Rovigo. Corre dal paziente ricoverato, la Cassazione: “La multa è giusta”

Il medico che deve andare al capezzale di un malato in ospedale non può comunque oltrepassare i limiti di velocità. Queste le conclusioni della seconda sezione della Cassazione civile che ha ...

11 febbraio 2010 - 0:00

Il giudice di pace che aveva annullato la sanzione al medico. Accolto il ricorso presentato dal ministero dell'Interno

Il medico che deve andare al capezzale di un malato in ospedale non può comunque oltrepassare i limiti di velocità. Queste le conclusioni della seconda sezione della Cassazione civile che ha accolto il ricorso del ministero dell'Interno contro una sentenza del giudice di pace che annullava la sanzione a un medico ospedaliero in servizio in Polesine.

Secondo la Suprema Corte, anche la gravità del paziente non giustifica l'infrazione delle norme del codice della strada se quest'ultimo è ricoverato in ospedale, una struttura che viene definita “appositamente organizzata e attrezzata a prescindere dalla presenza del singolo medico curante”. La sentenza conferma orientamenti precedenti della stessa Cassazione che stabiliscono che nemmeno il medico in servizio di reperibilità, che si sta affrettando a raggiungere un'urgenza, può invocare la stato di necessità come giustificazione alla velocità elevata.

La storia, cui la sentenza della Corte mette la parola fine solo ora, in realtà era iniziata nel 2004, quando un medico originario di Viterbo, Z.S., ma che svolgeva la propria attività in un ospedale polesano, era stato multato dalla polizia municipale in autostrada a una velocità di più di 130 km/h. La sua giustificazione, “devo correre da un paziente”, non era servita a nulla. Il professionista, convinto delle proprie ragioni, contro quella sanzione aveva presentato ricorso al giudice di pace. Nel maggio del 2005 il giudice di pace di Viterbo aveva accolto l'opposizione di Z.S. contro la prefettura di Rovigo e aveva annullato la multa perché la violazione era stata commessa da un medico ospedaliero “per recarsi in ospedale per un consulto medico a un paziente, rimasto sconosciuto per giustificabile riservatezza”. A questo punto si è inserito il ricorso avverso del ministero in Cassazione. Ricorso che sollevava “l'insussistenza della scriminante dell'adempimento del dovere”.

Ora il pronunciamento della Suprema Corte: il paziente era già ricoverato e quindi assistito e neppure il fatto che il medico dovesse adempiere un dovere, come dipendente ospedaliero, lo giustifica. “Nessuna norma di legge prevede l'obbligo di infrangere le norme del codice della strada” recita la sentenza. Morale: Z.S. dovrà pagare ora sia la multa che le spese.

 

fonte – gazzettino

 

 

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