Trasporti. Il ministero: gli scooter per invalidi non sono dei veicoli

I responsabili tecnici del dicastero, di comune accordo con la Commissione europea, giungono alla conclusione che non è possibile ridefinire le caratteristiche costruttive delle sedie a ruote per...

19 novembre 2008 - 16:26

I responsabili tecnici del dicastero, di comune accordo con la Commissione europea, giungono alla conclusione che non è possibile ridefinire le caratteristiche costruttive delle sedie a ruote per classificarle come veicolo. Non è possibile consentirne un uso più esteso: “Sono dispositivi medici”. Bocciata l'idea di classificarli come ciclomotore leggeri o di includerli nella categoria dei veicoli atipici

ROMA – Impossibile ridefinire le caratteristiche costruttive delle sedia a ruote per invalidi per classificarle come veicolo consentendone quindi un uso più esteso. E' questa la conclusione cui è giunto il ministero dei Trasporti dopo la valutazione negativa di uno specifico provvedimento da parte della Commissione europea. La Commissione ha evidenziato infatti che le sedie a ruote per disabili rientrano tra i dispositivi medici e come tali non possono essere regolate da norme nazionali che ne stabiliscano particolari soluzioni tecniche. Lo ha precisato il ministro Altero Matteoli nella risposta pubblicata venerdì sette novembre fra gli atti della Camera all'interrogazione dal deputato altoatesino Giorgio Holzmann del Pdl.

Il parlamentare sollecitava modifiche normative al codice della strada, chiedendo l'omologazione per lo scooter elettrico per disabili e riconoscendolo, come previsto dalla normativa europea, come “ciclomotore leggero” o includendolo nella categoria “veicoli atipici”. Dal parere della Commissione – si legge nella risposta – è emersa l'impossibilità di ridefinire le caratteristiche costruttive delle sedie a ruote per uso di invalidi così come previsto dallo schema di decreto e la necessità di individuare strumenti alternativi per regolamentarne la circolazione sulle aree pedonali. Matteoli ha quindi annunciato che il ministero ha in programma la prossima riconvocazione del tavolo tecnico che ha contribuito alla stesura del provvedimento per identificare la soluzione alle osservazioni espresse dalla Commissione europea. (dp)


Di seguito l'interrogazione ed il testo della risposta:

HOLZMANN – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere – premesso che:
la trasmissione Mi manda Rai 3, nella puntata del 12 maggio 2007, ha trattato il caso di un cittadino meranese, disabile, che ha ottenuto in comodato, dalla locale ASL, uno scooter elettrico le cui misure sono incompatibili con quanto previsto nel codice della strada;
in detta trasmissione è emerso che, anche in altre province d'Italia, le ASL concedono in locazione o in comodato gratuito i medesimi veicoli a trazione elettrica, che possono raggiungere una velocità di 15 chilometri l'ora e che sono indispensabili per garantire un minimo di mobilità a soggetti non deambulanti;
i predetti scooter, attualmente, pare possano circolare solo su spazi privati, e la Polizia municipale contesta spesso il fatto che la circolazione sui marciapiedi è problematica in quanto esistono anche numerose barriere architettoniche, e l'ingombro e la velocità del mezzo potrebbero causare pericolo per i pedoni -:
se il Ministro competente non ritenga di proporre modifiche normative al codice della strada, omologando il mezzo e riconoscendolo, come previsto dalla normativa europea, come “ciclomotore leggero” o includendolo nella categoria “veicoli atipici”.
(4-00813)

Risposta. – In riferimento all'interrogazione in esame si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Le carrozzine per uso degli invalidi aventi caratteristiche costruttive nei limiti definiti dall'articolo 196, del decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992 non rientrano, a norma dell'articolo 46 del codice della Strada, nella definizione di veicolo e possono circolare, pur se asservite da un motore, anche sulle parti della strada riservate ai pedoni (marciapiedi, aree riservate eccetera).
I limiti imposti dal richiamato articolo 196, del decreto del Presidente della Repubblica 495 del 1992 riguardano le dimensioni, la massa, la potenza del motore e la velocità.
Già nel passato, su segnalazione di alcune associazioni di persone diversamente abili, è stata affrontata la questione relativa

all'adeguamento delle caratteristiche costruttive di dette macchine.
In tali occasioni, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non ha ritenuto opportuno autorizzare macchine per uso invalidi e dotate di motore con velocità e massa in ordine di marcia di molto superiori a quelle ad oggi previste in quanto, nel caso di circolazione nelle aree pedonali o sui marciapiedi, le velocità relativamente elevate (in alcuni casi circa 18 km/h) associate anche ad una maggiore massa in ordine di marcia (circa 200 kg oltre il conducente) avrebbero influito negativamente sulla salvaguardia della sicurezza della circolazione degli altri utenti della strada quali i pedoni, in particolare, anziani e bambini.

Viste le maggiori prestazioni richieste, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha valutato la possibilità di far rientrare le macchine per uso invalidi eventualmente nella classificazione dei veicoli, ferma restando la possibilità per le persone diversamente abili di avvalersi di veicoli a tre o quattro ruote, classificati nella categoria dei ciclomotori, eventualmente con comandi adattati alle particolari esigenze ma con l'inibizione della circolazione su aree pedonali e con l'obbligo di rispettare le modalità ed i vincoli tipici della circolazione dei veicoli su strada.

Al fine di contemperare l'esigenza di mobilità dei soggetti diversamente abili anche nelle aree riservate ai pedoni con le istanze di sicurezza per la circolazione degli altri utenti «deboli» della strada, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha attivato un tavolo tecnico coinvolgendo tutti i soggetti interessati (Ministero della salute, Ministero dello sviluppo economico, costruttori, associazioni di categoria).

Sulla base delle risultanze dei lavori del citato tavolo tecnico è stato predisposto, in applicazione dell'articolo 196, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 495 del 1992 (Regolamento di esecuzione del Codice della strada), uno schema di decreto al fine di stabilire, per le carrozzine ad uso degli invalidi, caratteristiche costruttive diverse da quelle indicate attualmente ai sensi del comma 1, del citato articolo.

Nel predisporre tale decreto è stata effettuata una preventiva indagine conoscitiva sulle caratteristiche costruttive delle carrozzine per disabili in commercio coinvolgendo anche i costruttori e i distributori delle carrozzine stesse.

Nella definizione dei nuovi parametri si è, altresì, tenuto conto dei limiti dimensionali stabiliti dagli standard europei (EN 12184).
L'unico parametro che non è stato oggetto di modifica è stato il valore limite della velocità delle macchine in argomento (confermato in 6 km/h) in quanto ritenuto in linea con le disposizioni comunitarie. Tale valore è il limite al di sotto del quale i veicoli sono esclusi dal campo di applicazione della direttiva 2002/24/CE concernente l'omologazione dei veicoli a 2 e 3. Inoltre, lo stesso limite è quello che convenzionalmente individua le prestazioni di un pedone. Non è apparso, peraltro, opportuno superare detto limite di velocità massima per le macchine di cui trattasi considerato che le stesse sono autorizzate a circolare su aree pedonali.

In data 28 dicembre 2007 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha notificato lo schema di decreto alla Commissione europea, ai sensi del decreto legislativo n. 427 del 2000 di attuazione delle direttive 98/34/CE e 98/48/CE.

Successivamente, la Commissione ha emesso parere circostanziato e ha formulato osservazioni sul progetto di decreto ai sensi, rispettivamente, degli articoli 9.2 e 8.2 della direttiva 98/34/CE.
La Commissione ha evidenziato che le carrozzine per disabili rientrano tra i dispositivi medici e come tali non possono essere regolate da norme nazionali che ne stabiliscano particolari soluzioni tecniche.

Dal parere della Commissione è emersa l'impossibilità di ridefinire le caratteristiche costruttive delle carrozzine per uso di invalidi così come previsto dallo schema di decreto e la necessità di individuare strumenti alternativi per regolamentarne la circolazione sulle aree pedonali.

Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha pertanto in programma la prossima riconvocazione del tavolo tecnico che ha contribuito alla stesura del citato schema di decreto per identificare la soluzione alle osservazioni espresse dalla Commissione europea.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

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