Rimborsi chilometrici: niente contributi anche senza scheda analitica

Il datore di lavoro che si avvale dell'esenzione contributiva sui rimborsi chilometrici non deve provarli mediante una dettagliata scheda mensile

27 febbraio 2012 - 11:00

Con la sentenza 2419 del 22 dicembre 2011, depositata il 20 febbraio 2012, la Cassazione interviene sui rimborsi chilometri. La questione su cui s'è espressa verte attorno all'esenzione contributiva per i dipendenti: se non c'è una scheda mensile dettagliata che dimostri i rimborsi, è tutto in regola? Sì, secondo la Corte suprema.

CONTRO L'INPS – La vicenda ha preso piede da una controversia fra un'azienda e l'Inps. Stando all'ente previdenziale, il datore di lavoro che chiede l'applicazione di una normativa di favore (riduzione contributiva, sgravi, esclusione dalla base imponibile) deve dover dimostrare di averne diritto. Tramite la produzione di una documentazione dettagliata e analitica. Di diversa opinione l'azienda, che riteneva sufficiente quanto esibito in sede di verifica (dal 1996 a metà 2001).

NON IN DETTAGLIO – Così, dopo anni di battaglia legale, si arriva in Cassazione. Che però è chiara: per i rimborsi spese sostenuti dal lavoratore, la quantificazione si basa sulle tariffe Aci e va comprovata da idonea documentazione; nessuna disposizione legislativa ha mai voluto gravare, però, il datore di lavoro di un onere della prova, riferito ai rimborsi chilometrici, tanto pressante da obbligarlo a esibire un dettaglio di svolgimento degli stessi. Lo prevedono l'articolo 12 della Legge 153/1969 e il Decreto legislativo 314/1997. Per avvalersi dell'esenzione, non è quindi necessario produrre una scheda mensile analitica che si riferisca a ogni dipendente, con l'indicazione dei viaggi giornalmente compiuti e i chilometri percorsi.

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