluto far fuori Uber e ancor più UberPop, le due app che consentono di utilizzare NCC e privati come fossero taxi. Naturalmente in Consulta lo scontro si è svolto sul piano della suddivisione delle materie di legislazione tra Stato e Regioni. Il ricorso della PdCM era incentrato sui due commi dell'art. 117 Cost, rispettivamente sull'obbligo di rispetto delle norme sovranazionali da parte delle Regioni e sulle materie riservate alla competenza legislativa statale. La Regione Piemonte si era difesa sottolineando che la legge in questione si era limitata a precisare la portata di norme già presenti nella normativa statale di settore.

LA CORTE: LA TUTELA DELLA CONCORRENZA E' RISERVATA ALLO STATO La Consulta, dopo alcuni distinguo sulle carenze formali del ricorso della Presidenza del Consiglio, dichiara fondato lo stesso, sotto il profilo della violazione dell'art. 117, co. 2, lett. e) Cost., che riserva la potestà legislativa in materia di concorrenza allo Stato. Secondo la Corte la stessa difesa della Regione Piemonte comprova che la legge di cui si chiede declaratoria di incostituzionalità era nata per contrastare i fenomeni di Uber e UberPop. Quindi era nata con il precipuo scopo di regolamentare l'accesso al mercato dei servizi di trasporto di persone non di linea. Ma tale regolamentazione riguarda evidentemente la libera concorrenza, e la tutela della concorrenza è materia riservata allo Stato dalla norma di cui all'art. 117, co. 2, lett. e) Cost.. Quindi, la norma regionale impugnata non può che considerarsi incostituzionale e così viene dichiarata dalla Consulta.

UBER VINCE UNA BATTAGLIA, MA LA GUERRA E' IN CORSO La sentenza in commento è solo un episodio, per quanto importante, nella guerra che si combatte sotto diversi fronti, tra i tassisti e la multinazionale Uber. Da un lato gli interessi di una categoria sottoposta a una rigida regolamentazione, che vuole mantenere i propri privilegi, come quella dei tassisti; dall'altro una multinazionale che vuole utilizzare l'innovazione tecnologica per scardinare le barriere di quel settore di mercato e mangiarsene la fetta più grande. Taxi e Uber sono stati oggetto di diverse analisi (per vedere una comparazione pubblicata da SicurAUTO, clicca qui), e presto sulla liceità di Uber dovrà pronunciarsi anche la Corte di Giustizia Europea (per approfondire leggi questo articolo). E' indubbiamente difficile separare vizi e virtù dei due contendenti, distinguere per esempio, dove finisce la legittima protesta dei tassisti che devono sottostare a limiti e regolamenti, mentre qualunque privato dall'oggi al domani potrebbe inventarsi tassista grazie a UberPop, e dove comincia un'opposizione che trascende l'interesse collettivo, diventando una mera resistenza alla potenziale perdita di guadagni. D'altronde, se è vero che la tecnologia cambia i mercati e soddisfa bisogni, non si vede però perchè il settore debba diventare privo di regole e debba cadere in mano a una o più corporation. Probabilmente la soluzione sta nella armonizzazione dei due sistemi (taxi e Uber), che dovrà avvenire necessariamente per gradi, attraverso una modernizzazione del sistema di utilizzo dei taxi, nonché attraverso un filtro regolamentare, per i soggetti diversi dai taxi, che dia spazio ad essi solo e in quanto rispondenti a un'esigenza della collettività. La tecnologia può dare spinte straordinarie, ma il suo utilizzo deve inserirsi nel tessuto sociale, anche a costo di rallentarne l'inarrestabile corsa.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Radiazione auto

Bollo auto non pagato: sanzioni, interessi e radiazione

Multa a medico in visita domiciliare

Multa a medico in visita domiciliare: si può annullare?

Tamponamento da auto sconosciuta

Tamponamento da auto sconosciuta: chi copre i danni?