Sardara, l'autovelox contestato Il comune travolto dai ricorsi

L'impianto piazzato lungo la provinciale Sardara-San Gavino ha fatto 1200 «vittime». Il giudice di pace ha accolto tutti i ricorsi presentati dagli automobilisti. Stangata per le casse...

9 dicembre 2009 - 10:33

L'impianto piazzato lungo la provinciale Sardara-San Gavino ha fatto 1200 «vittime». Il giudice di pace ha accolto tutti i ricorsi presentati dagli automobilisti. Stangata per le casse comunali. Il parere dell'avvocato. I vigili urbani contro l'annullamento.

Nella guerra all'autovelox delle mille e duecento multe il Comune di Sardara perde una delle battaglie. Il giudice di pace Sergio Loi non solo ha accolto già 150 ricorsi presentati dagli automobilisti che due anni fa avevano contestato le contravvenzioni per eccesso di velocità sulla provinciale Sardara-San Gavino, ma pare intenzionato a seguire la stessa strada per gli altri 100 che dovrà esaminare entro marzo del 2010. Nero su bianco in una nota inviata dall'avvocato del Comune Giuseppe Pisanu al sindaco Giorgio Zucca e al comandante dei vigili urbani Walter Tuveri.

«Dunque», osserva il legale, «sarebbe opportuno un provvedimento di annullamento per i restanti verbali impugnati. Ciò al fine di limitare, per quanto possibile, l'ulteriore aggravio delle spese processuali».

LEGALE E il primo cittadino, che aveva fatto già marcia indietro e vietato l'uso dell'apparecchio elettronico, ora coglie l'invito del legale. Suggerisce al comandante della polizia municipale di verificare se esistono i presupposti per evitare ulteriori costi che, fra spese processuali ed avvocati, si aggirano intorno ai 200 euro a testa. «Quando abbiamo deciso di installare l'apparecchiatura», ricorda il primo cittadino, «l'obiettivo era la sensibilizzazione e la sicurezza stradale. Se poi le modalità non hanno rispettato il codice della strada, ma soprattutto i cittadini sono stati obbligati a mettersi le mani in tasca, mi dispiace».

AUTOMOBILISTI Sarà. Ma vallo a spiegare ai tanti fotografati dall'occhio elettronico che, ignari di tutto, si sono visti recapitare a casa la contestazione. Polemiche, protesta, raccolta di firme, interrogazioni e mozioni della minoranza in Consiglio comunale.

Alla fine 700 hanno pagato, 250 hanno ricorso al giudice di pace di Sanluri, 15 al prefetto di Cagliari, la parte restante tace. E mentre il prefetto ha accolto solo quello di un parlamentare che sulla 131 pigiava l'acceleratore per raggiungere l'aeroporto di Elmas e quindi «per l'adempimento di un suo dovere», il giudice si è comportato diversamente. Quali i motivi?

LISTA Il dispositivo deve essere visibile, così come pure gli agenti che effettuano il servizio, ma ancora di più la contestazione deve essere immediata. Può essere differita a condizione che i tratti di strada interessati siano individuati con decreto prefettizio. E la Sardara- San Gavino non fa parte della lista. Quanto poi agli obblighi di una pubblica amministrazione, il giudice fa notare che «il compito primo deve essere quello di educare al rispetto delle regole, incoraggiando gli automobilisti a mantenere una condotta di guida conforme al codice della strada. In questo caso, invece, si è voluto salvare capra e cavoli: la sicurezza della circolazione ed un guadagno sicuro e ragionevolmente determinato in base alle sanzioni programmabili nel numero».

La prova è nella gestione dello strumento affidata alla Ser.Com, una società privata che «fornendo al Comune le apparecchiature da utilizzare in postazione fissa, nonché le violazioni accertate, ha agito in modo manageriale». Invece, legge alla mano, «tutte le operazioni che concorrono alla formazione dell'atto pubblico devono essere effettuate dagli agenti».

COMANDANTE Ma proprio il comandante della polizia municipale smonta la tesi. «Ci sono- dice- sentenze su sentenze che convalidano la non immediatezza della contestazione. Non credo, dunque, sia possibile annullare le multe. Subiremo un danno economico, cui potremmo anche essere chiamati a dare risposte alla Corte dei Conti. E poi ogni caso è a sé. Mi sorprende che un giudice pronunci il verdetto prima ancora di verificare gli atti. E dire che il prefetto, con le stesse motivazioni, ha respinto i ricorsi. Chi ha ragione? Verificheremo». Intanto gli avvocati si preparano ad inviare le parcelle al Comune. Conti salati. Anche se alla fine a pagare sarà la Ser.Com.

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