Parcheggio interscambio: auto rubata? Gestore non paga

La Cassazione: il gestore del parcheggio d'interscambio non non è responsabile in caso di furto

6 giugno 2013 - 8:00

Se l'auto è rubata dal parcheggio di interscambio, il gestore non risulta tenuto a risarcire il proprietario. Così dice la sentenza 14067/13 della terza sezione civile della Cassazione del 10 maggio 2013, depositata il 4 giugno, che si inserisce in una giurisprudenza abbastanza controversa.

ANCHE CON LE TELECAMERE – Il fatto che nel parcheggio d'interscambio ci siano sbarre e telecamere interne non autorizza a ritenere che si tratti di un posteggio custodito, e non dà diritto al risarcimento se la macchina sparisce. Così, il gestore del posteggio non è responsabile del furto dell'auto in sosta nel parcheggio del Comune. Tutto nasce sette anni fa, quando l'auto da 40.000 euro parcheggiata in un luogo di sosta di “corrispondenza”, vicino a una fermata della metropolitana di Milano, viene rubata.

DUE ROUND LEGALI – Prende piede una battaglia legale, che vede in primo grado il proprietario dell'auto soccombere: i giudici sostengono che non ci sia l'obbligo di custodia, e non riconoscono il diritto al risarcimento all'automobilista. Alla base del contratto c'è solo la facoltà di usufruire dello spazio di sosta, non la custodia della vettura. La Corte d'appello di Milano ribalta il verdetto: il contratto atipico di parcheggio prevede, oltre allo spazio per il posteggio, anche la custodia del veicolo. Per i giudici, le condizioni generali del contratto del gestore del parcheggio che escludono l'obbligo di custodia sono irrilevanti, perché la clausola può sfuggire all'attenzione dell'utente, considerato il modo rapido con cui si conclude il contratto. Insomma, l'automobilista, che usufruisce del servizio in fretta, non ha neppure il tempo per comprendere alla lettera ogni singolo cavillo del contratto fra gestore del parcheggio e guidatore. Secondo la Corte d'appello, l'area adibita a sosta presentava “tutte le caratteristiche dell'autorimessa, trattandosi di un parcheggio multipiano fornito di sbarre sia all'entrata che all'uscita e dotato di telecamere interne”.

LA CHIAVE È IL CARTELLO – Ma la Cassazione dà ragione al gestore del parcheggio, rifacendosi all'interpretazione delle Sezioni Unite. L'istituzione da parte dei Comuni di aree di sosta a pagamento non comporta 'obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l'avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto. Ossia: se c'è il cartello ben chiaro, l'automobilista non potrà poi accampare diritti in caso di furto. Il motivo? Per gli ermellini, “l'esclusione attiene all'oggetto dell'offerta al pubblico e l'univoca qualificazione contrattuale del servizio non consente, al fine di costituire l'obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell'affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, a esempio, l'adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all'organizzazione della sosta”. Quindi, colpa del proprietario distratto: la morale è che dovete fare la massima attenzione ai cartelli all'ingresso.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

IIHS, Alcol e Marijuana: il 33% si mette al volante subito dopo il mix

Multe stradali: nel 2023 l’importo aumenterà di oltre il 10%

Cinture di sicurezza sui camion: il 17% non le usa in Europa