Passi con il rosso ma l'altro correva? Paghi lo stesso

La Cassazione rigetta il ricorso: rimane totalmente responsabile dell'incidente chi passava col rosso, anche se l'altro andava a 100/150 km/h in città

14 aprile 2014 - 15:30

Una pronuncia interessante, non tanto per quello che dice la Suprema Corte, che in sostanza conferma la sentenza d'appello, ma proprio per il contenuto della pronuncia dei Giudici di secondo grado, che mandano esente da responsabilità un motociclista che, in base alle tracce di frenata, viaggiava in una strada urbana a una velocità di circa 100/150 km/h. Così, con la sentenza n.6200/2014, la III sezione civile della Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'altro automobilista, che, colpevole di essere passato con il rosso, pretendeva però il concorso di colpa, ai sensi dell'art. 2054 c.c..

ROSSO O VERDE? GUERRA DI TESTIMONIANZE – Come accade spesso in questi casi, le versioni su chi passava con il rosso e chi con il verde, sono contrastanti. Nei giudizi di merito infatti erano stati prodotti diversi testimoni che avevano dato versioni opposte. Evidentemente l'automobilista, che ha travolto il motociclista, aveva i testimoni meno convincenti, se nei primi due gradi di giudizio è uscito sconfitto, perchè riconosciuto autore del passaggio con il rosso. Non domo, dopo aver perso i primi due gradi di giudizio l'automobilista condannato al risarcimento ha proposto ricorso per Cassazione. Gli Ermellini rigettano i motivi inerenti i testimoni, perchè le valutazioni “di merito” effettuate dalla Corte d'Appello sono insindacabili “in sede di legittimità”.

46 METRI DI FRENATA – Si sa, chi passa con il rosso ha torto, c'è poco da discutere. Però, se si può immaginare un caso in cui francamente sembra difficile attribuire tutta la responsabilità a chi ha ignorato il semaforo, si dovrebbe immaginare così. Il caso è questo: un motociclista transita con il verde e viene travolto da un'auto passata col rosso. Facile, sembra. Ma il primo aveva lasciato 46 metri di frenata, tradotti, secondo quanto riporta la sentenza degli Ermellini, in una velocità pari a 100/150 km/h. Persino la polizia locale, intervenuta sul posto, aveva dovuto sanzionare il motociclista per violazione dell'Articolo 141 (Velocità) del Codice della Strada, che impone di tenere una velocità tale che sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose. Eppure sia il Giudice di primo grado che la Corte d'Appello non hanno ritenuto che la velocità, invero elevatissima, considerando che si tratta di strade urbane, potesse incidere sulla causazione del sinistro. I Giudici di Piazza Cavour, in verità, non entrano nel dettaglio, ma riconoscono sufficiente rigore logico alla motivazione della sentenza d'appello, che aveva appunto stabilito che della velocità del centauro che passava con il verde non si dovesse tener conto.

AL DI LA' DELL'ESITO DEL GIUDIZIO, E' MANCATA LA MINIMA PRUDENZA – La responsabilità, negli incidenti stradali, sia dal punto di vista penale che civile, va riconosciuta tenendo conto di ogni circostanza, di ogni dettaglio. Non è questa la sede per approfondire una vicenda giudiziaria, soprattutto perchè non se ne conoscono tutte le carte. Tuttavia, i dati che emergono dalla pronuncia della Suprema Corte una cosa la dicono, e molto chiaramente: se si scontrano un motociclista che va a oltre 100 km all'ora in città e un automobilista passa con il rosso, si incrociano i destini di due persone che ignorano quale sia il concetto di prudenza. E l'esito, il drammatico scontro, appare più come un prodotto dell'incoscienza che come “fatalità”.

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