Proposta di legge per porre il limite del costo delle spese di notifica sui verbali

Esposto - denuncia alla Procura della Repubblica di Lecce del  componente del Dipartimento Nazionale “Tutela del Consumatore”, Giovanni D’AGATA. I costi a carico degli...

21 ottobre 2008 - 18:53

Esposto – denuncia alla Procura della Repubblica di Lecce del  componente del Dipartimento Nazionale “Tutela del Consumatore”, Giovanni D’AGATA. I costi a carico degli automobilisti per la notifica delle multe e  per gli oneri accessori sono a dir poco esorbitanti. Fino a 60,00 €uro di oneri accessori per un verbale notificato. L’on. Pierfelice ZAZZERA, depositerà in Parlamento una proposta di legge che pone un tetto massimo.
Da tempo abbiamo ricevuto segnalazione dell’aumento di un fenomeno in costante espansione relativo al cosiddetto “business” degli oneri accessori delle spese di notifica e di visura dei verbali di accertamento di infrazioni al Codice della Strada, coinciso con la tristemente nota prassi delle multe a raffica con l’ausilio di società appaltatrici.
Un vero e proprio business, dunque, se si pensa che tra spese di notifica, spedizione, visure, stampa ed altri oneri per un verbale di 36,00 €uro si arrivano a richiedere fino ad ulteriori 60,00 €uro, e tutte a carico degli utenti della strada, in virtù delle prescrizioni di legge.
Spese accessorie di difficile interpretazione, anche perché nella gran parte dei casi non vengono riportate analiticamente tutte le voci, destando non pochi sospetti tra i cittadini multati.
Ciò che emerge con lampante evidenza dalla nostra analisi, è che i costi richiesti variano da Comando a Comando di Polizia Municipale, mentre i tariffari postali e quelli degli atti giudiziari sono fissati per l’intero territorio nazionale.
A tali prassi, a dir poco illegittime, ma senz’altro poco trasparenti dev’essere data immediata chiarezza anche perché a livello nazionale la normativa appare carente in virtù dell’assenza di direttive univoche che stabiliscano, quantomeno, un tetto massimo per gli oneri accessori.
Per questi motivi, il componente del Dipartimento Nazionale “Tutela del Consumatore”, Giovanni D’AGATA nella giornata odierna ha depositato presso la Procura della Repubblica di Lecce un esposto-denuncia, affinché sia verificata la sussistenza di eventuali reati e col precipuo scopo che sia restituita trasparenza e correttezza dell’agire amministrativo degli Enti Locali anche nella fase di notifica delle sanzioni amministrative.
L’on. Piefelice ZAZZERA, di IDV, intanto, sta provvedendo a depositare in Parlamento, una proposta di legge che obbligherà le P.A. ad un tetto massimo dei costi accessori.


PROCURA DELLA REPUBBLICA
DI LECCE
Esposto – Denuncia
Giovanni D‘AGATA, nato a Lecce il 21/08/1956 ed ivi residente alla via Belluno n. 11  nella sua qualità di componente del Dipartimento Tutela Del Consumatore del Partito “Italia dei Valori”, da tempo ha ricevuto segnalazioni di un fenomeno in costante espansione relativo al cosiddetto “business” dei costi accessori delle spese di notifica e visura dei verbali di accertamento di infrazioni al Codice della Strada.
Stupisce, infatti, che molto spesso gli Enti Locali, o le società appaltatrici delegate alla cartolarizzazione e postalizzazione dei verbali, addebitino al destinatario importi che in alcuni casi sono stati quantificati fino ad €. 60,00, adducendo quale generica causale spese procedurali consistenti nellla visura, stampa e notifica.
Orbene, nel nostro paese abbiamo da sempre una attività dei Servizi di Riscossione disciplinata da leggi dello Stato, che a parere di chi scrive, potrebbero essere disattese comportando una riscossione indebita di denaro a carico dei cittadini, anche in virtù della scarsa trasparenza con cui vengono motivati gli addebiti.
Lo scopo e il risultato di questa riscossione potrebbe essere un illegittimo lucro da parte degli Enti locali, in particolare i Comuni, principali beneficiari delle sanzioni amministrative ed in primis di quelle al Codice della Strada, che è reso possibile sia dal difficile ed oneroso controllo dei competenti organi dello Stato (ad esempio Magistratura ordinaria, Corte dei Conti e Guardia di Finanza), ma soprattutto dall’acquiescenza dei cittadini spesso rinunciatari a qualsiasi forma di ricorso o denuncia.

L’ipotesi che si segnala potrebbe costituire un grave illecito economico perché la notifica del titolo di credito può avvenire mediante raccomandata o con messo notificatore per l’acquisizione della firma del debitore; attività disciplinata da stringenti norme di legge, che di certo non implicano un notevole dispendio economico.
La notifica è un atto dovuto dell’Ente creditore che può gravare sul cittadino solo nella corretta misura stabilita dai tariffari postali e per gli atti giudiziari.

È un illecito economico perché nei verbali di contestazione viene omessa l’indicazione delle leggi che devono essere rispettate per la riscossione, nonché il riferimento analitico delle singole voci che compongono l’importo da riscuotere. Ciò costituisce violazione della legge sulla trasparenza amministrativa e nel caso di violazione potrebbe comportare l’integrazione di un indebito arricchimento per il percettore, atteso che l’ Ente pratica una incomprensibile maggiorazione della somma intimata richiedendo in alcuni casi, che di seguito si riportano a titolo esemplificativo, fino a €. 60,00 per spese postali di notifica a fronte dei costi effettivo stabilita dai tariffari postali e per gli atti giudiziari e ulteriori importi per spese di accertamento e visura non meglio precisate.

Non si comprende, inoltre, come mai comuni come quello di Gallipoli richiedano importi che mediamente ammontano ad € 5,60, mentre risulterebbe che quello di Lecce, in gran parte dei casi richiederebbe importi pari ad € 15,00 ed oltre.

È facile immaginare come la moltiplicazione di tali somme di denaro per le migliaia di riscossioni eseguite rappresenti fonte di finanziamento dei bilanci di questi Enti, dei Comuni in primis e delle società appaltatrici che curano la cartolarizzazione e posterizzazione, che potrebbe costituire un parasistema di fiscalità locale fuori dal quadro normativo costituzionale.

Sembra, dunque, che i Servizi di Riscossione iscrivono nelle voci di passivo spese di notifica e di accertamento delle quali non si ha l’assoluta certezza che siano state effettivamente sostenute, da ciò potendone derivare un colossale falso in bilancio fin qui mai indagato.
L’ardua risposta spetta alla Magistratura competente, cui ci si affida per ogni altro dovuto accertamento in ordine alla responsabilità della P.A. e alle violazioni di legge risultanti dai fatti esposti.
Giovanni D’AGATA

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