Strisce blu: multa valida anche senza i parcheggi gratuiti nelle zone “rilevanti”

La Cassazione ha precisato che l'obbligo del Comune di predisporre parcheggi gratuiti non vale nelle zone di particolare rilevanza urbanistica

4 marzo 2016 - 10:00

Strisce blu, ossia sosta a pagamento in città (vedi qui): la Cassazione è stata chiamata a esprimersi ancora sulla questione. Lo ha fatto con sentenza 4130 del 2 marzo 2016. La base di partenza per capire di che si parla è il comma 8 dell'articolo 7 del Codice della Strada, che nella prima parte recita: Qualora il Comune assuma l'esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l'installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta, su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta. 

NON È TUTTO – In quelle prime righe, in sostanza il Codice dice: sì alle strisce blu, se nei dintorni ci sono strisce bianche, o parcheggi gratuiti. Però, dopo, il Codice della Strada aggiunge: tale obbligo (sosta gratuita vicina alla sosta a pagamento) non sussiste per l'area pedonale e per la zona a traffico limitato (ZTL), e in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico. 

DISCORSO COMPLICATO – La faccenda diventa più complicata se, in assenza di area pedonale e di ZTL, i Comuni si aggrappano alla zona di particolare rilevanza urbanistica. Infatti, un automobilista ha fatto ricorso in primo e secondo grado, e poi per Cassazione, proprio per questo motivo: la zona con strisce blu non era, a suo dire, di rilevanza urbanistica. Per il cittadino, il Comune di Trento “avrebbe violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunziato in ordine alle scelte di merito dell'amministrazione comunale posto che l'area di seconda corona in cui ricade via Panini, ben lungi dall'avere le caratteristiche dell'area centrale storica, è addirittura separata da questa dall'area di prima corona centrale”. In secondo grado, il Tribunale di Trento ha statuito che “nel piano urbano dei parcheggi del Comune la zona dove sono state elevate le contravvenzioni è definita area di seconda corona centrale che mantiene ancora caratteristiche di area centrale, interessata da una consistente domanda di sosta, le cui condizioni di traffico giustificano la deroga al principio generale di cui all'articolo 7 comma 8, così riconoscendo la legittimità della scelta discrezionale dell'amministrazione, insuscettibile di sindacato”. La Cassazione conferma: “Il riferimento del ricorso ad area di seconda corona in cui ricade via Panni, non supera la valutazione discrezionale dell'amministrazione ed indirettamente conferma la contiguità che giustifica la deroga”. 

I COMUNI STRAVINCONO IN MODO FACILE – Sentenze scontate, che ribadiscono quanto già sentenziato in passato. Ma c'è un ma. È possibile che nei nostri Comuni ci siano così tante zone di particolare rilevanza urbanistica? E chi stabilisce che lo siano? Magari c'è qualche ente autonomo a determinare la particolare rilevanza urbanistica. Sì, ma in questo caso, chi commissiona all'ente di stabilire se quella zona sia rilevante? Possibile che, “lungi dall'avere le caratteristiche dell'area centrale storica, addirittura separata da questa dall'area di prima corona centrale”, una zona può essere di particolare rilevanza urbanistica? Anche per questi motivi, il Codice della Strada è da riscrivere da cima a fondo (vedi qui): le regole non devono rappresentare appigli giuridici cui i Comuni possano sempre fare riferimento.

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