Statale senza guardrail: Anas innocente per il sinistro mortale

La Cassazione: anche in presenza di una barriera, la velocità dell'auto era tale che sarebbe caduta nella scarpata

30 giugno 2015 - 11:00

In premessa, va detto che ogni sentenza fa storia a sé, riguarda solo il caso specifico preso in esame dalla corte: questa decisione della Cassazione di cui vi andiamo a raccontare non fa eccezione, perché sulla questione sicurezza stradale e guardrail (e buche, e asfalto rovinato), le sentenze sono tante e contraddittorie, con mille variabili che entrano in gioco. Comunque, il gestore della strada statale (l'Anas) non risarcisce i familiari di una vittima, morta dopo essere caduta in una scarpata, su una strada priva di guardrail: se anche ci fosse stata la barriera, questa la tesi della sentenza della Cassazione numero 13187 del 5 marzo 2015, depositata il 26 giugno, il guidatore sarebbe precipitato ugualmente. Perché la velocità era elevata.

COME SONO ANDATE LE COSE – Nel luglio del 1999 D.G., mentre percorreva in auto la Strada statale 36, perse il controllo dei mezzo, uscì di strada e precipitò col proprio veicolo in una scarpata, il cui ciglio si trovava a 50 metri circa dal margine della strada. Nel 2003 i congiunti della vittima convennero dinanzi al tribunale di Lecco l'Anas, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patiti in conseguenza della morte di D.G. La colpa dell'Anas? Non avere installato un guardrail nella zona del sinistro. II Tribunale di Lecco con rigettò la domanda. E i familiari persero anche in secondo grado: la corte d'appello di Milano con sentenza del 2011 sostenne che non vi fosse nesso di causa tra l'omissione ascritta all'Anas, pur ritenuta colposa, e la morte della vittima: quand'anche fosse stato presente un guardrail, non vi era certezza che esso avrebbe evitato l'evento letale.

TERZA SCONFITTA – Ed eccoci al ricorso per Cassazione da parte dei familiari: stessa sorte. Quand'anche l'ente convenuto avesse installato (com'era suo dovere, dicono gli ermellini) la barriera protettiva, questa non sarebbe stata sufficiente a impedire l'evento dannoso. “Si tratta di una motivazione adeguata e non contraddittoria. Stabilire, poi, se la decisione impugnata sia anche corretta nel merito è questione sottratta al perimetro dei poteri di questa Corte”. Non solo: c'è la condanna per i ricorrenti alla rifusione in favore dell'Anas delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di 8.200 euro.

QUANDO È RESPONSABILE – Invece, il gestore risarcisce i danni derivanti dalla cattiva manutenzione della propria strada o autostrada (mancata recinzione di alberi, assenza di guardrail, barriera inadeguata), se, dalla dinamica del sinistro, risulta che c'è una chiara e inequivocabile responsabilità del gestore stesso. E se non c'è il caso fortuito: il gestore deve aver fatto tutto il possibile per evitare che il sinistro avvenisse. Come si intuisce, la questione è delicata e complessa, e ci sono perizie e contro-perizie durante una battaglia legale fra il danneggiato (spesso parliamo di familiari di un defunto in seguito all'incidente) e il gestore.

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