Ricambi non originali: vizio occulto contestabile anche dopo tempo

Non si può chiedere all'automobilista di riconoscere da subito una riparazione fatta con pezzi di ricambio non originali, è questione molto tecnica

30 maggio 2012 - 7:00

La Corte d'Appello de L'Aquila, con sentenza depositata il 21 marzo 2012, decide su una vertenza tra un autoriparatore che non era stato pagato e un automobilista che aveva contestato la riparazione non a regola d'arte. Il secondo, dice la Corte, non poteva non pagare nulla, ma aveva il diritto di contestare, anche dopo tre anni, che la riparazione non era stata effettuata a regola d'arte, cioè non erano stati utilizzati ricambi originali. Importante è il ragionamento dei Giudici di secondo grado sulla “decadenza” dal diritto da parte dell'automobilista. L'art. 2226 c.c. infatti, impone al destinatario della prestazione d'opera di denunziare i vizi entro otto giorni dalla scoperta. Ebbene, la scoperta può avvenire anche molto dopo, perchè non è alla portata dell'automobilista il capire che i pezzi di ricambio utilizzati non sono originali, tanto che persino l'esperto nominato dal Giudice di primo grado aveva faticato ad appurarlo. Dunque l'eccezione di decadenza, formulata dall'autoriparatore, è stata respinta.

RIPARAZIONE FATTA MALE VS COMMITTENTE CHE NON PAGA – Sembra uno scontro fra pessime abitudini. Sono noti e diffusi infatti entrambi i comportamenti: il riparatore che risparmia sui pezzi di ricambio e non sconta la differenza al committente e questi che ritira l'auto e non paga il lavoro. Non sempre i due comportamenti sono in contrapposizione. Questo caso ce li presenta invece “a duello”: il riparatore non pagato tenta il recupero giudiziario del credito, il debitore si oppone e ottiene un sostanzioso sconto, e soprattutto ottiene, in primo grado, la vittoria sulle spese. La Corte d'Appello risistema un po' le pedine. Rivaluta il fatto che chi aveva commissionato la riparazione si era semplicemente astenuto dal pagarla, non aveva offerto una cifra inferiore per via dell'utilizzo di pezzi non originali, come invece avrebbe dovuto. Quindi compensa le spese del giudizio di appello, conferma la condanna dell'automobilista a pagare un prezzo ridotto rispetto al conto del riparatore, condannandolo altresì a pagare per intero le spese di giudizio di primo grado.

PRINCIPIO INTERESSANTE SUL VIZIO OCCULTO – Questa pronuncia utilizza un concetto importante, al di là della sostanza della decisione, che bene o male dà torto a tutt'e due, anche se caricando tutte le spese di primo grado sul committente dà un peso decisivo alla condotta di chi non paga il lavoro altrui. Il concetto è che quando si ritira il veicolo dal riparatore, l'automobilista medio non ha l'onere di essere tanto esperto di automobili da poter verificare subito che la riparazione sia fatta regola d'arte. Tanto che talvolta persino il C.T.U., ovvero l'esperto nominato dal Giudice, fatica a effettuare questo tipo di verifiche. La conseguenza di questo ragionamento è che anche se ci si accorge molto tempo dopo di aver riparato il veicolo che la riparazione non era stata fatta bene, si può contestare la riparazione “in economia” al riparatore. La decadenza che prevede che il committente di un lavoro debba esaminare l'opera svolta alla consegna e denunciarne i vizi entro 8 giorni, scatterà solo quando il vizio sarà conoscibile. Il riparatore non può nemmeno dire che siccome sono passati anni i pezzi potrebbero non essere i suoi. Secondo la Corte d'Appello de L'Aquila, deve fornire prova di aver effettuato il lavoro a regola d'arte, non ipotizzare che forse i pezzi non sono quelli da lui utilizzati. Una sentenza davvero interessante per il consumatore automobilista.

di Antonio Benevento

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