Spintonata? Vigilessa non convince il PM e si becca una denuncia

PER IL pm Isabella Cavallari quella ‘resistenza a pubblico ufficiale’ con tanto anche di lesioni non ci fu. E così le due ‘vigilesse’, appartenenti al corpo della Polizia...

20 ottobre 2008 - 11:05

PER IL pm Isabella Cavallari quella ‘resistenza a pubblico ufficiale’ con tanto anche di lesioni non ci fu. E così le due ‘vigilesse’, appartenenti al corpo della Polizia Municipale di Lugo, si sono ritrovate indagate per una serie di falsi e per calunnia.

Ora le indagini sono concluse e il magistrato ha notificato alle parti il relativo avviso. Dopodiche il pm eserciterà l’azione penale chiedendo al gup la fissazione dell’udienza preliminare per il rinvio a giudizio. E’ la prima volta che accade che, in corso di indagini, una notizia di reato per resistenza a pubblico ufficiale presentata alla Procura dalla polizia giudiziaria si ritorce contro chi l’ha firmata. Qualche volta è emerso che la ‘resistenza’ sia veramente ‘tirata per i capelli’, ma tale realta è sempre emersa in fase di processo. E se la decisione significa che i fatti appaiono alla Procura ben chiari nella loro contrarietà a quanto sostenuto dalle vigilesse, è anche evidente che, pure in questo caso, sarà il processo a chiarire ancora meglio lo snodarsi della vicenda.

Il fatto risale al 24 luglio 2006. Le due agenti di polizia municipale, una di 59 anni e l’altra di 39, quel giorno erano in servizio in centro a Lugo. Davanti a una pasticceria era in sosta, vietata, un’auto la cui conducente era all’interno dell’esercizio artigianale. Le ‘vigilesse’ iniziarono a compilare il verbale di contestazione di violazione del codice della strada direttamente alla conducente nel frattempo uscita dal negozio. A quel punto intervenne il titolare della pasticceria intromettendosi a difesa della cliente. Ne nacque una discussione che le due agenti di Polizia municipale hanno definito «molto tesa». A questo punto occorre rifarsi al passaggio determinante della relazione di servizio presentata dalle due agenti al comandante della Municipale lughese, Elena Fiore, relazione in base alla quale fu poi necessariamente compilata la notizia di reato inviata alla Procura: in sintesi così era formulata. «Mentre veniva compilato il verbale, la persona in oggetto (il titolare della pasticceria ndr) dava una spinta» a una delle vigilesse «facendola sbattere con la schiena contro un pluviale fissato al muro di un edificio». A seguito dell’urto, l’agente andò al pronto soccorso dell’ospedale e fu emesso un referto di lesioni. La relazione era stata sottoscritta da entrambe, nel senso che la collega della vigilessa asseritamente infortunata aveva assunto il ruolo di testimone dell’accaduto. Il titolare della pasticceria, appena appreso di essere indagato per resistenza e lesioni presentò querela nei confronti delle due appartenenti al Corpo di Polizia Municipale. E citò a testimonianza la conducente dell’auto. Il pm Isabella Cavallari fece sentire entrambi e poi convocò anche le due vigilesse per interrogarle nel ruolo di persone, a quel punto, indagate di falso e calunnia. Ognuna delle parti è rimasta ferma nelle proprie dichiarazioni. «Quella persona era agitata, noi non sappiamo se la spinta sia stata data involontariamente, perchè c’era poco spazio, o volontariamente. Sappiamo solo che gli fu contestata subito, ma lui neppure rispose» hanno sostanzialmente sostenuto le due agenti. Il magistrato inquirente, consapevole che si trattava di chiarire una vicenda che di per sè non si presentava di facile soluzione, addirittura adottò una tecnica investigativa che in genere si utilizza per reati molto gravi, cioè dispose le intercettazioini telefoniche delle due agenti e dispose anche l’intercettazione ambientale dei colloqui delle vigilesse e dei due testi durante le pause degli interrogatori. E anche dai colloqui emerge che ognuna delle parti è convinta del proprio racconto. Insomma, nessuno si è ‘tradito’. Il pm ha comunque ritenuto di avere raccolto indizi circa la falsità delle affermazioni delle vigilesse tali da poter sostenere l’accusa in giudizio. Le due indagate sono difese dall’avvocato Giovanni Scudellari. Va da sè che il Comando della Polizia Municipale di Lugo è rimasto fortemente sorpreso dell’epilogo dell’inchiesta e attende con trepidazione la conclusione processuale della vicenda.

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