RC auto. Chi paga i danni provocati dai mezzi speciali su strada pubblica?

Le SSUU con analitica sentenza risolvono il contrasto: basta che il mezzo sia idoneo a circolare, anche se è una gru in fase operativa

12 maggio 2015 - 12:00

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, massimo interprete delle nostre leggi, ha depositato una sentenza che contiene un ampio e analitico ragionamento sull'operatività della Rc Auto in situazioni particolari, in cui il veicolo non si trovi in fase di marcia. Si tratta della sentenza n. 8620, del 29 aprile 2015. Chiarendo le nozioni di circolazione e di veicolo, ai fini della migliore interpretazione delle norme che stabiliscono l'operatività della garanzia rc auto, la Corte giunge ad estendere la copertura anche ai casi dove permaneva un orientamento differente. In particolare, la vicenda che è sfociata in Cassazione giungendo poi alle Sezioni Unite, riguardava l'operatività della rc auto nel caso di danni cagionati da mezzi speciali in fase operativa/funzionale (precisamente danni causati dal braccio di un'autogru): gli Ermellini stabiliscono che anche in tali casi l'assicuratore rc auto risponde, dovendosi includere nel concetto di circolazione anche la fase statica e nel concetto di veicolo qualunque tipo di veicolo sia idoneo a circolare su strade pubbliche o aree ad esse equiparate, a prescindere dalla funzione che esso stava svolgendo al momento dell'incidente.

L'AUTOGRU E UNA TRAGICA MORTE SUL LAVORO – Il caso che ha originato una lunga e battagliata vertenza giudiziaria è stato un tragico incidente sul lavoro. Un'autogru in movimento ha urtato un cassone incautamente appoggiato sopra un'altra superficie, facendolo cadere su un lavoratore e schiacciandolo. Da qui la battaglia tra INAIL, assicuratore rc auto, e datore di lavoro per chi doveva pagare gli eredi. In particolare ha assunto rilevanza la questione dell'operatività della garanzia rc auto per i casi inerenti i mezzi speciali in fase di lavoro, quale l'autogru del caso in esame. Il ricorso in Cassazione era stato proposto dall'assicuratore rc auto, che non riteneva di dover rispondere dei danni cagionati da un mezzo speciale nello svolgimento di operazioni diverse dalla circolazione. Vista l'importanza della questione e la non univoca interpretazione nei precedenti arresti della Suprema Corte, la sezione incaricata di decidere demandava la questione alle Sezioni Unite. La Corte a Sezioni Unite, dopo aver svolto una complessiva disamina del contrasto giurisprudenziale e dei concetti utili all'interpretazione migliore delle norme, rigetta il ricorso e allarga la copertura della Rc Auto anche ai casi di mezzi speciali che causano danni lavorando da fermi.

IL CONTRASTO: I MEZZI AD USO SPECIALE E LA “CIRCOLAZIONE STATICA” – Per prima cosa gli Ermellini chiariscono i termini del contrasto. Questo riguarda la possibilità di far rientrare nella nozione di “circolazione”, con conseguente copertura della garanzia Rc Auto, la fase in cui i mezzi ad uso speciale non sono in marcia, ma stanno svolgendo le loro specifiche funzioni da fermi. Come nel caso della gru che svolge le sue funzioni in un cantiere. Innanzitutto la Corte chiarisce che la fase di “circolazione” non è incompatibile con la fase di “quiete”, e ciò per consolidata giurisprudenza. Poi distingue due orientamenti differenti: quelli che incentrano la nozione di circolazione sul fatto che un veicolo si trovi su strada di uso pubblico o su area ad essa equiparata, e, in contrasto, quelli che pretendono altresì che al momento dell'evento lesivo il veicolo stesse espletando particolari funzioni connesse alla “circolazione”, intesa evidentemente come circolazione dinamica.

LA CIRCOLAZIONE E LA SUA CARATTERISTICA PRINCIPALE: LA PERICOLOSITA' – A questo punto i Giudici chiariscono che il nodo sotteso alla questione loro demandata è la definizione dei confini della nozione di circolazione, la quale delimiterà a sua volta l'ambito di operatività della copertura per i danni, appunto, da circolazione. Per giungere a tale definizione, la Corte parte dalla ratio legis dell'art. 2054 c.c., che è la norma cardine di tutto il settore. Esso, ricordano gli Ermellini, nasce da una trasposizione di una norma del C.d S. del 1933 e non solo ha stabilito un principio che responsabilizza il conducente per la circolazione dei veicoli, ma ha anche stabilito in generale un principio di responsabilità di chiunque conduca attività pericolose (art. 2050 c.c.). Dall'analisi dell'art. 2054 c.c. i Giudici individuano una volontà del legislatore di stabilire una responsabilità presunta al conducente di un veicolo, proprio in ragione della pericolosità dell'attività che svolge.

LA CIRCOLAZIONE E I SUOI PROTAGONISTI: I VEICOLI – Allo scopo di definire l'ampiezza del concetto di circolazione, è necessario anche chiarire chi, ai fini dell'applicazione dell'art. 2054 c.c., può compiere tale attività, ovvero cosa si intende per veicolo. Sulla scorta delle norme del codice della strada, per veicolo si deve intendere un mezzo dotato di motore che sia “idoneo a circolare” senza guida di rotaie. Evidentemente in questa definizione rientrano appieno anche le macchine operatrici. Ed esse sono quindi veicoli “in circolazione” sia quando sono fermi, perché è assodato che un veicolo può interferire con la circolazione anche da fermo (es. incendiandosi, perché parcheggiato male, perché viene aperta la portiera), e sia in particolare, mentre effettuano operazioni di carico e scarico, perché  esse sono connesse con il momento della circolazione, dato che un mezzo speciale circola per portarsi sul luogo dove effettuare dette operazioni, e dopo averle effettuate, torna a circolare.

IL CONCETTO AMPIO DI CIRCOLAZIONE – Dalle considerazioni riassunte più sopra, più analiticamente svolte nella sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, deriva un concetto ampio di circolazione, entro il quale si devono ricomprendere tutti i veicoli che si trovino su strade ad uso pubblico o su aree ad esse equiparate, sia se siano in movimento, sia se siano fermi, e con riguardo a “tutte le operazioni che il veicolo è destinato a compiere e per le quali esso può circolare nelle strade”. In tale concetto, conclude la Corte, rientra pienamente un'autogru che si trovi su una strada pubblica, o su un'area ad essa equiparata, di cui il conducente stia facendo un suo corrispondente all'utilità della stessa, come spostare cassoni di materiale. Viene così sanato il contrasto giurisprudenziale tra chi focalizzava il luogo dell'evento lesivo, e chi il legame con l'attività di circolazione in senso stretto: attraverso una nozione di circolazione che considera legate alla circolazione tutte le attività svolte dei veicoli destinati a circolare.

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