Pedone investito: anche i nipoti vanno risarciti

La sentenza riconosce la sofferenza dei nipoti per la morte del parente. Per la Cassazione, il parente era un sostegno morale

14 ottobre 2015 - 9:00

Perde l'investitore, che ha causato il sinistro mortale, vincono i parenti della vittima, deceduta in un incidente stradale: è il verdetto della Cassazione, sentenza 40717 del 9 ottobre 2015. Infatti, secondo gli ermellini, il risarcimento per danno morale (danno per sofferenza psichica, quindi difficilmente quantificabile) va anche ai parenti non conviventi e non legittimi eredi della persona investita in un sinistro stradale, e morta. Purché i parenti abbiano avuto, con la persona deceduta, un rapporto talmente stretto che quella scomparsa significhi per loro la perdita di un valido sostegno sul piano affettivo.

CHE TIPO DI DANNO – Il danno morale, più precisamente, è rappresentato dalle sofferenze psichiche, dalle ansie e dal patema d'animo conseguenti alle lesioni subiti. Insomma, un ingiusto turbamento dello stato d'animo del danneggiato in conseguenza dell'illecito. Si ha infatti diritto al danno morale solo se le lesioni subite siano la conseguenza di un fatto illecito di rilevanza penale e la responsabilità dell'autore materiale del fatto sia provata.

PAROLA AI GIUDICI – Per la Cassazione, la risarcibilità dei danni morali per la morte di un congiunto causata da atto illecito penale richiede, oltre all'esistenza del rapporto di parentela, il concorso di ulteriori circostanze tali da far ritenere che la morte del familiare abbia comportato la perdita di un effettivo valido sostegno morale. Deve tuttavia considerarsi come il legislatore non abbia inteso estendere la tutela ad un numero, a volte indeterminato, di persone le quali, pur avendo perduto un affetto non hanno una posizione qualificata perché venga in considerazione la perdita di un sostegno morale concreto. Si rende pertanto necessario, oltre il vincolo di stretta parentela, un presupposto che riveli la perdita appunto di un valido e concreto sostegno morale. 

RICORSO RESPINTO – Così, la Cassazione ha respinto il ricorso di un automobilista responsabile dell'investimento di un pedone che, a seguito dell'incidente, è deceduto. Tra le doglianze dell'imputato quella di essere stato condannato al risarcimento nei confronti della parte civile costituitasi che, a suo giudizio, non era affatto legittimata ad avanzare richieste per danno morale. Secondo gli ermellini, i prossimi congiunti della vittima, indipendentemente dalla loro qualità di eredi, sono legittimati ad agire per il ristoro dei danni morali sofferti a causa della morte del congiunto, a nulla rilevando la convivenza o meno con la vittima, in presenza di vincolo di sangue che risente, sul piano affettivo, della morte, ancorché colposa, del congiunto.

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