Segnaletica inadeguata: paga l'Anas

La Cassazione condanna l'Anas: in caso di incidente mortale, se la segnaletica è inadeguata, il gestore paga i danni

4 agosto 2014 - 11:00

In sintesi, dieci anni fa, un automobilista (P.L., un agente della Polstrada) muore in un incidente su una strada gestita dall'Anas, cui i parenti del defunto chiedono il risarcimento; l'Anas risponde picche e si va per vie legali; alla fine, in Cassazione, il gestore perde, perché la segnaletica non era adeguata: sentenza 17039 della terza sezione civile, del 23 aprile 2014, depositata il 28 luglio 2014. Scendendo in dettaglio, i genitori e la sorella della vittima hanno citato in giudizio davanti al Tribunale di Matera la società Axa assicurazioni, l'Anas e società proprietaria di autobus, chiedendone la condanna solidale al risarcimento dei danni subiti in conseguenza del sinistro verificatosi il 1° dicembre 1994, nel quale aveva trovato la morte il loro congiunto. Perché? Semplice: P.L., mentre percorreva, alla guida di una vettura della Polizia, la strada di collegamento statale 106 Ionica, era entrato in collisione frontale con un autobus di proprietà V., che proveniva dall'opposto senso di marcia, assicurato con la Axa assicurazioni. L'incidente, per i parenti della vittima, si è verificato sia per l'eccessiva velocità dell'autobus, sia perché l'Anas non aveva collocato segnali idonei a richiamare l'attenzione dei guidatori sull'esistenza di lavori in corso per il rifacimento della carreggiata e sull'impossibilità di eseguire manovre di sorpasso.

BATTAGLIA DAVANTI AI GIUDICI – Va anche tenuto presente che l'incidente si è verificato qualche decina di metri dopo la confluenza della complanare nel tratto di strada statale a doppia carreggiata, oggetto di allargamento. Ma l'Assicurazione e l'Anas obiettano: la responsabilità è esclusivamente della vittima, per aver compiuto una pericolosa manovra di sorpasso ad alta velocità, invadendo la corsia di marcia dell'autobus. Sostanzialmente, i giudici di primo e secondo grado rigettano la domanda formulata nei confronti dell'Anas e accoglie la domanda proposta nei confronti dei convenuti V. (società di autobus) e Axa. I parenti della vittima non ci stanno e si arriva in Cassazione. Sostengono che erroneamente la Corte di appello ha escluso la responsabilità dell'Anas nella produzione dell'evento mortale, non tenendo conto della presunzione che grava in capo al proprietario, e custode della strada e della relativa inversione dell'onere della prova. L'Anas, per i parenti della vittima, ha violato la previsione dall'articolo 84 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada: se è utilizzato un segnale per indicare un pericolo su un tratto di strada di lunghezza definita e se in tale tratto di strada vi sono inserzioni, il segnale di pencolo deve essere ripetuto dopo ogni inserzione. I giudici di merito, dicono ancora i parenti della vittima, hanno omesso di rilevare la violazione dell'obbligo di apposizione di birilli o coni delineatori sulla mezzeria tra le due corsie transitabili della statale, onde scongiurare totalmente il rischio che le opposte traiettorie degli autoveicoli potessero accidentalmente interferire fra di loro.

PAROLA ALLA CASSAZIONE – I motivi del ricorso per Cassazione sono fondati: “La Corte d'appello – dicono gli ermellini – ha descritto il fatto storico esponendo che P.L. viaggiava alla guida di una vettura della polizia sulla strada statale ionica 106, in direzione Reggio Calabria, e che la strada era interessata dai lavori in corso, per l'allargamento della carreggiata, bitumatura e rifacimento della sede stradale; giunta alla progressiva chilometrica 425 + 900 del Comune di Policoro, l'auto della polizia di Stato è entrata in collisione frontale con l'autobus di proprietà di V.O. ; l'incidente si verificava qualche decina di metri dopo la confluenza della complanare nel tratto di strada statale a doppia carreggiata oggetto di allargamento; la circolazione nel tratto di strada in parola si svolgeva a doppio senso di marcia esclusivamente nella carreggiata di destra direzione Reggio Calabria”. E ancora: in caso di perdurante apertura al pubblico traffico di un'area interessata da lavori in corso, permane l'obbligo di custodia dell'ente pubblico proprietario del tratto stradale, con la conseguenza che è tale ente ad essere tenuto, in via esclusiva, ad apporre adeguata segnaletica stradale, trattandosi di adempimento non riconducibile agli obblighi dell'impresa appaltatrice, in assenza di prova che il comune abbia, nell'ambito del contratto di appalto, trasferito all'impresa l'obbligo di una corretta ed efficace installazione della segnaletica in questione.

OCCHIO AL PRECEDENTE – In un sinistro stradale mortale, nel quale una delle auto aveva imboccato un tratto di strada con divieto d'accesso non idoneamente segnalato, intercettando così l'altro mezzo coinvolto nello scontro, la Cassazione aveva riconosciuto la responsabilità del Comune per non aver provveduto alla segnalazione adeguata della non percorribilità del tratto in questione: sentenza 19129 del 20 settembre 2011. Un precedente che pesa. E che fa perdere l'Anas (non è certo la prima volta che il gestore subisce sconfitte in Cassazione, come si legge anche qui). La sentenza va cassata con rinvio alla Corte d'appello di Potenza in diversa composizione che si atterrà ai principi sopra espressi e provvederà anche alla liquidazione delle spese di Cassazione.

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