Pedoni imprudenti: la Cassazione chiarisce le responsabilità dei conducenti

La Cassazione interviene su un tragico caso di investimento di pedoni imprudenti e chiarisce i contorni applicativi della normativa

9 giugno 2017 - 10:54

Con una pronuncia-trattato in tema di responsabilità nell'investimento dei pedoni, la n. 25552, depositata il 23 maggio 2017, la Corte di Cassazione fornisce una sorta di “stato dell'arte” nell'interpretazione dell'art. art. 141 C.d.S., con riferimento ai pedoni, ma anche più in generale. Il caso oggetto della pronuncia è davvero penoso: investimento di mamma e figlioletto di 5 anni, che attraversavano una via a scorrimento veloce, con morte dei due e del bambino che la madre portava in grembo. In primo grado e in appello il conducente del veicolo viene condannato, sia per il plurimo omicidio colposo, sia per la procurata interruzione di gravidanza. Gli Ermellini, pur ribadendo che l'interpretazione degli elementi di prova e la ricostruzione della dinamica dell'incidente non può essere oggetto del giudizio di legittimità, nondimeno chiariscono quale sia la giurisprudenza dominante in tema di colpa per non aver adeguato la velocità alle circostanze del luogo e del traffico, come invece impone l'art. 141 C.d.S..

L'ATTRAVERSAMENTO IMPRUDENTE, L'ECCESSO DI VELOCITA', LA TRAGEDIA Mamma e figlio stavano attraversando un vialone cittadino a Milano, vicino a una stazione della metropolitana, di quelli per cui esiste il sottopassaggio proprio per dissuadere i pedoni dall'arrischiarsi ad attraversare la carreggiata. Di quelli in cui le auto sfrecciano come sulle tangenziali, anche perchè somigliano di fatto a tangenziali, essendo larghi e con le carreggiate divise dai new jersey. E infatti l'automobilista poi condannato stava viaggiando a una velocità superiore ai 100 km/h, e di sicuro non immaginava minimamente di potersi trovare due pedoni davanti all'improvviso. I corpi sbalzati a molti metri, i traumi ossei e organici multipli, e il decesso, sono stati il destino comune e ineluttabile di quella mamma e del suo bambino. Dopo la condanna, la difesa dell'investitore prova l'ultima carta: non è stato provato che se la velocità fosse stata inferiore l'incidente sarebbe stato evitabile. La Corte non ritiene di poter tornare sulla dinamica, ma dà ampie indicazioni sull'applicazione delle norme di riferimento.

IL PRINCIPIO DI AFFIDAMENTO E IL LIMITE DELLA PREVEDIBILITA' Dopo aver chiarito che, salvo le questioni inerenti il calcolo delle attenuanti e l'accusa di procurato aborto, per il resto la sentenza della Corte d'Appello non poteva essere censurata su elementi relativi alla dinamica e all'eziologia dell'incidente, gli Ermellini si dilungano in una disamina di un principio molto citato (forse troppo), in materia di codice della strada: il principio dell'affidamento. Si tratta di quel principio per cui ogni conducente può legittimamente affidarsi alla supposta correttezza degli altri utenti della strada. Se ciascuno degli utenti volesse accertarsi scrupolosamente delle intenzioni degli altri ad ogni incrocio, ad ogni semaforo, o passo carrabile e così via, si produrrebbe la paralisi. Tuttavia, il principio dell'affidamento trova temperamento nella prevedibilità delle violazioni altrui. Per esempio in una zona molto affollata non potrò invocare il principio dell'affidamento per giustificare di non aver visto un pedone attraversare fuori dalle strisce. Gli Ermellini chiariscono anche che la giurisprudenza è andata via via a restringere l'operatività del principio dell'affidamento, fino a sostenere che “la fiducia di un conducente nel fatto che altri si attengano alle prescrizioni del legislatore, se mal riposta, costituisce essa stessa condotta negligente”. Gli articoli del C.d.S. che impongono la prudenza, come appunto il 141, ma anche il 145 (attraversamento degli incroci) e il 191 (comportamento nei confronti dei pedoni), hanno una portata così vasta, dal ricomprendere nel loro interno anche l'obbligo di prevedere, ove possibile, le imprudenze altrui. Nel caso di specie, nessuna censura potrebbe comunque essere mossa alla sentenza della Corte d'Appello, perchè è plausibile che vicino a una fermata della metropolitana, in una strada male illuminata, possa verificarsi di non vedere dei pedoni che attraversano. Quindi sulla responsabilità dell'incidente, la sentenza viene confermata.

LA RESPONSABILITÀ NEGLI INCIDENTI TRA NORME E REALTA' La circolazione stradale per un giurista è come un laboratorio dove il diritto agisce più intensamente che nel resto della realtà. I micro conflitti che si creano al volante sono tantissimi e dunque tantissime sono le astratte applicazioni delle norme scritte per dirimerli, sia in fase preventiva, che dopo che è avvenuto un incidente. La pericolosità insita nella circolazione stradale assume particolare rilievo con riferimento agli utenti deboli, primi fra tutti, i pedoni. SicurAUTO.it, se ne era già occupato più volte, sia con riferimento al generale comportamento verso i pedoni degli automobilisti (per approfondire leggi qui), sia con riferimento all'applicazione del principio dell'affidamento e dell'art. 141 C.d.S. (articolo recentissimo, per approfondire leggi qui). L'art. 141 C.d.S., appartiene al novero delle norme più generali, che possono trovare applicazione in qualunque fattispecie di incidente stradale. Dire che “ciascuno deve regolare la velocità”, è come dire “andate piano”, genericamente. Sorge dunque la necessità di fissare dei principi applicativi, altrimenti si rischia che l'art. 141 C.d.S. diventi una specie di arma impropria che cambia le sorti di qualsiasi incidente stradale. Quante volte, se da una parte c'è una violazione gravissima (es. uscita dallo stop senza dare precedenza), dall'altra c'è un eccesso di velocità, che non è possibile provare agevolmente? In teoria si potrebbe multare per violazione del 141 quasi ogni veicolo coinvolto in un incidente, ad eccezione di quelli in sosta, o tamponati in fermata. Bisogna però calibrare i contrapposti interessi, fluidità della circolazione, e sicurezza stradale primi fra tutti. E questo quello che cerca di fare la Suprema Corte, quando dice che alla guida non possiamo restare piatti sulle norme, nemmeno quando ci sono favorevoli, ma dobbiamo tener conto di tutte quelle eventualità possibili durante la guida. Solo quando davvero ci troveremo davanti a qualcosa di totalmente imprevedibile, potremo invocare il principio di affidamento.

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